Recensione Iron Man 2

Downey Jr. e Favreau firmano un degno, ma tutt'altro che rivoluzionario, seguito

recensione Iron Man 2
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Chissà se Stan Lee, al momento di creare i suoi più famosi eroi, immaginava che a distanza di cinquant'anni questi avrebbero ancora fatto parlare di sé...anzi, sarebbero stati all'apice della popolarità.
Spider-man, Fantastic Four, The Incredible Hulk, DareDevil, X-Men...tra alti e bassi, gli anni duemila hanno visto la nascita (o la ri-nascita, in alcuni casi) di questi e molti altri franchise Marvel: Lee ha tutto il diritto di gridare "Excelsior!" dall'alto della sua posizione di 'profeta' del fumetto pop.
Perché, nel bene e nel male, i suoi personaggi hanno attraversato, tra revival, revisioni e retcon, i decenni e hanno saputo imporre uno stile fumettistico ben preciso, che per quanto calato in un mondo di fantasia pone sempre le basi sull'attualità e su problemi reali del mondo in cui viviamo. Un mondo che ha rispetto per i veri eroi "senza poteri", e in cui vige la regola del "da un grande potere derivano grandi responsabilità". I suoi eroi sono sempre tormentati e pieni di problemi personali, che i superpoteri che vantano di possedere non possono risolvere.
Tra tutti, Iron Man è uno dei più caratteristici: è un eroe adulto, i cui poteri non derivano dal caso, da una mutazione genetica, da una magia. Tony Stark è un self made man nel senso più puro del termine, un uomo che fa di necessità virtù. Rischiando seriamente di morire per colpa delle stesse armi "intelligenti" che i suoi laboratori producono, si industria per realizzare un congegno che gli consenta di sopravvivere. Il suo ingegno lo porta, inoltre, a realizzare con materiali di fortuna un'armatura cibernetica, che lo salva da un gruppo di terroristi che lo tiene in ostaggio. La stessa armatura che, in breve tempo, lo trasformerà ne l'invincibile Iron Man.

Vendicatori uniti!

Come in tutti i film Marvel Studios legati al "Progetto Vendicatori" e come già successo nei precedenti Iron Man e The Incredible Hulk, anche Iron Man 2, alla fine dei titoli di coda, presenta una breve scena speciale, tesa a creare un collegamento fra le pellicole in attesa del grande cross-over previsto per il 2012.
Tuttavia, per una precisa scelta di Marvel Pictures, la scena è stata omessa dalla versione mostrata a noi della stampa: tutto ciò col chiaro intento di non rovinare l'hype che avvolge l'operazione. Non ci resta che attendere il 30 aprile, dunque, per saperne di più, consolandoci pensando che i nostri amici americani potranno vedere il film solo una settimana più tardi!

Genesi di un eroe

Nato dalla penna di Stan Lee e Larry Lieber e dalle matite di Don Heck e Jack Kirby, il personaggio di Tony Stark è stato pensato come una versione supereroistica di Howard Hughes, il celebre industriale, aviatore, ingegnere, regista, filantropo e playboy che ha ispirato anche Martin Scorsese per il suo The Aviator. Proprio come lui, Tony ha grandi mezzi e ancor più grandi visioni, che gli permettono di precorrere i tempi seppur in maniera spesso troppo eccentrica.
Ma Iron Man è anche un'allegoria: un uomo bello, ricco, intelligente e famoso, per di più in possesso di un'armatura pressoché invincibile, si potrebbe pensare che abbia raggiunto l'apice delle possibilità umane. Eppure, l'"uomo di ferro", parafrasando la celebre canzone dei Black Sabbath, chissà se ha perso il senno, se può vedere o è cieco, se riesce anche solo a camminare, o incespicherà al prossimo passo?. Proprio a causa del suo potere e delle sue responsabilità, Tony è un uomo tanto esternamente (ed apparentemente) invulnerabile quanto fragile dentro. I sensi di colpa lo attanagliano: per quello che ha significato e comportato il suo lavoro e la sua attività di magnate dell'industria bellica, per il complicato rapporto con i genitori, per aver messo in pericolo innocenti anche mentre cercava di proteggerli nelle vesti di Iron Man. Tutto ciò lo renderà uno dei personaggi Marvel più pragmatici in assoluto, e al contempo un'anima a volte alla deriva che trova consolazione dello spirito e della mente nell'alcool, demone che lo attanaglierà a lungo.
Un personaggio sfaccettato dunque, il cui lato supereroistico (l'armatura) non è che lo spettacolare collante delle vicende, il pretesto, il mezzo di mostrare il lato più umano di un eroe.

Back in Red & Gold

Nel primo episodio Tony Stark (Robert Downey Jr.) ha scongiurato l'insidioso complotto del suo principale socio, Obadiah Stane, e durante una pressante conferenza stampa, confessa al mondo di essere Iron Man, suscitando grande scalpore nell'opinione pubblica.
Iron Man 2 inizia esattamente dove avevamo lasciato Tony la volta scorsa: in mondo visione. La scioccante rivelazione pone l'eccentrico milionario sotto i riflettori, per una volta, non della cronaca mondana ma della sicurezza pubblica: è concepibile che una sola persona, peraltro conosciuta per la propria estrosità, abbia il diritto di possedere e amministrare uno strumento potente come l'armatura di Iron Man?
Un dilemma che attanaglia molti, compreso l'amico di una vita James "Rhodey" Rodes (Don Cheadle), e che costringe il Governo a mettere in atto delle contromisure più o meno pubbliche. In questo momento di grande pressione psicologica e sociale, Tony deve prendere delle decisioni fondamentali, e al contempo fronteggiare due minacce letali: una che coinvolge la propria salute fisica, e l'altra rappresentata dallo scienziato russo Ivan Vanko (Mickey Rourke), che ha un vecchio conto da saldare con la famiglia Stark...

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L'evoluzione del cast

Robert Downey Jr. è nuovamente Tony Stark. E lo è anima e corpo: raramente nella storia del cinema si è vista una scelta più azzeccata nell'assegnazione di una parte. Oltre ad una innata somiglianza fisica, Downey è, d'indole, assai simile al suo alter ego, e come lui ha affrontato alti e bassi di una vita caratterizzata da talento e sregolatezza, fino ad una "rinascita" personale e professionale.

Don Cheadle, appassionato di comics nonché dotato attore, sostituisce Terrence Howard nella parte di Rhodey, il Tenente Colonnello dell'Esercito da sempre amico e sostenitore di Tony. Proprio come nel fumetto, però, le visioni dei due amici finiranno per divergere, portando il militare ad indossare l'armatura di War Machine per portare avanti gli ideali in cui crede.

Gwyneth Paltrow ritorna come Virginia "Pepper" Potts, insostituibile assistente personale di Tony e controparte assennata del protagonista. La Paltrow riprende il ruolo del primo episodio dando un'eccellente dimostrazione pratica del detto "dietro un grande uomo c'è sempre una grande donna".

Mickey Rourke, attore che con The Wrestler ha subìto un passaggio di redenzione simile a quello vissuto da Downey/Stark, interpreta in questo episodio il geniale e vendicativo Ivan Vanko, ideato fondendo le caratteristiche principali di due temibili avversari di Iron Man nel fumetto: Whiplash/Blacklash e Crimson Dynamo.

Sam Rockwell, tra gli attori in pole position per interpretare Tony Stark ai tempi della pre-produzione del primo episodio, fa infine la sua comparsa nella saga nelle eleganti vesti di un ringiovanito (rispetto al comic-book) Justin Hammer, principale concorrente della Stark Industries sul mercato, pronto a tutto pur di surclassarlo su tutti i fronti.

Scarlett Johansson indossa per la prima volta gli attillati panni di Natasha Romanov, seducente e letale agente S.H.I.E.L.D. sotto copertura e secondo elemento spiccatamente "girl power" del film.

Abbiamo poi Samuel L. Jackson e lo stesso Jon Favreau ad interpretare nuovamente, in ruoli molto più estesi rispetto ai cameo del precedente film, rispettivamente il direttore dell'agenzia S.H.I.E.L.D. Nick Fury e l'autista e sparring partner di Tony Harold "Happy" Hogan.

Prima regola del cinema: intrattenere

Il primo film su Iron Man era un prodotto dall'alto potenziale di intrattenimento, ben recitato e dall'eccellente comparto tecnico, ma peccava di ingenuità, presentando ben pochi spunti introspettivi, spesso fulcro invece del fumetto originale, in cui il protagonista, a dispetto del nome della testata, è Tony, con tutti i suoi demoni interiori, e non lo strumento Iron Man (o la vita da playboy miliardario del suo possessore, peraltro).
Il buon ritmo e l'ottima gestione dei personaggi hanno portato la pellicola al successo, conquistando molti nuovi fan ma al contempo accontentando quelli di vecchia data con un accurato mix di nuove intuizioni, elementi classici e spunti dalla versione Ultimate del personaggio.
Molti appassionati del comic book originale, per questo sequel, chiedevano solo una maggiore profondità dei problemi che Tony doveva affrontare, come nel fumetto: tante diverse minacce, su diversi livelli, ma che coinvolgessero in primis Tony, e solo secondariamente Iron Man. Qualcosa che, come in saghe quali ad esempio Extremis, lo portasse sull'orlo del baratro e mettesse in luce le sue contraddizioni. Si è presto parlato del voler mettere in scena una versione modificata de Demon in a bottle, storica saga in cui, tra l'altro, Tony affronta uno dei suoi avversari più difficili da sconfiggere: l'alcolismo. Effettivamente dalla serie in questione sono stati tratti alcuni elementi (soprattutto i villain Whiplash e Justin Hammer) ma il tema dell'alcolismo, sempre se lo si vuole considerare presente nel film, si esaurisce in una sbronza colossale in un momento difficile del film.
Gran parte del pathos potenziale del personaggio si esaurisce perciò nel nulla dopo delle notevoli premesse iniziali: il film procede ispiratissimo fino alla conclusione della famosa scena monegasca, in un crescendo di scene realistiche e d'atmosfera dall'effetto assolutamente notevole, per poi appiattirsi, a livello di trama, ai livelli del primo episodio in maniera invero un po' deludente.
"Il tono creato per il primo film era fresco e nuovo, e abbiamo cercato di conservarlo nel sequel: il tono è quello che distingue Iron Man dagli altri film del genere: è simpatico, tagliente, non diventa mai pesante, non si addentra in meccanismi eccessivamente politici o filosofici. Non è neanche un film che vuole sembrare la copia live action di un cartone animato. Uno dei nostri scopi principali, quando abbiamo sviluppato la storia e i personaggi, è stato proprio quello di assicurare la continuità del tono che era stato scelto nel primo film". Queste le parole di Jeremy Latcham, coproduttore del film, usate per rassicurare e al contempo chiarire al suo pubblico gli intenti realizzativi di Favreau e Justin Theroux (nuovo sceneggiatore della saga, che già conosciamo per il suo lavoro sul divertente Tropic Thunder con Ben Stiller e lo stesso Downey Jr.).
Niente da ridire sul fatto di voler confezionare un onesto film di intrattenimento, per carità: sono scelte legittime e ponderate da parte di regista e produttori. L'amaro in bocca, tuttavia, resta, di fronte alla quasi certezza che sia il cast che i personaggi avrebbero potuto reggere una trama più profonda senza dover rinunciare all'istrionicità dei suoi protagonisti: dopotutto, film come Il Cavaliere Oscuro hanno dimostrato che è possibile.

Stark Tech

Dal punto di vista tecnico, il film mantiene quanto promette, con una resa generalmente ottima degli effetti e un'energica regia che, coadiuvata dalla fotografia di Matthew Libatique -già direttore della fotografia nel primo episodio- regalano uno spettacolo visivo di qualità, purtroppo saltuariamente inficiato da inaccuratezze sfuggite a Favreau nonostante siano piuttosto palesi. Vedere parzialmente rovinata, per una disattenzione, ad esempio, una scena così ispirata come quella del Gran Premio di Monaco è un peccato e una delusione di cui è difficile capacitarsi.
Assolutamente niente da ridire invece sul mecha design, sempre a livelli altissimi e che è riuscito a combinare gli elementi più nuovi del fumetto con una resa realistica delle armature e un restyling del personaggio di Whiplash tra i meglio riusciti nel suo genere.
Nota particolare sul montaggio definitivo, curato, oltre che da Favreau, da due professionisti come Richard Pearson e Dan Lebental, che ha lasciato apparentemente fuori parecchio girato interessante, tra cui alcune scene che sono state, tuttavia, utilizzate nei trailer: probabilmente la versione home video conterrà, come già successo con l'Hulk di Leterrier, una vasta selezione di queste scene.
Infine, è decisamente il caso di spendere due parole sull'accompagnamento musicale del film, che a parte un paio di pezzi pop si concentra, come auspicabile, su sonorità rock tra le migliori sulla piazza, tra il sapiente utilizzo di pezzi storici degli AC/DC e temi originali composti da Tom Morello, uno dei più importanti chitarristi statunitensi, per creare una colonna sonora che con facilità e grinta accompagna le immagini su schermo.

Iron Man 2 Con Iron Man 2 Jon Favreau realizza un comic movie divertente e spettacolare che però, dopo una partenza al fulmicotone, perde terreno assestandosi comunque generalmente ai livelli, certo non bassi, del primo episodio. Attori assolutamente in parte, atmosfere ben rese e nessun stravolgimento dell'opera originale, trattata con rispetto ma anche con molto, forse troppo, disimpegno. Che sia un pregio o un difetto è probabilmente soggettivo, resta il fatto che Iron Man 2 non ha mostrato tutte le sue potenzialità, come dimostrano d'altronde le scene finali di combattimento, piuttosto sbrigative.

7

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