Recensione Karate Kid - Per vincere domani

Il cult adolescenziale con Ralph Macchio e Pat Morita

recensione Karate Kid - Per vincere domani
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Due seguiti, uno "spin-off" con protagonista femminile (una giovane Hilary Swank) e un remake "discutibile" con la partecipazione di Jackie Chan. Dovrebbe bastare questo per far comprendere ai neofiti l'importanza del primo tassello di questa discontinua saga, uscito nel 1984 e diretto dal John G. Avildsen di Rocky (nonché autore anche dei due successivi capitoli). Karate Kid - Per vincere domani rimane un titolo di genere seminale per gli ultratrentenni, in grado di diffondere ancor maggiormente la già dilagante "moda" verso le arti marziali raccontando una storia semplice di riscatto e rivincita vista attraverso gli occhi di un adolescente, interpretato dall'allora ventitreenne Ralph Macchio in un cast che vedeva, oltre alla futura stella Elizabeth Shue, come impagabile spalla Pat Morita (nato negli Stati Uniti ma di origini giapponesi), conosciuto già dal grande pubblico per un ruolo fisso nella celebre serie tv Happy Days e qui candidato all'Oscar come miglior attore non protagonista.

"Metti la cera, togli la cera"

In Karate Kid - Per vincere domani Daniel Larusso ha solo sedici anni quando si trasferisce con la madre dal natio New Jersey in California. Il ragazzo comincia ben presto a farsi degli amici e conosce la bella coetanea Ali, figlia di una ricca famiglia del posto ed ex-fidanzata del bullo Johnny Lawrence. Proprio quest'ultimo, geloso delle attenzioni che la ragazza riserva verso il nuovo arrivato, comincerà ben presto insieme alla sua banda a prendere di mira Daniel. Una sera, dopo una festa scolastica, il nostro viene salvato dall'ennesima rissa dall'intervento di Miyagi, un giapponese addetto alle riparazioni del suo palazzo ma anche grande conoscitore del karate. Con l'aiuto del suo nuovo maestro Daniel sfiderà Johnny e i suoi compagni all'annuale torneo di karate che si terrà in città da lì a breve...Su un plot elementare Avildsen riesce a imbastire un onesto racconto di formazione pregno di tutti gli elementi cardine del filone. Dalla classica sottotrama sentimentale (impreziosita dalla bellezza in divenire dell'allora ventenne Elizabeth Shue) sino all'ovvio percorso di riscatto di Daniel, Karate Kid - Per vincere domani non racconta nulla di nuovo ma riesce comunque a coinvolgere per la simpatia degli interpreti e una certa originalità nella caratterizzazione dei personaggi. Le sequenze più memorabili hanno infatti luogo negli irresistibili duetti tra Daniel e Miyagi, con il maestro giapponese fautore di ironiche battute che, giocando sull'iconografia stereotipata del sensei orientale, strappano più di un sorriso. Nel rapporto tra i due non viene dimenticata inoltre la tanto cara etica delle arti marziali, atte non a offendere ma a difendersi, dando così risalto anche alla componente più spirituale della disciplina. Disciplina che trova particolare risalto nelle efficaci sequenze di lotta del torneo, con la mossa della gru (in realtà modificata per aumentarne la dose spettacolare) a chiudere in bellezza una visione tipicamente ottantiana (e la colonna sonora, ricca di hit del periodo, non fa che ribadirlo) ma i cui valori rimangono attuali ancor oggi.

Karate Kid - Per vincere domani Karate Kid - Per vincere domani sfrutta l'allora dilagante moda delle arti marziali per raccontare una storia semplice ma non per questo meno appagante. Avildsen dirige con mano sicuro una sorta di Rocky adolescenziale con riuscite sequenze di lotta, gestendo al meglio un cast rassicurante su cui spicca la sarcastica saggezza del compianto Pat Morita.

7

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