Killing Hasselhoff recensione: uccidereste David Hasselhoff per soldi?

Un uomo oppresso dai debiti cerca di uccidere David Hasselhoff per intascare i soldi di una scommessa in Killing Hasselhoff, commedia di Darren Grant.

recensione Killing Hasselhoff recensione: uccidereste David Hasselhoff per soldi?
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La partecipazione al recente Guardiani della Galassia Vol. 2 (2017) e la possibile resurrezione di Supercar per mano dello stesso James Gunn: David Hasselhoff sta letteralmente vivendo un periodo d'oro dopo alcune passate vicissitudini personali che ne avevano parzialmente macchiato l'iconica immagine. Questo anno solare ha visto anche l'uscita di Killing Hasselhoff, commedia dove il Nostro divide la scena col comico di origini coreane Ken Jeong, conosciuto dal grande pubblico per aver interpretato Mr. Chow nella saga di Una notte da leoni. La storia, molto elementare, vede per protagonista Chris, proprietario di un nightclub che deve pagare ad uno strozzino l'ingente debito di 400 mila dollari. L'uomo, che inoltre sta vivendo una serie di sfortunate vicissitudini personali, decide di scommettere sulla morte di David Hasselhoff e tentare poi di ucciderlo per guadagnare la ricca vincita. Ma la vittima designata e i dubbi morali daranno vita ad una serie di improbabili disavventure...

Vorrei ma non posso

Una produzione semplice e frizzante che si appoggia però su una struttura troppo debole per dar vita ad un film compiuto. Negli ottanta scarsi minuti di visione le risate non mancano di certo, con uno schema "alla Wile E. Coyote e Beep Beep" che caratterizza buona parte del minutaggio, ma la sensazione è quella di assistere più ad un casuale collage di gag e battute che a un prodotto organico e ragionato. Killing Hasselhoff gioca le sue carte migliori nell'autoironica interpretazione della star televisiva e musicale anni '80, sia con rimandi e citazioni a titoli di culto da questi interpretati (Supercar e Baywatch in primis, ma anche il misconosciuto Nick Fury del 1998) che a classici del cinema, basti vedere la sequenza in cui l'attore affronta un nemico armato di pistola con una katana, chiaro rimando a La sfida del samurai (1961) di Akira Kurosawa. Il resto è purtroppo troppo fragile, tra dialoghi spesso triviali che sfociano in una facile, ma non eccessiva, volgarità e un continuo di casualità che conducono infine al finale: a tal proposito la storia, sulla scia di Viale del tramonto (1950) ed epigoni, è narrata tutto in un lungo flashback in cui il personaggio di Chris dialoga con lo spettatore stesso. La simpatia degli interpreti, principali e secondari, non basta purtroppo a cancellare quell'aria di approssimazione e lo stesso epilogo (in cui i due protagonisti si scatenano in discoteca sulle note di una canzone scritta e cantata per l'occasione proprio da Hassselhoff) e le sequenze post-titoli di coda (con gratuito cameo di Justin Bieber e le classiche papere durante le riprese) non fanno che confermare quest'impressione.

Killing Hasselhoff Commedia esile che gioca molto sull'operazione nostalgia, Killing Hasselhoff vede il popolare attore e cantante recentemente tornato alla ribalta alla prese con i tentativi di omicidio di un uomo dal cuore buono ma oppresso dai debiti. Nonostante alcune gag riuscite e la simpatia generale dell'eterogeneo cast, l'operazione denota ben presto tutti i limiti della sua scrittura, rivelandosi un poco amalgamato collage di scene sempre in bilico tra autoironia e trivialità. Una visione che non fa male, e che a tratti è anche discretamente divertente, ma in cui si palesano evidenti le deficienze strutturali.

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