Recensione L'amore dura tre anni

Commedia francese sulla presunta volubilità dell'amore

recensione L'amore dura tre anni
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Tanto appassionante quanto sostanzialmente irrisolto il dibattito sulla possibilità che alcuni amori non siano destinati a spegnersi con il passare degli anni, ma piuttosto temprati a sopravvivere anche a distanza di tante, lunghe primavere. Frederic Beigbeder debutta dietro la macchina da presa con L'amore dura tre anni per portare al cinema una riflessione tratta dal materiale del suo omonimo (e primo) romanzo, incentrato proprio sul tema della fugacità dell'amore. Rimodellato attorno alla parole di Bukowski secondo cui "l'amore è una nebbia che scompare all'apparire della realtà", il concetto dell'amore a scadenza diventa così l'elemento chiave di questa romantic comedy francese che si muove attorno al personaggio di Marc Marronnier, uomo deluso (e disilluso) dall'amore dopo la fine del proprio matrimonio (durato, appunto, tre anni) che gli eventi della vita faranno però ricredere. Una parabola sull'amore che dal cinismo razionale di Bukowski veleggia poi verso le acque più rosee del romanticismo fatalista di William Shakespeare, uno dei più grandi filosofi d'amore di sempre, riaffermando infine la longeva supremazia dello stato dell'innamoramento (accordata quando in esso vive e sopravvive la tenacia di un sentimento puro).

Marc e l'amore

Marc Maronnier (Gaspard Proust) fa il critico letterario di giorno e il cronista mondano al calar della sera, lavoro che ha affinato in lui la voglia e la capacità di osservare il mondo con occhio sempre critico. Lasciato dopo tre anni di matrimonio dalla moglie Anne (innamoratasi di uno scrittore di successo), Marc deciderà di convogliare il suo dolore e le sue amare riflessioni sull'amore e sulla sua ‘finitezza' in un cinico pamphlet dal titolo L'amore dura tre anni. Ma il casuale quanto fatale incontro con Alice (una avvenente e solare fotografa conosciuta a un funerale) minerà la solidità della sua teoria e, con perfetto tempismo, anche la funzionalità del suo scritto (il successo del quale, paradossalmente, finirà per remare contro la sua potenziale storia con Alice).

Shakespeare

Love alters not with his brief hours and weeks,
But bears it out even to the edge of doom.
If this be error and upon me proved,
I never writ, nor no man ever loved.

Rivoluzioni amorose

Una commedia romantica con un substrato a vocazione artistica (la critica letteraria, la scrittura, la musica di Michel Legrand) è l'espediente utilizzato da Frederic Beigbeder per scomporre e ricomporre il paesaggio di totale anarchia e volubilità che sempre contraddistingue i legami affettivi (non solo di coppia). Il percorso di Marc attraverso una convinta disillusione e poi la strenua lotta contro la stessa al fine di riguadagnare il terreno perduto sul campo con Alice (musa femminile apparsa come un fulmine a ciel sereno e capace di ribaltare qualsiasi ciclicità o teorema sentimentale) diventa così la tesi capace di annullare il nichilismo di uno ‘stato di felicità' destinato irrimediabilmente a finire.

In bilico tra Bukowski e Shakespeare, tra lo slancio dell'amore e le sue battute d'arresto, tra lo stato euforico del desiderio (un prato di coniglietti) e quello ossessionato della negazione (l'evasione mentale negata dalla continua presenza dell'amata) il film di Beigbeder trova un suo non disprezzabile equilibrio, sostenuto anche dalla vivacità dei protagonisti e da una regia che dalla parola all'immagine trova spesso il modo di cambiare pelle e rigenerarsi come è capace di rigenerarsi una convinzione pessimista sull'amore se (e quando) abbeverata alla fonte dell'amore.

L'amore dura tre anni Fresco e generlamente godibile (anche se non privo di una certa retorica) L’amore dura tre anni scioglie il romanticismo francese in una miscela di riflessioni ironiche e seriose, superficiali e più profonde sulla temporalità dell’amore. Nonostante l’impossibilità di fornire una chiara risposta sul tema (destinato a rimanere uno dei crucci esistenziali della vita) L’amore dura tre anni si adopera per illustrare le numerose cartoline di una convinzione che muta al mutare degli eventi, soffermandosi a evidenziare come per l’amore non abbia senso immaginarne il crepuscolo quanto piuttosto viverne appieno l’alba.

6

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