Recensione L'innocenza di Clara

La pericolosa implosione della realtà di provincia secondo Toni D'Angelo

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Nella fredda e isolata cornice della Lunigiana (un borgo d'alta montagna ai confini fra Toscana e Liguria), vivono Maurizio e Giovanni, legati da una solida e longeva amicizia che va avanti da una vita ed è consolidata nella condivisa passione per la caccia. Giunta al giro di boa dei quaranta, la loro esistenza scorre tranquilla nella solitaria routine del luogo, e se Maurizio (Alberto Gimignani) ha speso una vita di risparmi per una bianchissima cava di marmo, Giovanni ha fatto invece di quel marmo un'attività più silente, dedicandosi a tempo pieno all'arte dello scolpire, rintanato quasi sempre nella sua casa assieme alla moglie Luisa e alla ribelle figlia Angela, ostile a quel mondo di apparenti geometrie. Un freddo che dalla materia marmorea che contraddistingue il luogo si è trasferito, nel tempo, anche sulle vite di questi due uomini/amici, perennemente confinati in una sorta di isolamento logistico ed emotivo. Ed è proprio in questa atmosfera di implosione esistenziale che l'arrivo di Clara (Chiara Conti) e della sua esuberante femminilità (sottolineata tanto dalle movenze feline quanto dall'abbigliamento esotico e per nulla congeniale al luogo) porterà scompiglio nel piccolo nucleo amicale, scatenando una vera e propria guerra fredda dei sentimenti. Una guerra che spezzerà la ciclica monotonia del luogo ma anche il sottile equilibrio dei rapporti, che crollerà sotto il lento ma pressante disgelo delle emozioni, da lì in poi sempre più impetuose e meno controllabili.

Clara e gli altri

Dopo il lungometraggio Una notte (2007) e il documentario Poeti (2009) il figlio d'arte Toni D'Angelo si cimenta con un noir dettato dalle atmosfere più che dai tempi narrativi e che ruota tutt'intorno alla figura della classica femme fatale, il cui potere seduttivo è sempre pericolosamente prossimo a quello inarrestabile della morte. Eppure, la figura di Clara rimarrà, lungo gli 80 minuti di film, una fisionomia capace di agitare gli animi ma mai in grado di diventare reale. Una sorta di fantasma piombato all'improvviso e sospeso sul gorgo esistenziale costituito dalle vite di Maurizio e Giovanni che stenta a lasciare la sua consistenza eterea per farsi donna. Questo perché il film di D'Angelo, attentamente ricostruito nel suo gioco di atmosfere, non conferisce alla donna fatale lo spessore che si conviene nella creazione di un ‘fil noir' che trasformi l'attesa in sospensione attiva verso un qualcosa realmente capace di destabilizzare. E invece la (presunta) innocenza di Clara è essa stessa una condizione aleatoria della protagonista (una brava ma non incisiva Chiara Conti) che non svela nessun altarino mai, se non quello di una noia capace di fagocitare amicizie e vite senza batter ciglio, una noia colmata solo dalle pulsioni emotive e sessuali (invero mai troppo argomentate). Sostanzialmente privo di una spessa grana emotiva, il film di D'Angelo si muove dunque troppo stancamente e senza coinvolgere mai realmente lo spettatore, mentre la storia si riduce a una inebriante lei (Clara) che si ciondola in casa annoiata, mentre di fuori gli uomini si danno la caccia per averla, o avere se non altro quell'effluvio di novità che da lei si sprigiona. Una facile simmetria che ricollega l'uomo (presunto cacciatore) alla donna (presunta preda), entrambi privati della loro preziosa razionalità e affogati in un istinto amplificato dall'isolamento della periferia. Si tratta di un'immagine di donna ben lontana dalle intenzioni criminali della sua esistenza ma, piuttosto, passivamente adagiata su una ostile incapacità di conformarsi alle proprie scelte. Poteva venirne fuori qualcosa in più, se pensiamo che perfino le storie che quotidianamente ci giungono dalle cronache locali si prestano  a una maggiore stratificazione di significati.

Linnocenza di Clara Toni D’Angelo con la sua opera seconda (L’innocenza di Clara - presentato al Courmayeur Noir in Festival) tenta la via del noir. Pur lastricata di buoni intenzioni (buona la rarefazione delle atmosfere e le prove attoriali) la strada verso il noir sfuma ben presto in un grigio ben più asettico. Infatti, totalmente condensato attorno a una figura di donna fisicamente esuberante ed emotivamente impalpabile e a una coppia di uomini caricati (come si suol dire) a pallettoni, L’innocenza di Clara si dimostra infine troppo inconsistente sia come noir sia come pseudo-dramma di matrice esistenziale sul potere fatale delle vite di provincia (una condizione senz’altro meglio inquadrata e raccontata nel recente Padroni di casa di Edoardo Gabriellini).

5

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