Recensione Il matrimonio che vorrei

La nuova commedia del regista di Il diavolo veste Prada

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La presenza del sempre gigionesco Steve Carell - come dimenticarlo, goffo, imbranato ed esilarante a reggere il gioco al collega Jim Carrey in Una settimana da Dio (2003) e a tenere in piedi la baracca nello spassoso 40 anni vergine (2005) - potrebbe di sicuro far pensare di trovarsi davanti all'ennesima commedia all'acqua di rose e moderatamente divertente che scorre via come un soffio d'aria fresca senza lasciare grossi rimpianti ma neanche sublimi ricordi di sé.
Da una parte ci puo' stare, perchè, diciamolo pure, Il matrimonio che vorrei non è che sia esattamente quella clamorosa novità di cui ancora si attende la venuta nell'odierno panorama cinematografico internazionale. Ma è anche vero che il tasso di prevedibilità e il complessivo livello di retorica che caratterizza ormai la stragrande maggioranza delle teen/screwball/slapstick comedies d'oltreoceano e non è qui sensibilmente ridotto.
Giocano senza dubbio a favore il robusto cast primeggiato da due mostri sacri della Settima arte come Meryl Streep e Tommy Lee Jones - metteteli insieme e otterete 77 anni di carriera e 4 premi Oscar, e scusate(li) se è poco... - e il plot "alternativo" che li vede protagonisti.

UN'ALTRA GIOVINEZZA

Un plot che basa gran parte del proprio significato proprio sulla componente anagrafica che accomuna i due protagonisti: l'anzianità, appunto.
Kay (Streep) e Arnold (Jones), lui freddo e inquadrato impiegato delle tasse, lei casalinga disperata e annoiata, sono infatti una coppia sulla sessantina ormai schiava dell'opprimente routine matrimoniale, in spasmodica attesa di quella scintilla che possa dare finalmente una scossa alla loro relazione. Ad Arnold va, tutto sommato, bene, mentre è proprio Kay a risentire maggiormente della mancanza di quella dirompente passione che caratterizzava, un tempo, il loro matrimonio.
Il Dottor Bernie Felds (Carell), esperto in rapporti sentimentali e sessuali e noto per i suoi metodi alquanto pittoreschi, sembra essere la risposta ai loro problemi. Un weekend di terapia di coppia nella località di Great Hope Springs - la quale dà anche il titolo al film nella versione originale - è quindi l'occasione per Kay e Arnold di ritrovare l'ardore assopitosi col passare degli anni.
E' quasi una rimpatriata, Il matrimonio che vorrei; regista (David Frankel) e protagonista femminile (la Streep) sono infatti gli stessi di quel Il diavolo veste Prada che tanto fece parlare di sé alla sua uscita nelle sale di tutto il mondo ormai sei anni or sono.
Il registro è, in questo caso, molto diverso, ma così come allora, anche qui la collaborazione fra i due funziona niente male, con una regia perennemente vigile e attenta a non calcare troppo la mano e lei, Meryl Streep, nell'ennesima, impeccabile performance attoriale della sua lungimirante carriera, che si accosta, per spessore psicologico dei personaggi e natura della storia, a quella mostrata, in tempi relativamente recenti, nel non malvagio E' complicato (2009) di Nancy Meyers.
I principali motivi di interesse della pellicola di Frankel risiedono quindi nel reparto attoriale, cui anche un Tommy Lee Jones più contenuto e calibrato del solito contribuisce in misura sostanziale, adattandosi molto bene, insieme alla sua "dolce metà", ai toni anch'essi leggeri e misurati della sceneggiatura di Vanessa Taylor.
Ma, sempre a livello di cast, la vera sorpresa è forse proprio Steve Carell, per una volta serio e totalmente svestito degli abiti di comico che ha, fino ad oggi, messo in scena, peraltro con un certo successo.
Non c'è quindi da sorprendersi più di tanto se Il matrimonio che vorrei "deluderà" le vostre aspettative di vedere un'altra commedia in cui nefandezze, linguaggio scurrile e atrocità d'ogni tipo la fanno da padroni, perchè il fattore dominante del film di Frankel è, come facilmente percepibile, la maturità. Quella maturità che, fin troppo spesso, viene meno in un genere "serio" come la commedia e che, anche i nostri due attori, sembrano pronti ad affrontare.

Il matrimonio che vorrei Seppur distante dall'essere un capolavoro, il nuovo film del regista di Il diavolo veste Prada sorprende per una relativa originalità a livello di scrittura e per una complessiva genuinità nei contenuti. I due colossi della Settima arte Meryl Streep e Tommy Lee Jones ne costituiscono il principale motivo d'interesse, insieme a un insolito Steve Carell in uno dei primi ruoli seri della sua carriera.

6.5

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