Recensione Il silenzio degli innocenti

Il classico di Jonathan Demme con Anthony Hopkins e Jodie Foster

recensione Il silenzio degli innocenti
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Un personaggio capace di catalizzare l'attenzione di tre registi di primo piano come Michael Mann, Ridley Scott e Jonathan Demme e di due onesti mestierante quale Peter Webber e Brett Ratner non nasce certo tutti i giorni. Se suddetto, losco, figuro è però partorito dalla penna dello scrittore di culto Robert Harris e risponde al nome di Hannibal "The Cannibal" Lecter allora è semplice comprendere il motivo di tale successo. Da Manhunter - Frammenti di un omicidio al qui oggetto di disamina Il silenzio degli innocenti, da Hannibal a Red Dragon, da Hannibal Lecter - Le origini del male sino alla recente serie televisiva che vede per protagonista Mads Mikkelsen, il folle serial killer aleggia da quasi trent'anni nei nostri incubi cinefili. Sicuramente il più famoso e il più riuscito insieme al seminale "apripista" di Mann, Il silenzio degli innocenti è un titolo che ha fatto storia ed è entrato nell'immaginario collettivo del grande pubblico soprattutto per la "prima volta" di Anthony Hopkins nel ruolo, attore di prima grandezza capace di rendere memorabile questo pseudo villain psicopatico ma ricco di un fascino morboso che ha generato omaggi e parodie a non finire in produzioni successive, complice anche il torbido rapporto che lo vede alle prese con una bella e brava Jodie Foster. Per la cronaca, i due interpreti furono giustamente premiati entrambi con l'Oscar, in una cinquina che segna un particolare primato: insieme a due classici come Accadde una notte e Qualcuno volò sul nido del cuculo forma il trio di pellicole che hanno vinto le cinque statuette più importanti: miglior film, miglior regia, miglior attore, miglior attrice e sceneggiatura non originale (di Ted Tally).

"Bene, Clarice, gli agnelli hanno smesso di gridare?"

Ne Il silenzio degli innocenti (in onda mercoledì 14 gennaio alle 00.35 su RAI MOVIE) un serial killer, rinomimato Buffalo Bill dai massa media, autore di terribili omicidi ai danni di ragazze indifese i cui corpi vengono ritrovati orribilmente scuoiati, spinge Jack Crawford, dirigente dell'FBI, a mandare la promettente recluta Clarice Starling a cercare di ottenere informazioni dal dottor Hannibal Lecter, ex psichiatra e criminologo, detenuto da oltre otto anni nel manicomio criminale di Baltimora. Il luminare, accusato di aver barbaramente ucciso alcuni dei suoi pazienti e di essersi cibato dei cadaveri, ha un'intelligenza superiore alla media che, unita alla sua follia, lo rende un uomo pericoloso anche da dietro le sbarre. L'unico modo per Clarice di ottenere la fiducia e l'aiuto di Lecter è quello di esser totalmente sincera con lui, rivelandogli drammatici dettagli sul suo passato. Ma quando un'altra ragazza, figlia di un'importante membro politico, viene rapita, la ricerca del serial killer si trasforma in una vera e propria lotta contro il tempo...

"Devo lasciarti ora, ho un amico per cena"

Teso all'inverosimile, con una violenza più suggerita che mostrata (ma le scene crude non mancano), Il silenzio degli innocenti è il perfetto compendio di tutto ciò che un thriller di qualità dovrebbe avere. Tagliente come una corda di violino e con epilogo da brividi, il film vive di un'intensità rara ben espressa da una sceneggiatura impeccabile che sfrutta al meglio le pagine del romanzo, lasciando il giusto spazio alle psicologie dei personaggi e trasudando una costante inquetudine smorzata soltanto dall'ironicamente sprezzante epilogo. La regia di Demme è essenziale e non vira mai verso uno spettacolo fine a se stesso: anche le sequenze più visivamente potenti, come quella della incredibile fuga di Lecter, sono dosate con una sobrietà magistrale e sfruttano al meglio le ambientazioni. Scelta fondamentale, così come recitava il romanzo, è stata quella della protagonista femminile: donna scaltra, ma pur sempre donna in un mondo perlopiù frequentato dall'universo maschile. E diverse scene nelle quali Clarice si ritrova al centro, osservata da membri dell'altro sesso con una sorta di velata cupidigia, aumentano a dismisura la già forte empatia col personaggio. Una claustrofobia interiore che vive nei ricordi della giovane recluta oltre che negli spazi filmici e che la porta ad identificarsi con le povere, indifese, vittime del serial killer. Agnelli (il titolo originale non a caso è The silence of lambs) mandati al macero senza pietà per fini superiori, in questo caso incarnati dalla follia di un cane sciolto a sua volta vittima di abusi infantili. E ancora uno sguardo al mondo animale con le falene, feticcio crudele lasciato sui corpi dei cadaveri, a segnare l'idea di una metamorfosi non soltanto fisica. Ma qui la vera bestia è l'uomo: Hannibal e Buffalo Bill, due volti di una stessa medaglia, due simili eppur diversi figli degenerati del mondo moderno. Ed il primo, interpretato magistralmente da un Hopkins forse mai più così "in parte", è divenuto una figura simbolo dell'universo di celluloide come poche se ne ricordano.

Il silenzio degli innocenti Gela il sangue con una tensione esasperata, che raggiunge apici di pathos rari nelle bellissime scene chiave, questo grande cult firmato nel 1991 da Jonathan Demme. Il thriller "perfetto" che non lascia nulla al caso e si affida alle straordinarie performance dei suoi due protagonisti (entrambi premiati con l'Oscar) per raccontarci una storia di follia e crudeltà riplasmando le regole classiche del poliziesco. Il regista gestisce al meglio ogni singola immagine e, complice il romanzo d'origine e la perfetta sceneggiatura di Ted Tally, confeziona un'opera cardine degli anni '90 consacrando il personaggio di Hannibal Lecter a vero e proprio mito del Cinema hollywoodiano.

9

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