Recensione L'alba dei morti viventi

Il remake del classico di George A. Romero diretto da Zack Snyder

recensione L'alba dei morti viventi
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Gli Stati Uniti sono vittima di una contagiosa epidemia che nel giro di una notte trasforma la maggior parte della popolazione in orde di affamati cannibali, insensibili al dolore e privi di intelligenza, ma dotati di una gran forza e resistenza. L'infermiera Ana, dopo essere sfuggita al duplice attacco della figlia e del marito, tramutatisi in zombie, si unisce ad un gruppo di sopravvissuti per cercare un luogo sicuro nel quale attendere l'arrivo dei soccorsi. I survivors si rifugiano così in un centro commerciale apparentemente inattaccabile, ma col passare dei giorni non tutto va come previsto e Ana e i suoi nuovi compagni dovranno escogitare un altro modo per trovare una via di salvezza...

Molti pensano che ad inaugurare il filone, malvisto dai puristi, degli zombie che corrono sia stato Danny Boyle con il seminale 28 giorni dopo. Fatto sta che, seppur non propriamente morti viventi, infetti "arrabbiati" dotati di corsa da centometristi erano già comparsi in un cult tutto nostrano, Incubo sulla città contaminata, diretto nel 1980 da Umberto Lenzi. Certamente al talentuoso regista inglese va il merito di aver riportato in auge un genere allora caduto un po' nel dimenticatoio dopo i fasti dei passati Capolavori del maestro Romero. Ed è proprio aggiornando uno dei classici dell'autore inventore del filone che Zack Snyder firma il suo esordio dietro la macchina da presa con L'alba dei morti viventi, remake di Dawn of the dead (1978), più conosciuto in Italia come Zombi.

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Johnny Cash nei titoli di testa e i Disturbed in quelli di coda non sono una scelta casuale, bensì l'intenzione di rappresentare anche musicalmente l'incrocio tra classico e moderno dal quale è caratterizzato lo stile del film (che beneficia e non poco della calibrata sceneggiatura curata da un ancora poco conosciuto James Gunn). L'alba dei morti viventi è infatti un azzeccato meltin'pot che omaggia il capostipite ("prequel" e "sequel" inclusi) in più di un'occasione, non rinunciando neanche a scelte di casting, per fulminei camei, di interpreti dell'originale come Tom Savini, Ken Foree e Scott Reiniger, salvo poi ingranare con una spiccata verve tipica di produzioni del nuovo millennio, con un'ironia citazionista che lascia il segno e nuove, gustose (re)invenzioni per il massacro degli zombi. Se dal punto di vista adrenalinico l'operazione funziona benissimo, con un perfetto dosaggio del ritmo ed un discreto numero di, seppur prevedibili, colpi di scena, a mancare totalmente è qualsiasi, velata o apparente, critica sociale, ben presente nel film di Romero e qui sacrificata in favore dell'avvincente spettacolo emoglobinico. Nonostante una violenza infatti costantemente esibita senza però mai eccedere ed anzi puntando a tratti su un gore d'ispirazione autoironica (gustosi alcuni rimandi a classici dell'horror come Shining), i cento minuti di visione scorrono lisci come l'olio con trovate di un certo gusto (e alcune, paradossalmente, saranno riprese proprio dallo stesso Romero a cominciare da La terra dei morti viventi) che hanno inoltre finito per ispirare buona parte dei videogame delle ultime generazioni e diverse serie televisive.

L'alba dei morti viventi Difficile fare un confronto con l'originale. Se Zombi di Romero rimane un capolavoro assoluto del genere, L'alba dei morti viventi si difende comunque bene dimostrandosi un film solido e ben costruito, con un'oculata gestione del ritmo e della violenza e personaggi variegati e discretamente caratterizzati. Forse ad oggi l'opera più compiuta e genuina, nonostante le copiose citazioni, di Zack Snyder.

7.5

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