Recensione Italo

La vera storia di un cane siciliano in una commedia dei buoni sentimenti per tutta la famiglia

recensione Italo
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Il fatto che a distribuirlo sia Notorious pictures lascia pensare ad una mossa commerciale dovuta al buon esito conseguito al box office italiano da Belle e Sébastien, diretto nel 2013 da Nicolas Vanier e lanciato dalle nostre parti, nel Gennaio dell'anno successivo, proprio dalla stessa label.
A quanto pare, però, la storia raccontata in Italo, lungometraggio d'esordio di Alessio Scarso, prende le mosse da un fatto realmente accaduto nel 2009 a Scicli, in provincia di Ragusa, quando un misterioso meticcio color miele fece la sua comparsa dopo che, in seguito ad un brutto episodio di cronaca che aveva coinvolto un branco di randagi e un bambino ucciso dagli stessi, tutti i cani vennero portati via dalla strada.
Un misterioso meticcio color miele che, non incutendo affatto paura, riuscì prima nell'impresa di far affievolire la psicosi da randagio precedentemente diffusasi nel posto, poi in quella di conquistare l'affetto dell'intera comunità, fino a diventarne il beniamino.
È da qui, quindi, che, accompagnata dalla voce narrante di Leo Gullotta, inizia sullo schermo una storia di amicizia, pregiudizio e amore incondizionato a quattro zampe mirata non solo a raccontare la vita dell'adorabile, peloso protagonista, ma anche e soprattutto ad intrecciare le vicende degli abitanti dell'intero centro.

Vita da cane

Abitanti che vanno da Meno alias Vincenzo Lauretta, bambino di dieci anni schivo e ombroso che, dopo la morte della madre, si è trasformato in un piccolo adulto, al padre Antonio Blanco, ovvero il Marco Bocci della serie televisiva Squadra antimafia, il quale amministra Scicli e la casa con lo stesso rigore con cui educa il figlio. E, rispettivamente con le fattezze di Matteo Korreshi e Martina Antoci, abbiamo anche il piccolo e bullo Paolo e Chiara, compagna di classe di Meno; mentre Barbara"Natale in Sudafrica"Tabita concede anima e corpo alla esuberante consigliere comunale candidata a sindaco Luisa Nigro ed Elena"Tutti al mare"Radonicich alla maestra Laura Menoni, vera pasionaria del mestiere con un matrimonio naufragato alle spalle.
Tutti immersi in una ambientazione che, probabilmente, sarebbe piaciuta a Giuseppe Tornatore; man mano che si sguazza tra immancabili pettegolezzi del paese ed in una escursione attuata dai ragazzini nelle catacombe locali.
Ma anche man mano che ogni fotogramma non si trasforma altro che in un banale pretesto per immortalare gli scenari siciliani; tanto che la noia comincia ad essere avvertita già nel corso del primo quarto d'ora dei circa centocinque minuti totali.
Perché non solo il ritmo finisce per risultare grande assente, ma, più si procede nella visione e meno se ne capisce il senso, disperso nella sequela di tutt'altro che coinvolgenti situazioni che, ad un certo punto, arrivano quasi a spingerci a pensare cosa c'entri effettivamente il quadrupede con il film.
Del resto, pare che il suo scopo sia quello di dimostrare come un semplice cane possa diventare un grande esempio di umanità, ma lo capiamo soltanto ascoltando le parole del succitato Gullotta.

Italo Partendo da una storia vera, il primo lungometraggio diretto da Alessia Scarso intende manifestare i connotati di una commedia brillante, ma, al tempo stesso, umana e toccante. Il problema, però, è che Italo non riesce né a strappare risate, né a regalare emozioni, spingendo soltanto lo spettatore a sprofondare in un sonno liberatorio. Magari chi possiede un cane o, comunque, nutre profonda simpatia per quelli che vengono definiti i migliori amici dell’uomo può trovarvi elementi di interesse, ma, tra ritmo inesistente e mancanza di coinvolgimento, cinematograficamente parlando siamo molto lontani dalla sufficienza.

4

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