Recensione Infernet

Giuseppe Ferlito si serve di un ricco cast per raccontare tramite Infernet il bullismo, la dipendenza da gioco online, la prostituzione ed altre insidie che possono nascondersi nella rete.

recensione Infernet
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Sposato con Daniela Poggi, Ricky Tognazzi è un ricco imprenditore che distrugge la sua famiglia a causa del brutto vizio per il gioco online; mentre Remo Girone è un sacerdote anticonvenzionale, moderno e che, impegnato costantemente in campagne mediatiche a sostegno dei bambini immigrati, viene ingiustamente accusato di pedofilia.
Sono soltanto due dei protagonisti delle cinque storie che, un po' come avvenuto nel 2012 all'interno dell'americano Disconnect di Henry Alex Rubin, finiscono per incrociarsi nel corso della oltre ora e cinquanta alla base della nona fatica registica di Giuseppe Ferlito, a proposito di cui A.C. Production precisa: "Infernet si inserisce nel filone già ampiamente rappresentato da parte della nostra casa di produzione relativo alle problematiche sociali, dopo Il cielo può attendere, I giorni perduti, Prima della felicità e Un angelo all'inferno. Questa volta sotto il riflettore l'uso distorto della rete che spinge a demonizzare il positivo del progresso portando l'uomo, ebbro del proprio potere e dell'autoreferenzialità, a dannarsi e relegarsi all'inferno".

Intrappolati nella rete


Infatti, con un ricco cast comprendente, tra gli altri, Katia Ricciarelli e la cesaroniana Laura Adriani, sono anche alcuni giovani bulli borghesi che riprendono con i telefoni cellulari le proprie bravate e tre ragazze minorenni che si prostituiscono per poi ricattare i clienti adulti dopo averli filmati durante i rapporti sessuali a completare il tutt'altro che confortante quadro di denuncia sociale d'inizio terzo millennio; comprendente, inoltre, Roberto Farnesi nei panni di un famoso attore dedito alla beneficenza.
Lo stesso Farnesi cui, tra l'altro, si deve anche il soggetto dell'operazione, scritto insieme a Marcello Iappellie che, nel ricordare che le persone possiedono inimmaginabili lati oscuri, non rinuncia, ovviamente, a riferimenti a reali fatti di cronaca, dalle violenze sugli omosessuali al pestaggio - immortalato dai noncuranti presenti - attuato a scuola da una studentessa nei confronti di una coetanea.
Senza contare un certo retrogusto di denuncia all'apparentemente linda facciata dello star system; man mano che, con colonna sonora di Umberto Smaila a fare da accompagnamento, si viene discretamente coinvolti in un intreccio narrativo finalizzato giustamente ad evidenziare come il web possa trasformarsi in una pericolosissima arma se usato dalle persone sbagliate e, di conseguenza, a ribadire che è giunto il momento di fermarci e di permettere alle nostre anime di raggiungerci.
Peccato che a penalizzare l'interessante agglomerato di realistici racconti, però, provvedano in parte una non sempre convincente recitazione, in parte un look generale che, fin dai titoli di testa, non gli consente di distaccarsi poi molto da una fiction concepita per il piccolo schermo.

Infernet Regista, tra l’altro, di Femmina e La verità negli occhi, Giuseppe Ferlito torna dietro la macchina da presa per denunciare attraverso Infernet quanto pericoloso possa diventare il web se utilizzato dalle persone sbagliate. Con un ricco ma non sempre convincente cast ed abbondanza di riferimenti ai fatti di cronaca d’inizio XXI secolo, intreccia tra loro diverse storie con il fine di ricordare che, in un’epoca sempre più fredda e avvolta dall’incoscienza spesso trapelante dalla rete, necessita il bisogno di tornare ad avere fede negli esseri umani. Ma, se l’insieme si lascia tranquillamente seguire senza annoiare lo spettatore, pecca in parte di look da fiction televisiva, in parte di rispecchiare determinati elaborati concepiti esclusivamente per essere posti a disposizione di campagne sociali.

5.5

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