Recensione In the box

Antonia Liskova si risveglia all'interno di un garage per scoprire di essere prigioniera di un misterioso folle che la costringe a lottare al fine di rimanere in vita... perché il posto sarà presto invaso da monossido di carbonio

recensione In the box
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"Quanto siamo liberi? È una domanda che ci si pone spesso, ma a cui difficilmente riusciamo a dare risposta. Perché la maggior parte di noi conduce una vita tranquilla, fatta di una routine che ci protegge, tiene a bada le nostre paure. E se la nostra esistenza, all'improvviso, sfuggisse al nostro controllo e finisse nelle mani di un altro? Uno sconosciuto".
Aiuto regista dalla lunga carriera spaziante da Vacanze di Natale (1983) di Carlo Vanzina alla serie televisiva Donna detective (2010), Giacomo Lesina è partito da questo interrogativo per mettere in piedi il suo esordio dietro la macchina da presa: In the box (2015), realizzato grazie alla produzione del Massimo Spano che vanta almeno tre decenni di attività in qualità di scenografo (Delitto a porta romana di Bruno Corbucci e Mery per sempre di Marco Risi nel curriculum).
Ed è proprio quest'ultimo, infatti, a curare le scenografie dei circa ottantuno minuti di visione che, immediatamente immersi nella cupa atmosfera garantita dalla fotografia di Bruno"Terra bruciata"Cascio, prendono il via dal dettaglio degli occhi di una donna che si aprono improvvisamente; prima ancora di mostrarne il naso sanguinante e la bocca tenuta chiusa dal nastro adesivo.

Scovate la Liskova!

Donna che scopriamo immediatamente possedere le fattezze della brava Antonia Liskova di Giulia non esce la sera (2009) e Cam girl (2014); la quale, risvegliatasi, appunto, all'interno di un'automobile, prima apprende di essere prigioniera dentro le quattro mura di un piccolo garage dalla collocazione indefinita, poi riceve una telefonata da un misterioso individuo che non solo sembra sapere tutto di lei e della sua vita, ma la mette anche al corrente del fatto che il posto, a quanto pare privo di vie d'uscita, sta per essere invaso da monossido di carbonio.
Quindi, sebbene determinate influenze provengano dichiaratamente dal super classico hitchcockiano Nodo alla gola (1948), non è difficile intuire che il principale punto di riferimento dello script a firma di Germano Tarricone - sceneggiatore, tra l'altro, dello zombie movie Eaters (2011) e della commedia Una notte agli studios (2013) - sia Saw - L'enigmista (2004) di James Wan, di cui vengono emulati anche alcuni risvolti.
A differenza del capostipite della saga splatter incentrata sul sadico Jigsaw, però, il debutto lesiniano non sfrutta affatto il sensazionalismo sanguinolento da torture porn, in quanto preferisce concentrarsi in maniera esclusiva sulla claustrofobica situazione in cui si trova costretta la protagonista, continuamente impegnata ad escogitare tentativi di fuga e consapevole di un solo indizio lasciatole dall'ignoto carnefice: "La salvezza è nell'auto".
Claustrofobica situazione che, complice l'ambientazione americana, possiede un taglio decisamente internazionale; man mano che la tensione non risulta affatto assente e che la buona confezione tecnica provvede a far sorvolare sulla non eccessiva originalità del plot... per approdare ad un epilogo che sembra quasi richiamare alla memoria, in un certo senso, quello di Reazione a catena (1971) di Mario Bava (che il regista, comunque, ammette di non aver mai visto).

In the box Primo lungometraggio diretto dal veterano aiuto regista Giacomo Lesina, In the box (2015) pone la sempre brava Antonia Liskova in una claustrofobica situazione alla Saw - L’enigmista (2004) per costruire un thriller “al chiuso” volto a ricordare che il valore più autentico della nostra vita lo comprendiamo solo nel momento in cui rischiamo di perderla. E non c’è splatter, ma soltanto tensione e sofferenza, nel corso di oltre ottanta non originalissimi ma coinvolgenti minuti di visione che, interessati a riportare in sala quel cinema di genere che in Italia non si frequenta più dagli anni Ottanta, finiscono per manifestare, in realtà, il respiro di un’operazione d’oltreoceano a basso costo confezionata con professionalità.

6.5

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