Recensione Il Seminarista

A metà tra il romanzo di formazione e il racconto storico, Gabriele Cecconi racconta le insicurezze di un giovane seminarista

recensione Il Seminarista
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Girato in sole cinque settimane e con un budget molto ristretto, Il Seminarista del pratese Gabriele Cecconi è un film dedicato alla memoria di Corso Salani, regista fiorentino che ha fatto del low budget una parte integrante della sua estetica diventando uno dei più importanti registi indipendenti italiani, anche se purtroppo rimane ancora sconosciuto ad una larga fetta del pubblico medio. Studioso di Elio Petri e professore di Linguaggio cinematografico nel Corso di Regia alla Scuola di cinema Anna Magnani di Prato, Gabriele Cecconi lavora con la cinepresa dal 1985 -avendo al suo attivo oltre 150 tra corto e mediometraggi- ma con Il Seminarista debutta per la prima volta con un lungometraggio. La genesi del film è però alquanto lunga, infatti la prima versione della sceneggiatura, intitolata Oltre il cancello, vinse nel 1990 un premio istituito da Mario Cecchi Gori; in seguito Cecconi, grazie all'aiuto di Sergio Staino, si mise contatto con Nanni Moretti e la sua Sacher Film per spingerlo a produrre la pellicola. L'accordo non si fece perché Cecconi non voleva abbandonare il mondo dell'insegnamento come gli era stato chiesto proprio da Moretti. Finalmente, dopo più di vent'anni, grazie al contributo per lo sviluppo dalla Toscana Film Commission e alla collaborazione di Ugo Chiti nella revisione della sceneggiatura, il film ha visto così la luce.

Guido il seminarista

Italia, 1959. Guido, un bambino di dieci anni, varca il cancello di un Seminario, affascinato dal sogno di diventare sacerdote. Ben presto prende consapevolezza che essere un bravo seminarista significa piegarsi ad una educazione innaturale, ispirata a un modello ascetico di disprezzo del corpo, all’ossessione del peccato, alla repressione sessuofobica degli istinti e dei sentimenti. Guido si scontra con un inflessibile sistema gerarchico, che obbliga ad osservare rigidamente i regolamenti, obbedire ciecamente ai superiori e a non pensare con la propria testa, così come accade in ogni realtà in cui le esigenze del singolo individuo si scontrano con l’autoconservazione dell’istituzione. La pratica religiosa di tipo devozionale privilegia la ripetizione ossessiva di riti e preghiere, l’indottrinamento catechistico, mettendo in secondo piano la solidarietà verso i più deboli, che Guido considera invece il più importante dei comandamenti. Il protagonista condivide dai 10 ai 18 anni tutti i momenti, divertenti ma anche drammatici, della vita in comune con i suoi amici, finché una serie di imprevedibili vicende lo porterà a confrontarsi con una realtà molto diversa da quella immaginata, scoprendo come si arrivi anche a nascondere alcuni comportamenti immorali, pur di salvare il buon nome dell’istituzione.

La dura vita del seminario

Il film inizia a colori, siamo al giorno d'oggi e Guido è un professore di italiano. Sta discutendo con la madre di un allievo che spinge a non mollare e a diplomarsi. L'uomo è felice, ma riceve una telefonata che lo sconvolge: una persona a lui cara è morta. Non sappiamo chi sia ma vediamo la madre inginocchiata di fronte al feretro. Uscito dalla camera ardente Guido cammina per la città fino a trovarsi davanti ad un cancello, il cancello che valicò nel 1959 quando entrò in seminario. Così inizia il film di Gabriele Cecconi, una serie molto veloce di sequenze che posizionano il nostro protagonista al giorno d'oggi e già fuori dal seminario. Tutto quello che vediamo in seguito è un lungo flashback di cui sappiamo già l'epilogo. Guido è uscito dal seminario e non è diventato parroco.
Il resto del film è invece girato completamente in bianco e nero, colori che ricordano quelli dell'abito talare ed estremizzano visivamente quella dualità che sarà al centro di tutta l'esperienza del giovane Guido in seminario, una realtà in cui si contrappongono continuamente ed ossessivamente le tenebre dell’inferno e la luce del paradiso, il corpo e l’anima, il peccato e la grazia, la terra e il cielo.
Il passato dipinto nel film è quello della nostra Italia, la vita civile si trovava a stretto contatto con quella religiosa e quella del parroco era una presenza molto forte, un personaggio potente e che spesso si spingeva addentro agli aspetti più pruriginosi della vita dei giovani. Nel seminario quel potere era ancora più accentuato. La vita dei seminaristi diventa così simile a quella delle reclute in caserma, nasce un forte senso di cameratismo tra di loro, ma le tante differenze che ci sono tra i ragazzi, dal figlio del ricco avvocato benefattore della Chiesa al povero ragazzo del Sud che si ritrova in seminario per necessità, portano ad una terribile violenza psicologica. Violenza che diventa anche fisica a causa della violente punizioni corporali portare avanti dai prefetti. Quello che ci viene raccontato nel film, sebbene sia pura finzione, è una rielaborazione di fatti realmente accaduti, raccolti e rielaborati dal regista e sceneggiatore sotto un unico tetto. Il film racconta così le esperienze verosimili di un seminarista che si scontra con un'istituzione monolitica, ferma nelle proprie convinzioni, e moralmente in bilico tra giusto e sbagliato. Un ritratto che non vuole essere accusatorio ma semplicemente un racconto di vita. Di molte vite.

Oltre il cancello

Rinchiuso all'interno del seminario il giovane Guido passerà otto anni della sua vita e si confronterà sempre di più con un sistema meritocratico e ipocrita che pensa unicamente al rito e alla teologia, alle regole piuttosto che alla compassione umana e alla carità cristiana. Una realtà bigotta con una paralizzante paura del corpo femminile e della sfera sessuale, estremizzata nella scena in cui il vecchio padre spirituale copre con le mani la figura di Marylin Monroe che canta in La Magnifica Preda. Una figura proibita che diventerà la prima immagine sessuale che ossessionerà Guido. Cecconi gioca bene le sue carte rappresentando queste forti tensioni sessuali con grande intensità ma senza scadere nella volgarità o nell'eccessivo didascalismo. Sarà proprio l'attrazione verso l'altro sesso, così sconosciuto ai giovani seminaristi, a spingere Guido a mettere in dubbio la sua vocazione. L'incontro con la giovane scout, Giulia, con cui stabilirà una storia d'amore epistolare, sconvolge profondamente il seminarista, che si ritrova di fronte alla dualità della vita: da una parte l'amore per il divino e dall'altro l'amore verso una donna. Dovrà compiere una dura scelta: tradire Dio e la Chiesa oppure se stesso e le proprie emozioni. In quest'ottica il titolo originale Oltre il cancello si adattava meglio, poiché proprio il cancello del seminario diventa quell'insormontabile ostacolo che tiene separato Guido dal mondo esterno e dall'amore a cui tanto anela.

Il Seminarista A metà tra il romanzo di formazione e il racconto storico, Il Seminarista è una buona pellicola indipendente che non è certo esente da difetti. La recitazione è come sempre un punto debole, soprattutto quando si lavora con dei bambini, ma la cura per la regia e la bella fotografia in bianco e nero rendono il film un ritratto rigoroso ma anche emozionante di una Chiesa che fino a pochi anni fa non era tanto lontana da ciò che vediamo sullo schermo. Un'istituzione che grazie all'opera illuminata di Papa Francesco sta lentamente cambiando la propria immagine, dimostrandosi molto più aperta e comprensiva.

7

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