Venezia 2012

Recensione Kiss of the damned

Milo Ventimiglia ingabbiato in un triangolo amoroso-erotico a tema vampirico...

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I vampiri, i cari vecchi Signori della notte, imperversano sugli schermi cinematografici fin dai tempi di quel capolavoro dell’Espressionismo tedesco intitolato Nosferatu, il vampiro (1922) che, diretto da Friedrich Wilhelm Murnau, anticipò di quasi dieci anni il mitico Dracula (1931) di Tod Browning, nel quale il grandissimo Bela Lugosi concesse anima e corpo al conte succhiasangue nato dalla penna di Bram Stoker e che sarebbe divenuto qualche decennio dopo il personaggio di punta interpretato da Christopher Lee nei lungometraggi targati Hammer.
Una figura, quella del vampiro, destinata ad evolversi in diverse forme, dalla classica di derivazione letteraria alla versione new wave lanciata tramite Ammazzavampiri (1985) di Tom Holland e rielaborata all’interno di diversi ottimi titoli; dal moderno western in salsa splatter Il buio si avvicina (1987) di Kathryn Bigelow al sottovalutato Vamp (1986) di Richard Wenk, cui si è sicuramente ispirato Robert Rodiguez per concepire il suo Dal tramonto all’alba (1996).
Quel Dal tramonto all’alba che, fortunatamente, riportò al cinema i vampiri brutti, sporchi e cattivi che erano stati nel frattempo occultati da quelli belli e romantici introdotti da pellicole decisamente sopravvalutate quali Dracula (1992) di Francis Ford Coppola e Intervista col vampiro (1994) di Neil Jordan.

Vampiri amanti

Quel Dal tramonto all’alba di cui, nell’epoca che ha visto coloro che vivono soltanto nelle tenebre finire per essere fagocitati dai facili sentimentalismi alla base della gettonatissima saga Twilight, comincia a sentirsi seriamente il bisogno.
Anche se, al fine di riportarli sotto la “giusta luce”, sembra essere accorsa la losangelina classe 1965 Xan Cassavetes, la quale, figlia del John Cassavetes autore de L’assassinio di un allibratore cinese (1976) e Gloria-Una notte d’estate (1980), dopo il documentario Z channel: A magnificient obsession (2004) è passata alla regia del suo primo lungometraggio di finzione con Kiss of the damned, presentato nella sezione Settimana Internazionale della Critica presso la sessantanovesima Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica di Venezia.
Lungometraggio che racconta la vicenda di Djuna, affascinante vampira con le fattezze della Joséphine de La Baume di Johnny English - La rinascita (2011), che, ritiratasi a vivere in una splendida magione nel Connecticut, fa conoscenza con lo sceneggiatore Paulo alias MiloRocky BalboaVentimiglia, che non vorrebbe coinvolgere nel suo inevitabile destino in quanto innamorato di lei.
Fino al momento in cui, però, cede alla passione e l'arrivo della malefica sorella della donna Mimi, con il volto della Roxane Mesquida di A mia sorella! (2001), inaspettatamente in visita nel posto, mette in pericolo sia la loro relazione che la vita dell'intera comunità.

Le notti erotiche dei succhiasangue

Eppure, nonostante le buone intenzioni di cui sopra, nel corso dell’oltre ora e mezza di visione non tardiamo ad avvertire la necessità che un altro Robert Rodriguez o Quentin Tarantino provveda presto a ridare nuova linfa vitale agli immortali discendenti di Dracula.
Il film della Cassavetes, infatti, a quanto pare dichiaratamente intento a riproporre le atmosfere gotiche del cinema dell’orrore europeo e quelle dei lavori del nostro indimenticato maestro Mario Bava, finisce per lasciar emergere molti più pregi che difetti.
Quindi, se il cast - comprendente anche la Anna Mouglalis di Romanzo criminale (2005) e la Riley Keough di Magic Mike (2012) - sembra mettercela decisamente tutta, il tutto non si riduce altro che a un continuo susseguirsi di sequenze erotiche esteticamente accattivanti, ma a lungo andare destinate a trasmettere il colpo di sonno allo spettatore.
Perché, senza dimenticare influenze di derivazione fumettistica, è chiaro che i diversi momenti da videoclip tentino di regalare il tipico elaborato tanto morboso quanto maledetto, ma che, in realtà, si perde soltanto nell’ennesimo, inutile esempio di video arte a tematica horror.
Mentre ci si annoia non poco e appaiono soltanto vagamente avvertibili determinati metaforici attacchi all’industria hollywoodiana e all’universo borghese... ma, soprattutto, mentre risulta chiaro che, ancora una volta, una figlia d’arte non sembra riuscire a ricalcare le orme che resero artisticamente grande il genitore.

Kiss of the damned Figlia del maestro della Settima arte John Cassavetes, Xan Cassavetes esordisce nella regia del lungometraggio di finzione con il preciso intento di strappare la figura del vampiro dalla morsa del facile sentimentalismo che ha finito per fagocitarla all’interno della popolarissima saga Twilight. Il tutto, però, continuamente immerso in un accattivante look che sembra porsi a metà strada tra il videoclip e la video arte, non si presenta altro che in qualità di soporifero assemblaggio di sequenze erotiche e chiacchiere che non riesce mai a risultare coinvolgente. Tanto da spingere quasi a rimpiangere le ammorbanti avventure amorose di Kirsten Stewart e Robert Pattinson!

5

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