Recensione Il Rosso e il Blu

Riccardo Scamarcio prof ispirato nell'ultimo film di Giuseppe Piccioni

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Liberamente ispirato all'omonimo libro di Marco Lodoli, Il rosso e il blu di Giuseppe Piccioni (La vita che vorrei, Giulia non esce la sera) s'inserisce nella scia di film che adoperano il mondo della scuola quale cartina di tornasole per osservare pregi e difetti delle società coeve. A differenza di altre recenti produzioni estere però (quali ad esempio l'americano Detachment o il canadese Monsieur Lazhar) il film di Piccioni sceglie apertamente di non assumere un taglio sociologico (che rispecchi la pericolosa decadenza societaria o le diffuse sofferenze sociali) ma di abbracciare piuttosto il tono (quasi) scanzonato di una commedia leggera che fa dello stereotipo il suo cavallo di battaglia. Uno stereotipo che da presunta debolezza diventa infatti, a sorpresa, il punto di forza di un lavoro che gioca molto bene le sue carte ‘artistiche', grazie soprattutto al confronto tra la figura del professore ispirato di Riccardo Scamarcio e quello profondamente disilluso interpretato da un magistrale Roberto Herlitzka, che ancora una volta si erge a colonna portante di un'opera filmica grazie al suo incredibile istrionismo espressivo che mischia con sorprendente equilibrio sobrietà e ironia, saggezza e follia. Accanto a lui, le prove comunque funzionali di una sempre brava Margherita Buy (ancora una volta musa femminile di Piccioni) e del già citato Riccardo Scamarcio (adatto - anche se un po' statico - nel ruolo di un giovane professore ancora animato dalla voglia e dalla speranza di fare la differenza).

Imparare a insegnare

In una classe di un anonimo quanto universale liceo romano si alternano le storie degli adulti e dei giovani che ogni giorno ivi si recano per impartire o ricevere lezioni. La passionalità del giovane supplente di lettere Prezioso (Riccardo Scamarcio) che vive con assoluto slancio la sua professione sarà costretta a fare i conti con la generale superficialità e mancanza di passione del mondo studentesco, mentre la durezza dell'anziano e disilluso professore di storia dell'arte Fiorito (un sublime Roberto Herlitzka) dovrà confrontarsi con il tenero richiamo di una vecchia alunna che, ormai adulta, ancora ricorda con assoluto trasporto la lezione "tra classicismo e romanticismo" impartita dal maestro; infine la meticolosa professionalità della preside d'istituto (Margherita Buy) dovrà ammorbidirsi di fronte alla vicissitudini di uno strano alunno abbandonato dalla madre, per scoprire infine che la Scuola (così come la vita) di cui lei è parte integrante è ben altra cosa dalle circolari e dai documenti che ogni giorno affollano la sua scrivania.

Una interessante galleria di colori

Piccioni mette in campo una commedia che mira a seguire la ricerca di quello stato di mezzo tra classicismo e romanticismo (citato nel film) di insegnanti e studenti che, ognuno con la propria vocazione, ogni giorno attraversano i corridoi di un liceo romano. Dallo studente rumeno devoto al suo dovere e allo stesso tempo ‘ipnotizzato' dalle movenze seduttrici di una sua compagna fino al professore svuotato di stimoli, tutti i protagonisti di questa commedia corale dimostreranno come la tensione tra ordine e disordine, razionalità e istinto, governi infine ogni singola esistenza dentro e fuori ‘le mura' dell'istituzione scolastica. Costretti a occuparsi di ciò che avviene nelle aule e tra i banchi scolastici, i professori alla stregua degli studenti dovranno compiere il loro personale cammino per capire, infine, che sempre dall'esterno arrivano i maggiori condizionamenti e le pulsioni più forti. Un percorso lungo il quale ritrovarsi a parlare con un padre quasi dislessico e altamente (in)comunicativo servirà a spiegare il totale disinteresse scolastico del figlio, o scoprire come il figlio di un extracomunitario onesto e deciso a guadagnarsi la stima del paese che lo ospita si traduca nella totale abnegazione allo studio dal suo unico erede. Mondi che s'incontrano e si scontrano al di là di una cattedra o lungo un corridoio per poi ritrovarsi, anni dopo, nella memoria di una lezione o di una frase folgorante, in quel processo di lenta acquisizione di senso che solo il passare del tempo concede, alla scuola così come al resto dei 'luoghi' della vita.

Il rosso e il blu A distanza di tre anni dal suo ultimo lungometraggio (Giulia non esce la sera), Giuseppe Piccioni torna al cinema confondendosi tra i banchi di scuola per parlare di studenti e professori alla prese con la loro personale ‘scoperta’ della vita, osservata attraverso l’occhio mutabile di generazioni a confronto. Film che trova sé stesso e convince soprattutto nella dichiarata volontà di distanziarsi dal lavoro a sfondo sociologico per cogliere invece la consuetudine scolastica nella sua estemporaneità e attraverso la ‘retorica’ dei ruoli. Un cast ben oliato che s’illumina grazie alla presenza del magistrale Herlitzka chiude in positivo quest’affresco leggero sui rossi e blu della vita capace di strappare più di una sincera risata non mancando, comunque, di sollevare anche qualche interessante riflessione.

7

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