Recensione L.A. Confidential

Dal romanzo di James Ellroy il regista Curtin Hanson trae una trasposizione d'eccellenza, aggiornando (ed omaggiando) il cinema noir con una sceneggiatura di ferro e un cast di assoluta grandezza.

recensione L.A. Confidential
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James Ellroy è ad oggi probabilmente il più apprezzato scrittore di romanzi polizieschi, che hanno visto in diverse occasioni trasposizioni su grande schermo. La più riuscita di tutte rimane sicuramente L.A. Confidential, diretta (prendendosi non poche libertà narrative) nel 1997 dal Curtis Hanson di The River Wild - Il fiume della paura e con un cast delle grandissime occasioni: oltre al trio di protagonisti principali composto da Kevin Spacey, Russell Crowe e Guy Pearce, il film poteva vantare la presenza in ruoli comprimari ma importanti di Danny DeVito, James Crownell, David Strathairn e addirittura una splendida Kim Basinger allora 44enne. Osannata dalla critica (e anche dal pubblico, visto i buoni incassi worldwide per un'opera non blockbuster) la pellicola ha fatto incetta di premi in ogni angolo del globo, aggiudicandosi però soltanto due Oscar (Kim Basinger attrice non protagonista e miglior sceneggiatura non originale) nell'edizione dominata dal Titanic di James Cameron.

City of angels

1952, Los Angeles. Nel distretto di polizia agiscono tre agenti dai metodi molto diversi tra di loro. Jack Vincennes è un detective della narcotici che, famoso per aver risolto casi che vedevano coinvolti personaggi dello star system, lavora anche come consulente per una nota serie tv. Bud White è invece un uomo che usa metodi anche poco ortodossi per applicare la legge, prendendosela soprattutto con stupratori e picchiatori di donne. Tutto il contrario di Ed Exley, "figlio d'arte" (il padre detective fu ucciso anni prima in servizio in un caso ancora irrisolto), che rispetta le regole alla lettera, attirandosi le antipatie dei colleghi dopo aver denunciato proprio White ed altri poliziotti per un pestaggio avvenuto all'interno del carcere contro un gruppo di prigionieri messicani. Tutti e tre a modo loro e seguendo le proprie piste si metteranno ad indagare parallelamente su una strage avvenuta alla caffetteria Nite Owl, nella quale hanno perso la vita l'ex compagno di pattuglia di White e una giovane prostituta. Proprio questa pista conduce il rude dedective a conoscere la bella escort Lynn, sosia di Veronica Lake, mentre Exley comprende come la risoluzione del caso abbia a che fare in qualche modo con l'omicidio del genitore.

Le regole del gioco

Difficile, se non impossibile, chiedere di più ad un'opera così intensa e vibrante che cerca di riportare un genere dimenticato come il noir ai giusti fasti cinefili. L.A. Confidential vive di un'atmosfera magica che ci trasporta con sfolgorante realismo nella città degli angeli negli anni '50, ripercorrendo tutti i topoi classici e trovando, nelle splendide pagine di Ellroy, il giusto aggiornamento ai tempi, privo di ingenuità e diretto ad un susseguirsi di emozionanti colpi di scena che trascinano senza sosta nelle oltre due ore di visione. Hanson realizza una vera e propria opera d'arte, di umori e sensazioni, che sfrutta al meglio la ricostruzione scenografica ed ambientale del periodo e che guarda ai classici con una filologica ma aggressiva continuità, potendo contare su un comparto tecnico di prim'ordine, a cominciare dalla luminosa (e già qui il primo contrasto col glorioso passato del filone) e immersiva fotografia del nostro Dante Spinotti. La narrazione vive sulla roboante e magnetica forza dei personaggi, istintivi e/o metodici, offrendoci una doppia interpretazione del significato della legge. Lo fa attraverso personaggi antitetici ed inizialmente controversi per i loro metodi che, seppur opposti, trovano pecche etiche non facilmente empatiche, mostrandoci la loro inesorabile evoluzione sino alla resa dei conti finale, scoprendo come ognuno abbia da imparare qualcosa dall'altro. Con una cura psicologica seducente ognuno dei personaggi è intriso di un'esplosiva personalità ricca di sfumature che non disdegna un'avvincente e dosata gestione della componente action, solida quanto basta per regalare emozioni tipicamente di genere. Il tutto in una gestione invidiabile di svariate sottotrame che infine collimano, senza artifizi temporali quali flashback o quant'altro ma solo con l'esposizione cronologica, baciata da un montaggio impeccabile, che richiede una certa attenzione da parte dello spettatore, che tuttavia sarà ricompensato più che degnamente per il proprio impegno. Il regista, qui all'opus magnum della carriera (difficilmente eguagliabile), scampa il pericolo del mero esercizio di stile con una tensione, emotiva e non, che non abbandona mai le parti in campo, concedendo il giusto spazio sia alle figure principali che ai numerosi, e gustosi, comprimari, in un mix di macabra ironia e cocente disillusione, partita ad armi pari tra luci e ombre. In un cast che brilla di luce propria (una Kim Basinger così sexy non si vedeva dai tempi di 9 settimane e mezzo) nel podio è difficile scegliere la medaglia d'oro: dalla sicurezza Spacey agli allora poco conosciuti Crowe e Pearce, è impossibile trovare un vincitore in mezzo ad altrettante prove di encomiabile ed istintiva bravura.

L.A. Confidential Curtis Hanson ha trovato nel 1997 con L.A. Confidential la ricetta per il poliziesco perfetto, difficilmente replicabile. Sfruttando sublimemente (e con non poche libertà narrative) le pagine di Ellroy, il regista aggiorna il noir con una messa in scena eccelsa dal punto di vista estetico ed emotivamente intensa e ricca di sfumature, in un confronto a distanza tra tre detective che rappresentano altrettante diverse versioni di intendere la legge. Personaggi difficili che si arrivano ad amare col proseguo della vicenda in due ore pregne di colpi di scena in un'ambientazione affascinante e credibile che non disdegna anche sporadiche ma magnetiche sequenze d'azione. E con un cast di star passate e future in vero e proprio stato di grazia.

9

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