Recensione L'era glaciale 4: Continenti alla deriva

Lo scoiattolo preistorico e la deriva dei continenti

Articolo a cura di
Alessandra De Tommasi Alessandra De Tommasi ha avuto il colpo di fulmine per la scrittura quando ha ricevuto in regalo una macchina da scrivere gialla giocattolo, ma funzionante, alla tenera età di 4 anni. L'argomento preferito? I telefilm, a cui ha dedicato (oltre a svariate notti insonni) la tesi di laurea e il saggio per diventare giornalista professionista. In due parole: serial addicted! Se volete, potete seguirla su Twitter!

Chi credeva che la versione innamorata di Scrat sia stato l’apice del divertimento del franchise di Ice Age deve ricredersi. La saga (infinita) della sua ghianda combina-guai domina la scena anche ne L’era glaciale 4 - continenti alla deriva, presentato in anteprima al 42° Giffoni Film Festival e in arrivo nelle sale il 28 settembre per 20th Century Fox, anche in 3D.
Senza dire una parola, come vuole la tradizione ormai da un decennio, Scrat genera una serie di disastri in grado di sconvolgere le vite dei protagonisti, il mammuth Manny e la compagna Ellie (con le voci di Filippo Timi e Roberta Lanfranchi), il bradipo Sid (doppiato da Claudio Bisio), la tigre Diego (Pino Insegno) e gli opossum Eddie e Crash (Lee Ryan e Francesco Pezzulli). Tutti loro si ritrovano ad una svolta del tutto inattesa e decisamente avventurosa. Basti pensare ad un’intera ciurma di pirati senza scrupoli guidata da Capitan Sbudella (Francesco Pannofino) in giro per i ghiacciai per avere una vaga idea delle avventure che i personaggi si troveranno ad affrontare quando il destino li divide.
New entry, graditi ritorni e sensazionali colpi di scena infarciscono una pellicola che rasenta la perfezione e si conferma come uno dei film d’animazione più spettacolari del 2012. Un colpo di fulmine, il quarto di fila, che riconferma l’Era Glaciale come un vero e proprio gioiellino da non perdere.

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E venne la deriva

L’unica deriva a cui si assiste nella pellicola è invero quella dei continenti, per il resto la storia procede a gonfie vele, anche fuor di metafora, visto gli incontri pirateschi che i personaggi faranno durante questa nuova avventura.
La grande novità di questo capitolo riguarda le dinamiche familiari dei protagonisti. Manny deve fare i conti con la figlia adolescente Pesca (con la voce di Isabelle Adriani), irrequieta, indipendente e testarda. Come tutte le teenager disobbedisce alle regole, diventa una calamita per i guai (e per i maschietti sbagliati) e finisce per rovinare i rapporti più importanti inanellando errori su errori.

A sorpresa, anche Sid si ritrova faccia a faccia con i genitori che lo hanno abbandonato: capiremo molto di più di lui dopo aver dato un’occhiata alla sua Nonnina, un’arzilla svitata da non perdere di vista. Persino Diego abbandona i classici atteggiamenti da maschio alfa, affascinato dagli artigli della piratessa tutta pepe Shira (Hong-Hu Ada Perotti nella versione italiana e Jennifer Lopez in quella originale). Fa parte di una ciurma che terrorizza gli oceani e vessa ogni essere vivente nei paraggi per depredarlo e sbeffeggiarlo: i nostri eroi non fanno eccezione, ma di certo non si tirano indietro davanti a qualche sciabola... Se a tutto questo si aggiunge che Manny è intenzionato a tornare a casa per riabbracciare la sua famiglia, potete immaginare la determinazione con cui si batte assieme agli amici pur di sconfiggere Capitan Sbudella e i suoi scagnozzi.

Tutto in famiglia

Persino il papà più premuroso può eccedere in istinto di protezione e diventare un secondino: ve lo immaginate Manny in versione poliziotto? Se c’è di mezzo la figlia Pesca fa questo e altro. Lei, invece, vuole solo essere accettata dal branco e scrollarsi di dosso l’etichetta di perdente. Sogna di conquistare le attenzioni di un esemplare di sesso maschile piuttosto affascinante e non sente ragioni. Se, però, un tragico evento la porta lontana anni luce dal genitore, ogni prospettiva si ribalta.

La dimensione intimistica della storia si fonde perfettamente con il grido corale di tutti gli animali in pericolo durante la calamità naturale di turno. L’era glaciale 4 - continenti alla deriva fa ridere, riflettere, commuovere e sognare al tempo stesso, senza scivolare mai in toni stucchevoli. Sembra ricordarci che siamo l’evoluzione e il frutto delle scelte e degli errori dei nostri genitori. A volte seguiamo le loro orme, altre invece ribaltiamo il destino che avevano scritto per noi.
Servono eventi eccezionali (forse persino drammatici) a ricordarci le nostre radici e a riportarci nel luogo in cui apparteniamo. Fingiamo un po’ tutti di essere migliori di quello che siamo in realtà, nel tentativo di conquistare le attenzioni o il rispetto altrui, ma dopo tutto cosa c’è di tanto sbagliato nel mostrarsi “diversi”?

Gioiellino DOC

Riuscire a destare stupore riproponendo dinamiche simili tra personaggi già noti da altri tre film sembra un’impresa titanica. Eppure la truppa di Ice Age vince, anzi stravince la scommessa con se stessa. Originale, fresca, divertente e, sì, persino stupefacente: L’era glaciale 4 va oltre ogni più rosea aspettativa e trasforma il ritorno dalle vacanze in una parentesi di puro divertimento. L’azione è bilanciata perfettamente con i sentimenti e ogni personaggio si ritaglia il giusto spazio per emergere, senza offuscare il gruppo. Nessuna scena appare stonata o fuori posto: ogni piccolo tassello del puzzle combacia perfetta con l’altro, dalla sceneggiatura agli effetti speciali, il tutto guidato dalla sapiente regia di Steve Martino.

L'era glaciale 4: continenti alla deriva Pur partendo da aspettative altissime, il film resta ancorato agli scenari ormai noti delle glaciazioni, rinnovandoli senza scossoni... a parte quelli, graditissimi, di Scrat, che riescono a raccontare la pellicola in un solo fotogramma e lasciano intendere che siamo di fronte ad un altro piccolo grande gioiellino. Ancora una volta, per un poker di divertimento assicurato.

9

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