Recensione L'Evocazione - The Conjuring

Il terrore d'altri tempi di James Wan

recensione L'Evocazione - The Conjuring
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Sono trascorsi soltanto tre anni da quando il cineasta di origini malesi James Wan - ovvero colui che diresse quel Saw - L'enigmista (2004) che ha provveduto a far nascere la fortunata serie cui si deve il successo riscosso dal sadico sottogenere dell'horror meglio conosciuto come torture porn - ha firmato Insidious (2010), mix di dramma familiare e ghost story incentrato su due coniugi alle prese con lo stato comatoso in cui cadeva uno dei loro piccoli figli dopo essersi trasferiti in una villetta di periferia, dove non esitavano a verificarsi strani fenomeni.
Mix di dramma familiare e ghost story non disprezzabile e che il regista dichiarò di aver realizzato ispirandosi a classici e cult del calibro di Suspense (1961) di Jack Clayton e Carnival of souls (1962) di Herk Harvey, pur ottenendo un'operazione che, in realtà, presentava diversi punti in comune con titoli come Nightmare - Nuovo incubo (1994) di Wes Craven, Poltergeist - Demoniache presenze (1982) di Tobe Hooper e i primi due capitoli della prolifica saga fantasmagorica iniziata tramite Amityville horror (1979) di Stuart Rosenberg.
Quell'Amityville horror che, oggetto anche di un remake datato 2005 per mano di Andrew Douglas, si è detto per molto tempo essere ispirato a fatti realmente accaduti.

Vera come storia o... Farmiga?

Come pare essere ispirato a fatti realmente accaduti anche questo L'evocazione - The conjuring, attraverso cui Wan torna ad esplorare una tipologia di vicenda dell'orrore piuttosto vicina a quella raccontata nella sua precedente fatica, dalla quale recupera anche il protagonista Patrick Wilson.
Infatti, lì padre disperato, l'interprete di Young adult (2011) viene qui calato nei panni dell'investigatore del paranormale di fama mondiale Ed Warren, affiancato dalla compagna Lorraine Warren, ovvero la Vera Farmiga candidata al premio Oscar per Tra le nuvole (2009): due demonologhi che, chiamati ad aiutare una famiglia terrorizzata da una presenza maligna che sembrerebbe nascondersi all'interno della isolata fattoria in cui vive, non solo si vedono costretti ad affrontare la potente entità demoniaca, ma capiscono anche di essere stati coinvolti nel caso più terrificante della loro vita.

I segni del male

Caso che Wan, su sceneggiatura di Chad e Carey W. Hayes, responsabili degli script de La maschera di cera (2005) e I segni del male (2007), costruisce facendosi supportare in maniera decisamente efficace dal notevole lavoro scenografico, al quale giova non poco l'ottima fotografia a firma del fido John R. Leonetti.
Una fotografia che conferisce inevitabilmente all'insieme il look di una pellicola demoniaca risalente agli anni Settanta; man mano che il sempreverde utilizzo del sonoro finalizzato a far balzare lo spettatore dalla poltrona provvede a rafforzare apparizioni spettrali che, una volta tanto, fanno veramente paura.
E sono proprio queste ultime a rientrare tra gli ingredienti vincenti dell'elaborato, sapientemente gestito in maniera tale che il suo lento evolversi non manchi mai di tensione; mentre sedie a dondolo e bambole dai connotati di clown arricchiscono il campionario di inquietante oggettistica destinata a regalare al pubblico quasi l'impressione di trovarsi in una di quelle vecchie case degli orrori dei luna park di tanti anni fa.
Senza dimenticare di tirare in ballo un esorcismo e persone trascinate per terra e violentemente scaraventate da una parte all'altra dello schermo da forze invisibili, al servizio di una coinvolgentissima operazione che, senza dubbio, conferma il creatore del boogeyman Jigsaw tra i pochi maestri cinematografici del genere d'inizio terzo millennio.

L'Evocazione - The Conjuring Il nome di James Wan non risulta certo nuovo agli irriducibili seguaci degli orrori su celluloide. Il cineasta di origini malesi, infatti, la cui filmografia include il riuscito Death sentence (2007) con Kevin Bacon, tratto dallo stesso romanzo che ispirò Il giustiziere della notte (1974), altro non è che colui cui dobbiamo quel Saw - L’enigmista (2004) che ha dato il via alla popolare saga incentrata sul tanto moralista quanto sadico serial killer Jigsaw. Come dimostrato tramite lavori quali Dead silence (2007) e Insidious (2010), però, più che per la violenza estrema Wan sembra essere particolarmente portato per l’horror infarcito di cupe atmosfere tipiche delle storie di fantasmi di molti anni fa. A testimoniarlo ulteriormente, infatti, provvede anche questa sua nuova vicenda infarcita di demoniache presenze che, dal sapore fortemente anni Settanta, sguazza tra esorcismi, spaventose apparizioni spettrali e inquietanti bambole. Riuscendo nella sempre più difficile impresa di terrorizzare lo spettatore, mentre tende a ricordare che il nostro destino dipende da chi scegliamo di seguire.

7

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