Recensione Il ventaglio segreto

La storia di un’amicizia oltre i confini del tempo

Articolo a cura di

Il regista cinese Wayne Yang, Orso d'Oro al Festival di Berlino del 1995 per Smoke, intenso racconto (proseguito nel successivo ‘capitolo' Blue in the face) di vite in orbita attorno alla ‘fumosa' e rapsodica Brooklyn degli anni '90, torna in sala con un film a cavallo tra la Cina dell'Ottocento e quella del Novecento per raccontare la storia di un'amicizia oltre i confini del tempo, suggellata dal sacro patto del laotong e giunta intatta fino ai giorni nostri, attraverso i volti di una Shangai in continua trasformazione e quelli di due donne specchio di una stessa società declinata in epoche diverse. I valori e le tradizioni sono qui resi atemporali grazie al raccordo tra presente e passato, simbolo di un'eterna e statica evoluzione, ai cui diversi colori, toni ed espressioni si contrappongono i medesimi sentimenti e le medesime vicende di donne inesorabilmente sottomesse ai codici di una rigida società, ancora oggi fortemente ancorata al predominio maschile, e che ha dato origine a una forte coesione tra donne, a linguaggi segreti, a modi alternativi di comunicare e oltrepassare il muro di silenzio imposto loro dalla società. Il racconto di una tradizione di dolore e stoica determinazione che si tramanda di generazione in generazione.

Ieri e oggi

Cina, XIX secolo. Al tempo delle rivolte dei Taiping, Fiore di Neve e Lily sono due bambine che subiscono il rituale della fasciatura (attraverso il dolore si arriva alla bellezza) dei piedi lo stesso giorno. Unite nel destino e per la vita dal laotong (un vincolo perfino più stretto della parentela), le due bambine seguiranno poi il corso delle loro rispettive vite, ‘assegnate' in virtù della perfezione dei loro piedi ai mariti, provando sulla loro pelle le gioie e i dolori della vita coniugale, ma sempre sostenute dalla loro granitica amicizia, tenuta in vita grazie allo scambio segreto di messaggi redatti in nu shu (un linguaggio segreto riservato alla donne sviluppatosi attorno al XVII secolo) tra le pieghe di un ventaglio bianco di seta.

Nella Shangai moderna di un secolo dopo si sviluppa parallelamente la storia di Nina e Sophia, discendenti del laotong e anch'esse legate fin da bambine da un fortissimo legame di amicizia, che cercheranno di tenere in vita nonostante le impegnative carriere e le movimentate vite di coppia rischieranno a più riprese di spezzare per sempre l'antico e vitale legame che le unisce. In una cruciale fase di smarrimento, sarà poi quello stesso ventaglio attraverso il quale le loro ave, Fiore di Neve e Lily, erano solite comunicare in gran segret (per sfuggire al loro stato di isolamento), a svelare e a rinsaldare il senso di quell'antica amicizia, strettamente legata al senso ultimo della vita.


Una bella tela sfilacciata

Ispirandosi al romanzo della scrittrice Lisa See, dal titolo Fiore di Neve e il Ventaglio Segreto, Wayne Yang ritrae un oriente in bilico tra passato e presente, arcaico e moderno, per analizzare quelli che sono i sentimenti universali di amore e amicizia, sostanzialmente inalterati dal trascorrere del tempo o dall'avvicendarsi dei secoli. Allo stile poetico, accompagnato dalle belle musiche del premio Oscar Rachel Portman, di due mondi diversi e paralleli che si specchiano l'uno nell'altro, si fondono le solide interpretazioni delle due belle protagoniste, libere incarnazioni di un universo femminile intriso di fragilità, determinazione, intelligenza e insicurezze, ma pronto a fare i conti con le asperità della società. Dal dolore fisico della fasciatura dei piedi, a quello dell'anima della perdita di un figlio, fino alle quotidiane oppressioni di una vita frenetica sempre tesa al raggiungimento di obiettivi prestabiliti (variabili a seconda dei tempi storici): l'assegnazione di un marito benestante, il concepimento di un figlio maschio, la realizzazione di una brillante carriera. Obiettivi che spesso portano a perdere di vista i ‘sacri' valori della vita, come quello dell'amicizia, affetto incondizionato per un altro essere umano, un dono concesso solo ai legami ‘speciali'.

Nonostante la generale malia del tema trattato, delle ambientazioni e dei costumi, il film soffre dell'eccessivo spazio concesso al parallelo tra presente e passato, a lungo andare ridondante, e di alcune 'modernizzanti' digressioni narrative che anziché consolidare, indeboliscono la nervatura della trama (come lo straniante personaggio di Hugh Jackman, un tentativo di occidentalizzare e implementare l'appeal del film poco riuscito). Se il discorso della sacralità del sentimento e delle sue declinazioni attraverso il tempo e le storie trova dunque ampio riscontro nella delicatezza di una regia a tratti candida come fiocchi di neve, e nelle intense protagoniste, è proprio lo sviluppo dello script a perdersi talvolta nei meandri del corposo materiale letterario alla base del film, in un tentativo di modernizzazione che altera e in parte scalfisce la sensualità che pur trapela dall'opera.


Il ventaglio segreto Il ventaglio segreto segna il passaggio di testimone, ma anche un ponte tra la Cine del passato e quella del presente, contraddistinta da valori che nel tempo hanno cambiato il loro modo di espressione ma non hanno certo perso la loro forza. Partendo dalle pieghe di un ventaglio e da segreti messaggi scritti in nu shu, Wayne Yang si sofferma a raccontare una storia universale di amore e amicizia che trova nel delicato linguaggio delle immagine e della musica il suo elemento, e che invece si perde tra le pieghe di un altro ventaglio, quello del tentativo di calcare troppo sul parallelo e inserire delle digressioni narrative troppo slegate dal tema del laotong.

6.6

media su 5 voti

Inserisci il tuo voto

  • 6