ROMA 2012

Recensione Ixjana

Un thriller ambientato negli oscuri meandri della mente.

INFORMAZIONI FILM
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In Polonia il nome di Jerzy Skolimowski è identificativo di un cinema espressionista, figurativo e pittorico. Ha diretto più di venti film e la sua carriera si è evoluta tra il paese d'origine e Hollywood. È in questo clima artisticamente ben definito e internazionale sono cresciuti i due fratelli Jòsef e Michal Skolimowski, registi di Ixjana, incubo ricco di mistica tensione presentato in concorso al Festival Internazionale del film di Roma. La pellicola è il secondo lungometraggio dei due fratelli, l'ultimo per Jòsef, che si è occupato anche della composizione dello score musicale del progetto, morto a maggio del 2012. Ereditieri di uno stile narrativo oscuro e arzigogolato, i due registi intraprendono un percorso che si muove per step, come un libro game dalle sfumature nascoste, lasciando che il loro film si presenti come un enigma da risolvere, per lo spettatore così come per il suo protagonista.
Ixjana racconta la storia di Marek (Sambor Czarnota), un giovane scrittore che, svegliatosi una mattina dopo una sbronza colossale, cerca di risolvere il mistero della notte in cui il suo amico Arthur (Borys Szyc) è morto. Nei più profondi recessi della sua memoria ritrova frammenti di eventi: il ricevimento del suo eccentrico editore, il suo litigio con l'amico, la lotta, il sangue e l'immagine di una donna: Marlena (Magdalena Boczarska), colei che per la prima volta li ha fatti litigare sul serio e allontanare, la figura femminile a cui Marek torna per reprimere i suoi sentimenti di paura e lasciarsi andare alla passione inespressa. Ma le cose si fanno sempre più intricate e la soluzione del mistero sembra terribilmente vicina all'orlo della sanità mentale.

Incubo delirante

Ixjana è una sperimentazione, un viaggio onirico all'interno della mente del suo protagonista, un continuo sussurro dei pensieri della coscienza umana. La narrazione filmica si muove seguendo ritmi molto intimi, quasi stonati, ovattati da quell'ebrezza alcolica che ottenebra la mente di Marek fin dall'inizio della vicenda. La macchina da presa lo segue da vicino, modulando se stessa in simbiosi, accelerando quando tutti i pezzi del puzzle di cui si articola la storia iniziano a confondersi per posizionarsi da soli al loro giusto posto. Se si dovesse descrivere il lavoro dei fratelli Skolimowski con un solo aggettivo, questo sarebbe 'mentale'. Tutto parte, si confonde e si dipana nelle sinapsi del protagonista, donando alla pellicola un punto di vista privilegiato ma, allo stesso tempo, cieco. Uno studio registico interessante, ma forse poco adatto alla metodologia occidentale che tende a far penetrare i concetti con l'azione e la suggestione visiva. Per quanto di Ixjana, infatti, si possa apprezzare la trama di base ben articolata e la scelta narrativa ed estetica, la pellicola si muove comunque troppo lentamente sullo schermo, non approfittando di quegli incroci nella sceneggiatura che, attraversati in modo diverso, sarebbero stati un vero magnete per l'attenzione dello spettatore. Bisogna rimanere ben concentrati sulla storia e mentalmente ben disposti a lasciarsi affascinare da quel suo temperamento da sobborgo abbandonato per riuscire ad apprezzare al meglio le sue qualità, una predisposizione che di base non ci appartiene e che non si può dare per scontata.

Ixjana Jòsef e Michal Skolimowski lasciano che siano i tempi mentali dell’inconscio a stabilire l’andamento di Ixjana, creando un thriller che, più che giocare con la psiche dello spettatore, si muove al suo interno cercando disperatamente una via d’uscita. Interessante modo di procedere che però risulta difficile da assimilare, troppo lento per i canoni di una società occidentale che non è abituata a fermarsi troppo a riflettere sulle conseguenze delle proprie azioni, un po’ come il protagonista e destinata, forse, alla sua stessa fine.

6

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