Recensione Il ragazzo invisibile

Gabriele Salvatores e il suo tentativo (in gran parte riuscito) di inaugurare il genere del cinecomic all'italiana

recensione Il ragazzo invisibile
Articolo a cura di
Marco Lucio Papaleo Marco Lucio Papaleo inizia a giocherellare sulle tastiere degli home computer nei primissimi anni '80. Da allora, la crossmedialità è la sua passione e sondarne tutti i suoi aspetti è la sua missione. Adora il dialogo costruttivo, vivisezionare le opere derivate e le buone storie. E' molto network e poco social, ma è immancabilmente su Google+.

Il protagonista de Il ragazzo invisibile, Michele, è un ragazzino come tanti altri: suo malgrado si confonde tra i suoi coetanei e non spicca per la qualità dei suoi voti o doti particolari. È un ragazzo sensibile, di buon cuore, ma fondamentalmente insicuro e chiaramente ancora non ben consapevole di sé. In pratica è “invisibile” ai compagni, tranne che ai soliti bulletti che per farsi grandi se la prendono con chi non se la sente di reagire. Vorrebbe essere diverso, più popolare, benvoluto... soprattutto agli occhi di Stella, nuova arrivata in classe che lo conquista subito coi suoi modi di fare gentili ed aggraziati. In seguito ad una serie di eventi Michele scopre, tuttavia, di scomparire sul serio alla vista degli altri, e dopo un iniziale smarrimento cerca di sfruttare a suo vantaggio questa sua nuova “abilità”. Ma, come dovrebbe saper bene dai fumetti di cui è un avido lettore, «da un grande potere derivano grandi responsabilità» e ben presto dovrà fare i conti con l'origine di questo potere e le sue conseguenze...

Anatomia di un supereroe

È un palese omaggio al Superman di Terra Uno quello che campeggia sulla locandina del nuovo film del Premio Oscar Gabriele Salvatores, e non crediamo sia un caso o una semplice citazione furbetta: Il ragazzo invisibile, per quanto sembri strano, è un'operazione sì studiata “a tavolino” ma mostra anche una discreta dose di 'organi': cuore, fegato, polmoni. Cuore, perché gli sceneggiatori dimostrano di avere familiarità con il canone fumettistico/supereroistico, di rispettarlo e amarlo, di volerlo proporre perlomeno in uno dei suoi aspetti più interessanti, quello introspettivo (e in questo, la scelta di Terra Uno quale riferimento è significativo) e stesso dicasi per l'operato del regista, che palesa l'ammirazione per un genere cinematografico che ha superato la nicchia e si è imposto, anzi, come il “nuovo kolossal”. Fegato, data l'aspirazione dei produttori di tentare strade nuove per il mercato italiano, tornare a investire nei film di genere, nel fantasy, nella fantascienza, nel cinema per ragazzi. E farlo forti del successo riscontrato in altri generi (i produttori sono, tra le altre cose, anche fautori de La grande bellezza e sarebbe stato “facile” proseguire sul filone invece che imbarcarsi in un'avventura come questa). Polmoni perché, al netto delle possibilità “tecniche” l'universo narrativo che si è venuto a creare ha il fiato per poter continuare la sua corsa con sequel e spin-off vari, come del resto già sta accadendo tramite il romanzo e la mini serie a fumetti ora nelle librerie.

Italian superhero

Quello di Salvatores è un film del quale si è chiacchierato molto, e spesso a sproposito, con un certo “disfattismo all'italiana” oramai radicato, sia in chi non crede a questo tipo di prodotti (e alla loro invece necessaria presenza anche nel panorama italiano) ma anche in chi questo genere lo ama, ma non crede che nel nostro Paese si possa essere in grado di realizzarlo. Le nostre property fumettistiche più interessanti sono state, in passato, svendute all'estero per la realizzazione di film e serie animate, e a parte qualche sporadico horror il successo popolare del cinema di genere italiano, in Italia stessa, è oramai un lontano ricordo, e i rari esperimenti operati negli ultimi anni hanno tutti fallito, in un modo o nell'altro. Si parte sfiduciati e, anche a giudicare dal trailer, le aspettative si mantengono basse. Anche le singole scene visionate in anteprima qualche tempo fa ci avevano lasciato qualche dubbio. Eppure, alla prova dei fatti, dopo aver visionato il film completo, Salvatores ci ha convinto.

L'inizio di una nuova era?

Il film, difatti, è tecnicamente ben realizzato, sfrutta la maestria di diversi affermati talenti italiani in ruoli per loro inediti, sfoggia dei giovanissimi palesemente inesperti ma talentuosi, ha un'ottima colonna sonora e ci delizia con tanti omaggi non solo al genere dei supereroi (dallo Spider-Man di Raimi agli X-Men di Singer) ma anche al cinema anni '80 (Ritorno al futuro, Karate Kid, Gremlins). Ma, soprattutto, è scritto bene. La sceneggiatura, per quanto non particolarmente originale, non “bara” e difficilmente si storcerà il naso per qualche punto oscuro della trama o reazione di un personaggio, soprattutto se si contestualizza il tutto e si riempie qualche falla tramite il fumetto e/o il romanzo (che comunque non sono indispensabili per godersi la pellicola). I personaggi, senza addentrarci in spoiler vari, sono ben scritti e si è fatta di necessità virtù per quanto riguarda i superpoteri scelti: dovevano essere “fattibili” con i mezzi a disposizione ma sono stati ben inseriti nello script, in maniera funzionale. L'invisibilità o i poteri psichici assumono così un ruolo “strategico” nella trama, a tutto vantaggio della scorrevolezza della storia.
Certo, Il ragazzo invisibile ha un punto debole. La pellicola non difetta certa in ritmo e proposta di intrattenimento, quanto in spettacolarità. Ci sono numerose scene d'azione, ma chiaramente non bisogna aspettarsi i combattimenti che siamo abituati a vedere in Avengers o nei tanti cinecomic americani. Non siamo, purtroppo, neanche ai livelli di un Chronicle o di un Kick-Ass, e per il pubblico più smaliziato questo potrebbe essere un elemento da tenere in considerazione.

Il ragazzo invisibile Alla luce dei fatti, possiamo considerare Il ragazzo invisibile un esperimento riuscito? A nostro parere sì. La produzione ha investito lavoro e risorse nel progetto e si nota da tanti piccoli dettagli e, soprattutto, da una sceneggiatura attenta ai personaggi e alla loro valorizzazione. Il film intrattiene per tutta la sua durata e ha un unico limite strutturale: manca la grandeur dei colleghi blockbuster americani. Il dubbio è: il pubblico è pronto a stupirsi ed appassionarsi ad un cinecomic senza combattimenti coreografati spacca-mascella, alieni, esplosioni ogni due per tre? Lo scopriremo presto. Nel frattempo, noi tifiamo per Salvatores e per il coraggio di averci provato. Se il progetto avrà un esito finanziario positivo, l'eventuale secondo capitolo potrebbe (e dovrebbe, eh!) essere più spettacolare in termini visivi. E, a proposito di sequel... restate per i titoli di coda, vi aspettano diverse sorprese!

6.5

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