Recensione Keyhole

Guy Maddin, il Lynch canadese, ci offre una ghost story sospesa tra incubo e realtà

recensione Keyhole
INFORMAZIONI FILM
Articolo a cura di

Per tutti coloro che attendono da anni (nel 2013 diventano sette da Inland Empire, per la precisione) un nuovo capolavoro firmato David Lynch, in pausa riflessiva ma a quanto pare pronto a tornare a deliziarci sul grande schermo oltre che nelle sue opere pittoriche e musicali, un buon antipasto per l'attesa potrebbe essere quello di recuperare la filmografia di Guy Maddin, considerato il Lynch canadese. Attivo fin dal 1986, e autore nella sua carriera di oltre quaranta titoli (per la maggior parte cortometraggi), Maddin può essere considerato un vero e proprio artista a 360°, capace di spaziare da prodotti televisivi a video musicali fino a film prettamente autoriali, sempre sorretti da uno stile originale e capace di dividere a più riprese il pubblico. Titoli come Tales From the Gimli Hospital (1988), Archangel (1990), Dracula, Tales from a Virgin's Diary (2002) e La canzone più triste del mondo (2003), sono tutt'ora di culto e venerati da migliaia di cinefili in ogni angolo del globo. Realizzato nel 2011, ma distribuito in buona parte del mondo (Italia purtroppo per ora ancora esclusa) verso la fine dello scorso anno, Keyhole è la sua ultima, virtuosistica, creazione, che può vantarsi di un cast di tutto rispetto che vede nomi quali Jason Patric (The Losers, Nella valle di Elah), Udo Kier (Melancholia, L'ombra del vampiro) e la nostra Isabella Rossellini (Velluto blu, La morte ti fa bella).

Dietro la serratura

Il gangster Ulysses Pick (Jason Patric) torna a casa dopo un lungo periodo di lontananza. La dimora, presieduta dagli uomini della sua banda, è pero sotto costante assedio della polizia. Ulysses porta con sè una giovane che continua a sostenere di essere da poco annegata in un lago. L'uomo ha intenzione di ricongiungersi alla moglie Hyacinth (Isabella Rossellini), morta da tempo e il cui spirito è rimasto confinato nelle stanze della magione. Ma Ulysses dovrà combattere oltre ai fantasmi del suo passato e alla memoria perduta che, inesorabilmente, comincia a ritornare, anche gli stessi membri della sua gang, pronti a tradirlo alla prima occasione...

La casa dei fantasmi

Girato completamente in un cupissimo bianco e nero e all'interno di una sola abitazione, Keyhole nonostante un eccessivo narcisismo cerebrale, è un'opera in grado di affascinare a più riprese, complice un'indubbia vena surrealistica che esplode a più riprese in scene di innegabile estro e genio visivo. Come nella migliore tradizione lynchiana, Maddin offre più domande che risposte, portando lo spettatore a collegare i vari tasselli di quest'intricata vicenda, rendendolo partecipante attivo degli eventi, e non lasciando certezze neanche al giungere dei titoli di coda. Una realtà chiusa all'interno di quattro mura, sospesa indelebilmente tra la vita e la morte, tra le memorie sbiadite di un passato misterioso e un presente incerto e instabile, tra brucianti tradimenti e passioni e rancori che travalicano le barriere tra i due mondi. Onirico e astratto, verosimile nella sua inverosimiglianza, il film vive di un'atmosfera lugubre, continuamente in bilico, incerta come i pensieri dei suoi protagonisti, incarnazioni metafisiche e imprevedibile di un'odissea privata (il nome del protagonista, Ulisse, ha un suo ben preciso significato) che lentamente si intersecano sino ad un finale ancora incerto ma più ricco di dettagli e particolari. Una casa infestata come non si è mai vista, macabra e spruzzata da feroci inserti di sprizzante ironia nera e di lugubre autorialità, con diversi rimandi al noir per ciò che concerne la caratterizzazione dei personaggi e l'evoluzione dei loro rapporti. Maddin dirige in maniera sublime il cast, e se da Udo Kier e Isabella Rossellini non è difficile aspettarsi interpretazioni di rilievo, la vera sorpresa è un intenso e ambiguo Jason Patric, forse nell'interpretazione più convincente della sua carriera e lontano anni miglia dallo sguardo monocorde di un "qualsiasi" Speed 2.

Keyhole Guy Maddin, il "David Lynch canadese", ci offre una ghost story che coniuga alla perfezione gli elementi del noir e del dramma familiare, con una regia virtuosa e ricca di affascinanti sequenze, impreziosite da un adattissimo uso del bianco e nero e da un ottimo cast. Allucinazioni, fantasmi e memorie del passato collidono in questo racconto di perdizione e, forse, espiazione, che insinuando una continua incertezza, anche post the end, rende il pubblico partecipante attivo nella ricerca di una propria e unica visione del racconto a cui ha appena assistito.

7

Quanto attendi: Keyhole

Media Hype Utenti
Voti Hype totali: 0
ND.
nd