Il padre d'Italia: la recensione del film con Luca Marinelli

Fabio Mollo dirige la coppia Marinelli-Ragonese in un roard movie intimo e personale che offre una profonda riflessione ricca di sentimenti autentici.

recensione Il padre d'Italia: la recensione del film con Luca Marinelli
Articolo a cura di
Mattia Bianchini Mattia Bianchini Per un aspirante regista i film sono un libro di testo più potente di qualsiasi scuola. Aggiungeteci quell'amore che rende la passione un'ossessione e il passo per diventare un divoratore famelico di cinema è breve. Non chiedetegli di scegliere un periodo, una categoria o un genere cinematografico e nemmeno di porre un freno alla fantasia e all'immaginazione. Mettersi in gioco nel confronto e nella condivisione rimane un' esperienze imprescindibile nell'arte, il vero modo per continuare a crescere senza limiti di tempo e di età.

Essere genitore fa parte della natura dell'essere umano? Ma cosa è naturale e cosa contro natura? Sembrano queste le domande che animano la ricerca di Fabio Mollo nel suo ultimo film - in arrivo nelle sale italiane - Il padre d'Italia. Dopo aver ottenuto grandi consensi nel mondo della critica e nel giro dei festival col suo interessantissimo film d'esordio, Il sud è niente, il regista calabrese torna dietro la macchina da presa per un road movie coraggioso, capace di sorprendere ed emozionare. Paolo (Luca Marinelli) e Mia (Isabella Ragonese) sono due trentenni completamente diversi l'uno dall'altra. Lui, concreto e razionale, solitario ed introverso, rinchiuso nel proprio mondo e schiacciato dal peso di una vita che sembra non voler mai guardare in faccia. Lei, esuberante eterna adolescente, che non vuole appartenere a niente e nessuno e che pur di fuggire dalla realtà sarebbe disposta a mentire pesino a se stessa. Cosa potrebbero mai avere in comune un omosessuale così disilluso ed una ragazza incinta tanto vulcanica? Niente; eppure è in quel "niente" che si nasconde la magia del cinema e che per Mollo diventa tutto.


Gemelli diversi

L'incontro con il proprio gemello diverso, con quello che diventerà inconsapevolmente il proprio angelo custode, spesso è soltanto un momento, qualcosa di fortuito e puramente casuale, come due occhi verde cristallo che si posano su una chioma rosea più appariscente delle altre sotto le luci psichedeliche di un locale. Bisogna soltanto cogliere quel momento ed essere disposti a viverlo. In fondo i Mia e Paolo de Il padre d'Italia sono uno l'immagine riflessa dell'altra, l'immagine di uno specchio distorcente. Sono l'incarnazione delle loro parti sconosciute, quelle che convivono da sempre con noi e che per mille paure tendiamo a tenere nascoste, soffocandole, ma che tutto d'un tratto riemergono prepotentemente facendoci sorprendere di noi stessi oltre che della vita. È emozionante vedere come il viaggio fisico da una parte all'altra dell'Italia, rappresenti in realtà anche il viaggio metaforico da un estremo all'altro di se stessi. Questo diventa possibile grazie all'intelligenza di una scrittura, firmata ancora una volta da Josella Porto e Fabio Mollo, che riesce ad insinuarsi nelle pieghe più intime dei propri personaggi senza diventare mai giudicante e che riesce a modulare le giuste dosi di ironia con intensi momenti di riflessione. Il cineasta è bravissimo poi a trasformare tutto questo in immagini, trovando una forma cinematografica molto pop, animata dall'uso prevalente della camera a mano, da sapienti giochi di colori, luci ed ombre, accompagnata da un sottofondo musicale dai tratti dolaniani e sublimata da un montaggio straordinario capace di trovare soluzioni inaspettate ed incredibilmente efficaci per l'andamento emotivo del film. Un vero road movie dell'anima, che certamente nel suo sviluppo complessivo pecca anche di qualche leggero disequilibrio in alcune sue parti, ma di fronte a questo coraggio e questa forza filmica ben venga anche qualche piccola ingenuità perchè forse sono proprio queste a rendere i sentimenti tanto veri ed autentici.

Questione di feeling

Impossibile infine non rimanere sedotti dalle interpretazioni di due attori tanto formidabili. Luca Marinelli si conferma probabilmente il più grande talento attoriale di questa generazione ed è meraviglioso vedere come riesca a lavorare in sottrazione trovando un'intensità fortissima nei piccoli gesti, senza il bisogno di caricare il personaggio di alcuna enfasi eccessiva. Isabella Ragonese dal canto suo, si plasma a lui andando a riempire di estro tutti i vuoti che le vengono lasciati. Un equilibrio sottile, gestito con grande grazia e leggerezza che darà vita - con Il padre d'Italia - ad un film sensibile, delicato, ma allo stesso tempo profondo, che ci porterà a trovare una nuova prospettiva sul rapporto che intercorre tra l'essere figli e il diventare genitori e come questo possa essere vissuto in relazione alla propria sessualità. Una riflessione intima e personale che trasforma un piccolo film in un grande tassello di cinema italiano.

Il padre d'Italia Il padre d’Italia è un film intimo e personale che grazie all’intelligenza di una scrittura equilibrata e alla cura di un impianto registico pop moderno, ci porterà a riflettere da una nuova prospettiva su un argomento di grande attualità. Un piccolo grande lavoro, reso ancor più intenso dalle interpretazioni eccellenti di due attori formidabili come Luca Marinalli ed Isabella Ragonese.

7

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