Recensione Isole

Un'inedita Asia Argento in una storia di solide solitudini e timidi sentimenti

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Seguendo l'innovativa idea di distribuzione lanciata da Gianluca Arcopinto, Isole di Stefano Chiantini (già autore di "Forse sì... forse no..." e "L'amore non basta") arriverà in sala l'11 maggio per poi approdare (gratuitamente) in streaming sulla piattaforma virtuale di Repubblica.it. Una sfida ma anche una presa di coscienza nei confronti della necessità di aprire il cinema a nuovi orizzonti, per garantire visibilità a quei prodotti che fanno fatica a trovarla nei consueti canali e per favorire, parallelamente, un interscambio che non tenga conto solo della funzione economica del cinema, ma anche e soprattutto di quella socio-culturale. In qualità di apripista di questo progetto, Isole è esso stesso riflessione profonda sulla società coeva, alimentata e alienata da interessi e pregiudizi che allontano l'individuo dal centro nevralgico del movimento, costringendolo a una lenta deriva. Lo status dell'isola (qui rappresentata dalla splendida cornice delle Tremiti) diventa così metafora di esistenze che non ammettono interrelazione, per qualche ragione private di quel ponte capace di sottrarle al loro isolamento e metterle in contatto con la (presunta) terraferma. Confinati in uno stato fisico e mentale di scorci mozzafiato e scogli a picco sul mare animati solo dal grido dei gabbiani, i tre protagonisti/isole di Chiantini rappresentano in fondo la profonda solitudine che matura nella difficoltà di far parte di un insieme.

La solitudine delle Tremiti

Facendo ogni giorno spola da Tirana, Ivan (un immigrato clandestino) raggiunge quotidianamente le isole Tremiti alla ricerca di lavoro. Sfruttato e poi malmenato da tre uomini del posto, l'uomo sarà soccorso da Martina (soprannominata ‘la pazza' perché precipitata da tempo in un mutismo che si trascina dietro un'indicibile sofferenza) che condurrà l'uomo con sé nella canonica in cui lei vive con il suo tutore don Enzo (reduce da un ictus e quindi bisognoso di supporto), il quale lo prenderà in casa pur di tenere a bada l'invadenza della sorella Wilma. Tra le mura di quell'abitazione immersa in una solitudine e in un silenzio avvolgenti, la prossimità fisica di queste tre esistenze darà vita a piccoli ponti, di amicizia e solidarietà ma anche di timido amore, che a poco a poco faranno confluire le tre isole di solitudine verso un unico e più eterogeneo rifugio a tre. La disabilità di don Enzo (causa diretta della sua alienazione), il mutismo di Martina (che pare tornare in sé solo di fronte all'operosità delle sue api), e lo status di clandestinità di Ivan (spaesato in un duro mondo straniero), confluiranno così in un'unica dinamica umana, capace in qualche modo di acquistare forza e di opporsi anche all'ostilità e alla sete di interessi del mondo esterno (egregiamente incarnata da Wilma, bigotta e invadente sorella di don Enzo, la cui sostanziale ignoranza si manifesta attraverso il muro di un atteggiamento astioso e malizioso).

Un incedere lento

Film esteticamente curato e carico di un'umanità quasi magica, Isole risente suo malgrado (in termini di fruibilità) dell'approccio stagnante a una tematica tutta interiore che si muove solo attraverso la percezione dei tre protagonisti, senza mai abbracciare una consistente linea narrativa. Fotografia statica di un'isola fisica che diventa rifugio ed esclusione dal mondo circostante, il film di Chiantini poggia infatti tutto ed esclusivamente sull'eloquenza metalinguistica dei suoi tre protagonisti (affiatati e piuttosto bravi) e delle immagini di un paesaggio che ruba spesso e volentieri la scena alla dinamica umana. L'apprezzabile prova di una inconsueta Asia Argento (nei panni della fragile Martina), l'indiscutibile carisma attoriale di Giorgio Colangeli (nel ruolo di don Enzo) e la laconica presenza di Ivan Franek (nelle vesti di Ivan), diventano così specchio e corpo di un'istantanea del luogo remoto in cui queste vite verranno in contatto. Un'estetica che riesce solo in parte a riempire la stasi drammaturgica di un film un po' in balia della corrente, sospinto a tratti dalla sola forza delle immagini, ma comunque portatore sano di interessanti riflessioni sull'esistenza umana.

Isole Reduce dal successo ottenuto al Toronto Film Festival 2011 e apprezzabile soprattutto nell’innovativa idea di distribuzione del quale si fa portavoce (il film sarà infatti distribuito in sala e cinque giorni dopo gratuitamente in streaming su Repubblica.it), Isole di Stefano Chiantini è un’opera bivalente che da un lato gode di una solida base drammaturgica, ma che dall’altro soffre della mancanza di movimento narrativo che, a lungo andare, grava sulla scorrevolezza del film. Inserito in una cornice magica e in un’atmosfera di fiaba, Isole esprime ciò nonostante tutto il sacrificio necessario perché un’esistenza riesca a scavalcare i confini della propria isola e raggiungere la terra più prossima.

6

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