Recensione Il Grande e Potente Oz

Riscopriamo il magico mondo di Oz col nuovo film del grande Sam Raimi

recensione Il Grande e Potente Oz
Articolo a cura di
Marco Lucio Papaleo Marco Lucio Papaleo inizia a giocherellare sulle tastiere degli home computer nei primissimi anni '80. Da allora, la crossmedialità è la sua passione e sondarne tutti i suoi aspetti è la sua missione. Adora il dialogo costruttivo, vivisezionare le opere derivate e le buone storie. E' molto network e poco social, ma è immancabilmente su Google+.

“We're off to see the wizard, The Wonderful Wizard of Oz” cantava Judy Garland nei panni di Dorothy Gale in Il mago di Oz, storico film del 1939 divenuto oramai leggenda. E finalmente possiamo tornare a cantare, nel nostro piccolo, questa adorabile canzoncina a più di settant'anni di distanza, grazie a Sam Raimi e al suo Il Grande e Potente Oz.
Difatti, sebbene le ultime due generazioni di spettatori abbiano avuto ben poco a che fare con il fantastico universo creato da L. Frank Baum, c'è da dire che l'influenza che esso ha avuto nel '900 sulla letteratura e il cinema fantastico è stata di primo piano. A partire anche solo dalle riduzioni più o meno “ufficiali”: tantissime. Tra le quali contiamo quella del 1925 con Oliver “Ollio” Hardy e la già citata versione MGM di Victor Fleming, nonché The Wiz, di Sidney Lumet, particolare musical del 1978 con protagonisti Diana Ross e Michael Jackson.
Negli ultimi decenni, dicevamo, la popolarità del franchise è diminuita notevolmente, nonostante la grande quantità di materiale a cui attingere (non tutti sanno che, oltre al romanzo capostipite, Baum scrisse ben 13 seguiti ufficiali, a cui seguirono una trentina di libri scritti da altri autori, venendo a creare un corpus di avventure incredibile per vastità e ricchezza) e provvidenziale è stato l'intervento del produttore Joe Roth e della Disney affinché l'attenzione si focalizzasse nuovamente sul magico Regno di Oz.

Ritorno ad Oz

Roth, già fautore dell'enorme successo al botteghino di Alice in Wonderland, ha convinto Disney Pictures a tornare sulle atmosfere create da Baum e che la Casa di Topolino aveva, in realtà, già esplorato in passato. Al di là della versione della storia classica interpretata da I Muppet nel 2005, non dobbiamo dimenticare Nel fantastico mondo di Oz, film del 1985 che offre un seguito alle vicende di Dorothy, in continuity più o meno palese, anche se non ufficiale, col classico del '39.
Allo stesso modo, Il Grande e Potente Oz, ponendosi come prequel di tutto, ha ampi riferimenti al film di Fleming, che funzionano sia come semplici omaggi che come soluzioni funzionali.
Un po' come ha fatto Tim Burton per la sua Alice, anche se in quel caso il tutto era più semplice poiché l'originale da cui attingere era anch'esso Disney. È tuttavia curioso un certo parallelismo che intercorre proprio tra questo nuovo film di Raimi e quello di Burton, accentuato probabilmente dai realizzatori -in parte gli stessi- anche se con le dovute differenze.

We hear he is a whiz of a wiz

Kansas, Stati Uniti, primi del '900. Oscar Diggs (James Franco) è un illusionista da quattro soldi che vivacchia con le fiere paesane spacciandosi per il “Grande e Potente Oz” inseguendo sogni di grandezza, a metà tra Edison e Houdini, pur essendo conscio che questi resteranno, probabilmente, tali per sempre. Con tutta probabilità a causa del fatto che le sue visioni sono semplicemente infantili e poco ancorate alla realtà, dalla quale, anzi, Oscar rifugge per non prendersi alcuna responsabilità e, con essa, la possibilità che anch'egli si riduca ad uomo medio. Il suo rapporto con le donne riflette questa sua infantilità: donnaiolo impenitente e recidivo, si fa scappare (anzi, rinuncia) alla donna della sua vita a causa della sua attitudine poco produttiva. Durante un viaggio con la sua mongolfiera Oz finisce nell'occhio di un ciclone, ma la sua preghiera di non morire finché non avesse realizzato qualcosa di davvero grande viene apparentemente esaudita e il giovane si ritrova in una terra esotica e misteriosa, densa di pericoli e meraviglie. Confusamente guidato da tre incantevoli streghe del luogo, Theodora (Mila Kunis), Evanora (Rachel Weisz) e Glinda (Michelle Williams) e accompagnato da due bizzarre quanto adorabili creature (una servizievole scimmietta volante, Finley, e una fragile bambolina di porcellana) Oscar si mette alla prova per dimostrare che lui può davvero essere il Grande Mago che tutti stanno aspettando...

Brav'uomini e grand'uomini

“Io non voglio essere un brav'uomo. Il Kansas è pieno di brav'uomini: io voglio essere un grande uomo”. L'incipit del film è perfetto, denso e spettacolare: ci viene mostrato con gran perizia il personaggio che dà il titolo al film, calandolo in un contesto divertente, perfettamente instradato con la tradizione della saga di Baum e ricco di trovate grafico-artistiche di livello altissimo. Si parte con un significativo bianco e nero, che lascia posto al colore solo nel momento in cui Oz arriva nel paese che porta il suo stesso nome. La ricercatezza stilistica è veramente su un altro pianeta, diretta evoluzione di quanto già visto in Alice in Wonderland, e Raimi prende gusto a utilizzare il 3D per deliziosi giochi prospettici e trovate da attrazione da Luna Park.
Tutto, ad Oz, stupisce ed incuriosisce, pur rimanendo vagamente familiare: un po' per la già accennata somiglianza stilistica col film di Burton un po' perché i riferimenti al film del '39 non sono certo pochi, e tutt'altro che dubbi in vari punti (qui, proprio come nella pellicola di Fleming, alcuni personaggi del mondo di Oz riflettono quelli del mondo “reale”, particolare inesistente nei libri originali di Baum). Anzi: Raimi, pur rimanendo riconoscibilissimo come artefice dell'ensemble, dopo l'introduzione spinge tantissimo l'acceleratore nel dipingere la vicenda in maniera surreale, eccessiva, sopra le righe, come certi film di genere di una volta (tra cui, chiaramente, proprio Il mago di Oz con la Garland).

Somewhere over the rainbow

L'effetto “Fantaghirò”, tuttavia, è scongiurato dalla sapiente mano di uno dei migliori registi del fantastico di tutti i tempi, da un comparto tecnico di tutto rispetto e da un tetris di attori eccellente. Franco rende bene le sfaccettature del suo personaggio, mostrandone al contempo -o all'occorrenza- l'opportunismo, la codardia, la smania di grandezza e infine il cuore. Splendide e debitamente ambigue le tre interpreti delle streghe, bellissime e decisamente distinte tra loro nonostante una caratterizzazione a tratti un po' confusa e poco approfondita.
Inutile dire che gli effetti visivi sono eccellenti, anche se (forse) eccessivamente palesi: non solo la recitazione, dunque, ma anche le ambientazioni e le creature non sembrano voler restituire un'idea realistica quanto una fantastica. In sé questo è sia un pregio che un difetto: senza sovrastrutture che non siano quelle messe da conto nei minuti iniziali (non vi sveliamo altro) il film decolla come un divertente viaggio nella fantasia sfrenata di Baum e dei suoi emuli, ma al contempo chi si aspettava una rilettura matura delle tematiche, una stratificazione delle vicende in grado non solo di intrattenere ma anche di interessare un pubblico eterogeneo, forse resterà deluso. Un po' anche perché Raimi ha costruito storie memorabili partendo da generi di puro intrattenimento (L'armata delle tenebre, Darkman e Spider-Man solo per citare tre titoli) e qui sembra si sia voluto accontentare di un gioiellino tecnico che rimanda al cinema che fu ma non a quello che potrebbe essere.
Alcune trovate sono degne del suo nome, chiaramente, come le lacrime di Theodora o il delicatissimo (in tutti i sensi) personaggio della bambola di porcellana, quindi non ci sentiamo di fargliene una colpa se ha voluto sperimentare questo, comunque riuscito, omaggio del classico senza spingersi “oltre”.

Il Grande e Potente Oz Accompagnati dalle sempre azzeccate (anche se in parte “già sentite”) musiche di Danny Elfman partiamo dunque per un incredibile viaggio alla (ri)scoperta del magico mondo di Oz e delle origini della leggenda del suo miracoloso mago. Un'incantevole avventura fantastica che si rivela (e si accontenta di) essere “solo” una fiaba, ma una di quelle che scaldano il cuore dopo averlo fatto battere più volte.

8

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