Roma 2014

Recensione Il segreto del suo volto - Phoenix

Christian Petzold racconta il dramma della deportazione attraverso la parabola di una donna alla riconquista di sé stessa

recensione Il segreto del suo volto - Phoenix
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Il regista tedesco Christian Petzold presenta nella sezione Gala del Festival di Roma la sua ultima opera dal titolo Phoenix (che arriva in sala nel nostro Paese col titolo Il segreto del suo volto), storia toccante di una ebrea sopravvissuta ad Auschwitz che tornerà a Berlino per tentare di riappropriarsi (nei limiti del possibile) della propria vita. La storia è infatti quella di Nelly Lenz, una giovane cantante ebrea che di ritorno dai campi di concentramento sopravvissuta per miracolo ma completamente sfigurata dovrà sottoporsi (con il supporto dell'amica Lene) a un intervento di ricostruzione facciale che le ridarà un nuovo volto rendendola però assai diversa dalla donna che era stata un tempo. Nell'amarezza di non riconoscersi più in sé stessa ("Io non esisto più" saranno le parole che userà per manifestare il proprio scompenso esistenziale), l'unico stimolo per andare avanti e che l'aveva sostenuta anche nella terribile esperienza da internata, sarà quello di ritrovare il suo amato ex marito e musicista Johnny, mai più visto dal giorno della sua deportazione. Una ricerca che la condurrà al Phoenix, un locale notturno dove sembra circolare la maggioranza di musicisti e artisti in attività. E proprio nel locale Nelly ritroverà il suo amore perduto Johnny, il quale non riconoscendola ma scorgendo in lei una spiccata somiglianza con la ex moglie le proporrà un affare, ovvero quello di fingersi lei per mettere le mani sulla cospicua eredità ancora in attesa di essere rivendicata. Attratta dall'idea di ricostruire il rapporto con il marito, Nelly (presentatasi con il falso nome di Esther) si presterà alla messinscena di Johnny riappropriandosi (a poco a poco) anche della propria vita passata. Ma in quel viaggio di riappropriazione di sé stessa, però, la donna scoprirà anche alcune amare verità sul conto del marito che la porteranno - strada facendo - a vedere il suo vecchio legame sotto tutta un'altra prospettiva.

Ritrovar(si)

Dopo La scelta di Barbara (distribuito anche nelle sale italiane nel 2013 e che affrontava il tema amoroso all'interno del clima di persecuzione e terrore nella Germania della Stasi), Christian Petzold torna a parlare di figure di donne sensibili ma determinate. Attorno al concetto predominante della perdita d'identità (dovuta alla sfigurazione del proprio volto ma anche alle indicibili sofferenze portate dall'esperienza dei campi di concentramento e dalla perdita totale dei propri affetti) anche in questo film, come accadeva nel precedente, Petzold sceglie come fuoco della narrazione la figura di una donna posta di fronte a un bivio, che qui risulta essere la scelta necessaria tra la propria integrità di donna e una nostalgia amorosa molto probabilmente già fuori tempo massimo. Il regista tedesco conduce questa parabola di presa di coscienza con estremo equilibrio e delicatezza, affidando alla protagonista Nelly (interpretata da un'ottima Nina Hoss) il candore e la forza di una vera eroina contemporanea. Nel percorso di Nelly verso la sua voglia di riconquista di sé stessa e dell'amore perduto, Phoenix descrive infatti la tematica della persecuzione nazista attraverso lo sguardo delicato e sofferente di una donna ancorata al proprio passato da un trauma indelebile. Misurato e sostenuto da un crescendo graduale e potente il film di Petzold accompagna la protagonista attraverso l'elaborazione di quel lutto e la necessaria catarsi verso un futuro diverso, segnato in pari misura dai nuovi lineamenti e da una nuova comprensione della vita. Un film di grande equilibrio, catalizzato in un finale bellissimo e toccante sulle splendide note di Speak Low.

Il segreto del suo volto - Phoenix Il regista tedesco Christian Petzold presenta al Festival del Film di Roma il suo ultimo film, Il segreto del suo volto (Phoenix), storia drammatica e toccante di una riconquista d’identità che passa tanto attraverso la trasfigurazione fisica quanto (e più) attraverso quella emotiva. Un film di grande rigore narrativo che sa calibrare perfettamente il suo crescendo drammatico per volgere poi verso un finale catartico e assai toccante raccordato attorno alle note e parole di Speak Low.

8

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