Recensione Il regno del fuoco

McConaughey, Bale e Butler... a caccia di draghi!

recensione Il regno del fuoco
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Oggi i nomi di Matthew McConaughey, Christian Bale e Gerard Butler sono assai familiari non solo ai cinefili ma anche al pubblico da multisala, visto l'impennata che hanno avuto le rispettive carriere negli ultimi anni. Ma nel 2002 erano ancora misconosciuti alle masse: un'occasione per ritrovarli tutti tre e assieme prima del futuro successo è offerta da Il regno del fuoco, buon successo di pubblico diretto dal regista di provenienza televisiva (su tutti, X-Files) Rob Bowman (autore solo trentasei mesi dopo del mega-flop di Elektra). I videogiocatori ancora orfani della visione potranno inoltre constatare l'incredibile somiglianza dei draghi presenti nella pellicola con quelli del noto videogioco di Bethesda Skyrim; non a caso i programmatori, per modellare le fameliche creature del titolo, si sono ispirati proprio al design di Reign of fire.

Cacciatori di draghi

Nel 2002, mentre si trova insieme alla madre, a capo di alcuni lavori di escavazione nei sotterranei di Londra, il piccolo Quinn scopre una grotta nascosta al cui interno si nasconde un drago. Durante la rocambolesca fuga Quinn riesce a salvarsi ma vede la madre morire davanti ai propri occhi. Diciotto anni dopo il mondo è completamente cambiato: è stato invaso dai draghi (che si son riprodotti a velocità spaventosa) e i pochi sopravvissuti sono costretti a vivere asserragliati in sporadiche roccaforti, impossibilitati a mantenere i contatti con gli altri gruppi di superstiti. Proprio Quinn è al comando di uno di questi insediamenti quando un giorno, al castello, giunge una pattuglia di soldati americani capeggiati dal folle e temerario Denton Van Zan, che si fa chiamare anche "dragon slayer" in quanto l'unico ad esser riuscito ad uccidere alcuni dei temibili predatori.

Fuoco e fiamme

Giocattolone spettacolare senza alcune velleità autoriale, Il regno del fuoco si fa apprezzare per la sua essenza tipicamente b-movie (a dispetto comunque del cospicuo budget) che guarda con nostalgia a molti titoli coevi degli anni '80 e '90. L'anima avventurosa, pressoché priva di qualsiasi intento introspettivo, riesce ad amalgamarsi assai bene per i cento minuti di durata grazie anche ad un'efficace gestione del ritmo e ad un sottotesto sentimentale fortunatamente solo accennato. E se la regia di Bowman, pur non facendo gridare al miracolo, si rivela discretamente efficace nelle scene d'azione, preponderanti per buon parte del minutaggio, è la sceneggiatura il vero tallone d'Achille dell'operazione: troppe scelte insensate, oltre ad uno sviluppo dei personaggi non sempre convincente, minano in parte l'appeal empatico. Se infatti l'anima citazionista del racconto (che reinterpreta in uno sketch favolistico per bambini anche una delle più famose scene di Star Wars), frullando in un mix diversi classici del genere, è pregna di una piacevole sensazione di déjà vu, lo sviluppo del racconto vive di incongruenze e forzature poco logiche, epilogo incluso. Tralasciandone la componente narrativa e concentrandosi solo su quella testosteronica la visione si rivela comunque piacevole e può contare su effetti speciali di primo piano: lo stesso, già citato, design dei draghi risulta infatti affascinante, così come la mitologia costruita attorno alle loro origini, soltanto penalizzata in parte da alcune ingenuità nella parte finale. Per ciò che concerne le tre male-star in divenire, il compito più facile spetta a Butler, in un ruolo secondario abbastanza canonico, mentre è comunque apprezzabile la prova di Bale nei panni del classico "buono" tormentato della situazione. Ma, già anni prima dello schizzato personaggio di Killer Joe, è Matthew McConaughey a regalarci una performance perennemente sopra le righe: il suo Van Zan (calvo e dalla folta barba, muscoloso e tatuato e col sigaro sempre in bocca) è infatti un concentrato di carisma e follia più unico che raro.

Il regno del fuoco Più b-movie che blockbuster, Il regno del fuoco scorre veloce garantendo la giusta dose di divertimento fine a sé stesso. Tra omaggi a titoli del passato e ottimi effetti speciali, il film pecca in una sceneggiatura sin troppo basilare e ricca di mancanze logiche che trancia in più occasioni il corretto sviluppo della storia, senza però penalizzare eccessivamente il piacere della visione. E il Van Zan di McConaughey è un personaggio (s)cult che lascia il segno.

6.5

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