Recensione Io che amo solo te

Da un romanzo di Luca Bianchini il cui titolo omaggia l'hit musicale Io che amo solo te di Sergio Endrigo, Marco Ponti deriva una romantica commedia dolce-amara immersa in una festa nuziale pugliese.

recensione Io che amo solo te
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Sebbene abbiamo avuto modo di vederli per la prima volta insieme nelle serie televisiva Compagni di scuola (2001), è sul grande schermo che Laura Chiatti e Riccardo Scamarcio hanno diviso il set per il maggior numero di occasioni, in quanto, dopo il mocciano Ho voglia di te (2007) di Luis Prieto, sono stati anche protagonisti di uno degli episodi inclusi in Manuale d'am3re (2011) di Giovanni Veronesi.
Sotto la regia del Marco Ponti che ha diretto, tra gli altri, Santa Maradona (2001) e Passione sinistra (2013), in Io che amo solo te (2015) - tratto dall'omonimo romanzo di Luca Bianchini - vestono i panni dei giovani Chiara e Damiano, prossimi alle nozze e figli l'una della cinquantenne Ninella alias Maria Pia Calzone, l'altro di Mimì, ovvero Michele Placido, un tempo follemente innamorati ma costretti a spezzare i loro sogni di matrimonio a causa dell'avversione della ricca famiglia di lui.
Soltanto due dei nomi noti destinati a popolare l'importante giorno a Polignano a Mare posto al centro della oltre ora e quaranta di visione, al cui interno troviamo coinvolti, tra gli altri, l'Antonio Gerardi di Romanzo criminale - La serie (2008-2010) nel ruolo del pregiudicato Franco Torres, Enzo Salvi in quello dell'intrattenitore Giancarlo Showman e Luciana Littizzetto e Dino Abbrescia rispettivamente impegnati ad incarnare zia Dora e zio Modesto.

Scen(at)e da un matrimonio

Senza contare l'Eugenio Franceschini di Sapore di te (2014) nella parte dell'omosessuale Orlando, talmente propenso a nascondere il proprio segreto da farsi accompagnare dall'amica amante delle donne Daniela, con le fattezze di Eva Riccobono, e Dario Bandiera che, nelle vesti tutt'altro che virili del parrucchiere Pascal, sfodera la battuta più divertente del film: "Non sono gay, sono solo isterico".
Perché, man mano che viene osservato che la verginità è una cosa troppo importante per perderla con uno che ami, che i democristiani non muoiono mai e che esiste la sposa che non vogliamo dimenticare e quella che non vediamo l'ora di dimenticare, la sceneggiatura - a firma dei succitati Ponti e Bianchini in collaborazione con Lucia Moisio - si rivela non poco debole ed incapace di coinvolgere veramente gli spettatori.
Tanto che, nonostante il più romantico di questi ultimi possa trovare nell'insieme motivi validi per esplodere in commozione grazie anche al fondamentale contributo sonoro del capolavoro endrighiano - qui eseguito da Alessandra Amoroso - che fornisce il titolo all'operazione, tutto rischia di apparire eccessivamente banale e scontato, tra immancabili tradimenti e ironia messa spesso sulle bocche sbagliate. E la continua impressione mentre i fotogrammi scorrono, di conseguenza, è quella di avere davanti agli occhi un racconto per immagini non facilmente sopportabile... proprio come i matrimoni!

Io che amo solo te Tratto dall’omonimo romanzo di Luca Bianchini, a sua volta “scippatore” del titolo alla Io che amo solo te di Sergio Endrigo qui interpretata da Alessandra Amoroso, il quarto lungometraggio cinematografico di Marco Ponti sfrutta una festa di matrimonio quale scenario in cui far agire un ricco cast al servizio di una commedia fortemente imbevuta di sentimento. Ricco cast non sempre utilizzato a dovere (come si può pensare di non permettere mai ad Enzo Salvi di dire una battuta comica, ma di riservarle ad altri non all’altezza?) e in cui spicca il grandissimo Michele Placido; nel corso di un elaborato che, però, oltre a rischiare non poco di manifestare i connotati di cartolina da grande schermo delle bellezze paesaggistiche pugliesi, non fatica ad assumere il sapore di una noiosa e banale fiction televisiva proto-Capri.

5

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