Venezia 72

Recensione L'attesa

Il convincente esordio di Piero Messina è un dramma dell'anima giocato sul filo delle generazioni e immerso in un'estetica totalizzante, impreziosito dalle ottime prove di Juliette Binoche, Lou de Laage e Giorgio Colangeli.

recensione L'attesa
Articolo a cura di
Marco Lucio Papaleo Marco Lucio Papaleo inizia a giocherellare sulle tastiere degli home computer nei primissimi anni '80. Da allora, la crossmedialità è la sua passione e sondarne tutti i suoi aspetti è la sua missione. Adora il dialogo costruttivo, vivisezionare le opere derivate e le buone storie. E' molto network e poco social, ma è immancabilmente su Google+.

Siamo agli inizi degli anni duemila, e nella rigogliosa campagna siciliana si erge una splendida tenuta in stile tradizionale dove la signora Anna, francese ma naturalizzata italiana, vive col figlio Giuseppe, aiutata nelle faccende quotidiane dalla cognata e dal fido tuttofare Pietro. Pochi giorni prima di Pasqua, tuttavia, Giuseppe ha un incidente mortale e la tragedia colpisce Anna e il suo mondo. Distrutta dal dolore e alle prese con un lutto apparentemente inconsolabile per una vita spezzatasi così giovane, la donna si chiude in isolamento e non sa bene come reagire. A scuoterla ci penserà l'improvviso arrivo della fidanzatina francese di Giuseppe, Jeanne, giunta per le vacanze pasquali precedentemente invitata dallo stesso Giuseppe prima del fattaccio. La ragazza è all'oscuro della sorte dell'amato, e la "suocera" non ha il cuore di spiegarle la situazione, raccontandole semplicemente che è fuori per affari e tornerà in tempo per la Settimana Santa. Ma di fatto trattenendola, egoisticamente, solo per poter rivivere, tramite lei, ancora un po' l'esistenza del figlio...

To wait or not to wait

Classe '81, eppure già in grado di dire la sua ad un Festival importante come Venezia, dirigendo un'attrice di peso come Juliette Binoche. Stiamo parlando di Piero Messina, siciliano, già assistente alla regia di Paolo Sorrentino e ora pronto al debutto con L'attesa, intenso dramma dell'anima raccontato più dalle immagini e dai suoni che dalle parole. Il tema è difficile e ancora più difficile era renderlo in modo convincente con le premesse iniziali: sarebbe bastato un attimo per far crollare il castello di carte su cui si regge il flebile gioco tenuto in piedi dal personaggio della Binoche. Eppure, al di là di un paio di ingenuità e dell'estetica spinta agli estremi, lo spettatore è invitato a cogliere le inquietudini dei vari personaggi presentati, in particolare quelle delle due protagoniste. Con tutto quello che ne consegue. Vite interrotte, vite che proseguono, vite che cambiano improvvisamente direzione nel momento in cui vengono ferite o, semplicemente, mettono un punto. E nelle sofferte interpretazioni di Juliette Binoche e Lou de Laâge scorgiamo il cuore della storia.

L'attesa Dotato di grande forza drammatica e impreziosito da sentite prove d'attore (oltre alla Binoche e alla de Laâge è doveroso citare l'ottimo Giorgio Colangeli) L'attesa è un film denso di significati più o meno nascosti, radicati nei rapporti umani (uomo-donna, madre-figlio, suocera-nuora e così via) ma anche nel folklore, nell'allegoria e nelle metafore di cui è così ricca la cultura siciliana, vista anche con occhi esterni. Messina dovrebbe forse concentrarsi meno sull'estetica, sempre troppo esibita nella sua ricerca al dettaglio, all'inquadratura, all'atmosfera: troppi ammiccamenti distraggono lo spettatore, già provato nella sua ricerca ai tanti significati reconditi della pellicola. Ma in quanto opera prima il risultato finale è certamente degno di nota.

6.5

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