Recensione Klitschko

La storia di due fratelli in cui scorre lo stesso sangue del campione

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All'interno del palinsesto promosso da The Space Extra (attraverso il quale fino a ora abbiamo visto opere alternative di musica classica, sport, grandi eventi) arriva al cinema (come evento esclusivo e unico nelle sale dei cinema The Space solo il 12 e il 14 giugno prossimi) e successivamente in dvd (l'uscita è prevista per il 20 di giugno) Klitschko (presentato al Tribeca Film Festival), docufilm intimista che narra la straordinaria storia dei due fratelli ucraini che grazie a una particolare congiuntura di tenacia, carisma, talento e intelligenza, sono riusciti a ottenere (entrambi) il titolo di campioni di boxe nella categoria pesi massimi. Un evento unico che ha portato il nome di Wladimir e Vitalij Klitschko a lasciare un segno indelebile nella storia della boxe in particolare e nel mondo dello sport in generale.

La storia dei fratelli Klitschko muove i primi passi negli anni '70, in una Russia intrisa di solidi ideali comunisti e ossessionata dalla guerra fredda con la sua acerrima nemica, l'America capitalista. Una famiglia dai valori solidi e di buoni sentimenti, costruita sui pilastri di un padre educato nelle ferree regole militari e una madre devota all'amore per i propri figli. Saranno proprio questi elementi a diventare le basi dell'incredibile escalation sportiva che i fratelli Klitschko (diversi ma accomunati dalla stessa forza) faranno all'interno del mondo del pugilato. Dall'attività dilettantistica di Kiev, passando per la fondamentale esperienza in Germania, e approdando infine in quell'America divenuta improvvisamente meno ostile e più concreta, anzi l'unico posto pronto ad accogliere e a lanciare i due campioni nel firmamento delle star e nelle soffuse luci dell'arena del successo. Una storia positiva che certo non esclude momenti duri e incredibilmente difficili (come il disastro di Chernobyl e le ripercussioni che avrà sulla salute del padre, o i momenti di totale sconforto uniti alla voglia di appendere per sempre i guantoni al chiodo), dai quali però vengono fuori con ancora più forza quella determinazione e quel senso di sacrificio senza i quali è impossibile sperare di raggiungere la vetta, il sogno. Una parabola umana che sottende grandi valori e che proprio per questo lancia un messaggio di integrità sportiva (di cui oggi abbiamo sempre più bisogno) basato sul sacrificio e sulla determinazione.

Un docufilm al servizio di un messaggio importante

Tra interviste e filmati di repertorio che seguono il filo narrativo della biografia (per molti aspetti speculare) dei fratelli Klitschko, il regista tedesco Sebastian Dehnhardt (affermato in ambito televisivo) alterna con il giusto ritmo le fasi buie e quelle luminose di un percorso di vita che (come ogni altro) risulta esser sempre disseminato di ostacoli. Un'opera che assume quindi un importante valore metaforico di cui la boxe (più di ogni altro sport) si può fare portavoce, affermando infine che nella vita (come sul ring) l'importante non è non andare mai a tappeto (un'impresa impossibile finanche per un campione), ma sapersi rialzare, sempre e comunque, con grande dignità. Una favola incredibile e incredibilmente semplice che attraverso i 118 minuti di rabbia, frustrazioni, somma felicità, e grande apprensione, mostra con grande chiarezza cosa voglia dire realmente avere la stoffa del campione. Qualcosa che va ben al di là delle doti fisiche di un atleta ma che è legato a doppio filo al cuore e alla mente che insieme coordinano le possibilità della vita di un uomo.

Klitschko Il palinsesto di ‘contenuti alternativi’ di The Space Extra presenta un’altra opera interessante che racconta da vicino il mondo dello sport e in particolare quello della boxe, attraverso una singolare doppia-biografia. Si tratta infatti di un docufilm che ripercorre l’incredibile storia dei fratelli Klitschko, due atleti che hanno raddoppiato il successo ottenendo entrambi il titolo di campioni del mondo di boxe nella categoria pesi massimi. Un buon prodotto audiovisivo che acquista ancora maggiore valenza nel suo farsi portavoce di un messaggio fondamentale (anche e soprattutto nel bistrattato - oggi più che mai - mondo dello sport) che rivendica la voglia di combattere tenendo a cuore le regole al fine di inseguire l’obiettivo contando solo sul proprio senso del sacrificio.

7.5

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