Korea Film Fest

Recensione Joint Security Area

Park Chan-wook segna il primo vero successo della sua carriera

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Joint Security Area ha segnato un nuovo inizio per la carriera del regista Park Chan-wook. Reduce da due insuccessi - Moon is... Sun's Dream del 1992 e Trio del 1997, che lo avevano relegato al ruolo di critico cinematografico - Park Chan-wook riesce a farsi affidare dalla casa di produzione Myung Films questo soggetto basato sul romanzo DMZ di Park Sang-yun. Grazie ad un notevole budget e complici le ottime interpretazioni di Song Kang-ho e Shin He-kyun - con i quali lavorerà ancora nel suo lavoro successivo, Mr. Vendetta - il regista riesce a mettere in scena un ottimo dramma militare sulla divisione tra le due Coree. Il film ottenne un enorme successo in Corea divenendo il maggior successo di sempre fino ad allora. Inoltre vinse il Blue Dragon e il Grand Bell Award, due dei premi più importanti per il cinema coreano. La pellicola riuscì anche a puntare i riflettori sulla nouvelle vague coreana, venendo presentata in diversi festival internazionali come il festival di Berlino e il Far East Film Festival di Udine nel 2001.

La Joint Security Area è l'unica parte della Zona Demilitarizzata Coreana dove effettivi dell'esercito sudcoreano e di quello nordcoreano si trovano faccia a faccia. Situata nel villaggio di Panmunjom, chiamato anche il paese della tregua, quest'area rappresenta un punto di incontro tra le due nazioni, ma quando una sparatoria intercorre tra le due fazioni e due soldati nordcoreani vengono trovati morti, la tensione sale alle stelle. Solo l'intervento di un organismo estraneo al conflitto può calmare gli animi. L'ufficiale del corpo diplomatico svizzero Sophie Jang -di padre coreano- viene così incaricata di prender parte alle indagini e scoprire non il colpevole - il sergente Lee Soo-hyeok, già incarcerato - ma il perché. Il proseguire delle indagini porterà la giovane donna a confrontarsi con l'omertà di entrambe le nazioni e, quando un sospettato tenterà di togliersi la vita, scoprirà che la verità non è mai stata così scomoda.

A Letter from a Private

Joint Security Area, o JSA, è un ottimo thriller investigativo, ma nasconde qualcosa sotto la superficie. Costruito su di una struttura tripartita, il film mostra uno stile ancora acerbo, non pienamente sviluppato come nel lavoro successivo, Mr. Vendetta, o come nell'opera della maturità, Old Boy. La pellicola si presenta da principio con quell'aura patinata tipica di un lavoro costruito per il pubblico. Non che questo sia un elemento negativo, anzi. Il film è costruito ottimamente catturando lo spettatore fin dalla prima, forte, scena, evitando tempi morti e catapultandolo in questa difficile indagine insieme al personaggio di Sophie, trasformata nell'occhio del pubblico all'interno del film.

JSA, come abbiamo accennato sopra, si struttura in tre parti: la prima, Area, che introduce l'incidente e l'indagine fino al tentato suicidio di uno dei sospettati; la seconda, Security, è invece un lungo flashback che occupa quasi metà del film e che racconta del passato dei protagonisti e di come si è arrivati alla terribile sparatoria; infine la terza parte, Joint, che conclude l'indagine arrivando finalmente alla verità.
Emblematica la decisione di utilizzare i tre termini che formano il titolo al contrario, quasi a voler raccontare la storia dalla fine all'inizio. Che paradossalmente è ciò che accade in un'indagine.
Sebbene la struttura investigativa del film sia molto interessante e avvincente, la parte che spicca all'interno del film è proprio la seconda, talmente diversa dalla struttura generale del film, da sembrare un elemento estraneo. Ma, sebbene così diversa, Security racchiude la vera anima della pellicola, il momento in cui vengono messe a nudo le anime di quattro persone e scoperte le loro paure e i loro sogni. I soldati protagonisti si scoprono a vicenda e smettono di vedersi come semplici avversari ma come esseri umani.

Second chance

Lo stile registico si fa così più vicino ai suoi personaggi, riprendendoli nei loro dettagli più intimi, dall'affetto per un cucciolo all'amore per il disegno, fino ai rapporti con le fidanzate e ai propri sogni (emblematico quello del personaggio di Song Kang-ho che sogna di poter mangiare i dolci migliori del mondo fatti in Corea del Nord ). Park Chan-wook sfrutta la sua capacità registica per mostrare questi dettagli in un modo intimo e personale, preannunciando quello stile molto attento ai particolari che si espliciterà in Mr. Vendetta con risultati molto più crudeli.
La pellicola riesce inoltre ad esplicitare un elemento sempre molto difficile da trattare per il cinema coreano: il problema della divisione militare e politica delle due Coree. Park Chan-wook riesce ad evitare abilmente la trappola della propaganda filo-sudista, riuscendo a delineare caratteri positivi da entrambi i lati della barricata. Lo fa dipingendo quattro soldati molto diversi tra loro ma che, imparando a rispettarsi come esseri umani e non vedendosi più come nemici, aprono gli occhi allo spettatore, donandogli quella speranza di cui un popolo ha continuamente bisogno. Ma non sempre la speranza dura, e la realtà dei fatti irrompe terribilmente nella vita quotidiana. Dopo di che nulla sarà più lo stesso per i suoi protagonisti.

Joint Security Area Park Chan-wook non manca la sua seconda chance e riesce così ad ottenere il successo di pubblico e critica con un buon film. La pellicola si maschera da thriller ma si svela essere un film sull'amicizia - amicizia che può sbocciare anche tra persone appartenenti a due nazioni avversarie, colpendo così lo spettatore, soprattutto quello coreano, con uno spaccato sulla vita di quegli uomini che proteggono la nazione e dando una visione libera da ogni pregiudizio su quelle che sono le idiosincrasie di questa storica divisione.

8

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