Cannes 2016

Il GGG - Il Grande Gigante Gentile, la recensione del film di Steven Spielberg

Steven Spielberg porta al cinema Il GGG, film tratto da uno dei celebri racconti dello scrittore Roald Dahl e realizzato in tecnica mista

recensione Il GGG - Il Grande Gigante Gentile, la recensione del film di Steven Spielberg
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Nel cuore della notte, quando grandi e piccini dormono sonni profondi, tutte le cose nascoste nell'ombra vengono fuori e hanno il mondo tutto per loro. È quello di cui è certa la piccola Sophie (Ruby Barnhill), di dieci anni, che nell'orfanotrofio dove vive trascorre tutte le notti a curiosare in giro, nella speranza di scovare qualcosa o qualcuno. A dispetto delle ferree regole dell'istituto, infatti, la piccola e precoce Sophie continua a interessarsi del mondo notturno, scorgendo dalla piccola finestra tutte le creature raminghe dell'oscurità: dai vagabondi solitari ai gatti randagi. Ed è proprio nel buio di un notte buia e speciale che il suo occhio cadrà su qualcosa di molto, molto alto che si aggira per la strada. Ovvero un grosso gigante dal corpo sinuoso e dalle orecchie grandi, un'enorme creatura che poi allungherà uno dei suoi lunghi arti per acciuffare Sophie e portarla con sé nel suo mondo. In un viaggio magico attraverso la città e aggrappata alla figura sinuosa e felpata del suo gigante, Sophie si troverà in un luogo lontano, fuori dalla geografia e dalla conoscenza del mondo umano, ovvero nel Paese dei Giganti. Un mondo fatato, abitato dal suo nuovo e buono amico Il Grande Gigante Gentile (interpretato dal Mark Rylance de Il Ponte delle Spie con la tecnica del performance capture), ma anche da tanti altri giganti molto meno buoni. Inizierà così per la bambina una lunga avventura fatta di domande, sogni e scoperte, e che (soprattutto) le regalerà una nuova amicizia speciale con un essere diverso da lei (che parla male e nonostante la stazza non è in grado di difendersi) eppure, proprio come lei, in cerca d'affetto e in fuga dalla solitudine.

Spielberg ad altezza bambina

Il nome celebre di Steven Spielberg e il marchio per eccellenza di prodotti per ragazzi della Walt Disney si riuniscono insieme per dare vita all'adattamento di uno dei racconti degli anni'80 (precisamente 1982) più letti e amati di sempre, ovvero Il Grande Gigante Gentile di Roald Dahl, celebre scrittore inglese di origine norvegese e di cui sono stati adattati nel tempo già numerosi altri racconti, tra cui Matilda 6 mitica, La fabbrica di cioccolato, Fantastic Mr. Fox. Spielberg, grande esperto nel campo delle pellicole per ragazzi e che ha firmato da regista opere cult come E.T. l'extra terrestre, avvicina la storia del grande gigante gentile con fedeltà e trasporto, attenzione e sentimento. Film ambientato in una Londra per certi versi dickensiana, dove la cupezza e la solitudine della prima parte (l'immagine quieta e triste dell'orfanotrofio, le strade notturne semi-deserte) lascia il passo allo slancio visivo e di fantasia della seconda parte, dove il Paese dei giganti e (soprattutto) il rifugio/grotta del Gigante buono pullulano di oggetti, colori, sorprese. Come le ampolle piene di sogni o l'Albero che li genera, un grande e bellissimo fusto colorato da cui ogni fantasia notturna (bella o brutta) prende vita. Un exploit visivo che affianca e sancisce i buoni sentimenti di questo fantastico racconto per ragazzi dove le tematiche di riflessione e crescita ci sono tutte, mescolata con grazia artistica e coerenza narrativa dallo sguardo del regista . Scoperta dell'altro, potere della fantasia e del sogno, e infine confronto tra grande e piccolo, dove (nel paradosso su cui poggia la storia) la potenza del (fisicamente) grande fa affidamento all'acume e all'ingegno del piccolo, capace di immaginare una soluzione ai soprusi del più forte.

IL GGG - Il Grande Gigante Gentile Steven Spielberg dirige per il grande schermo e su adattamento di Melissa Mathison, il celebre racconto di Roald Dahl Il Grande Gigante Gentile. Una realizzazione di livello che tiene conto di tutte le tematiche specifiche della storia, soffermandosi sul confronto, sull'amicizia e sul processo di maturazione che questi generano. I buoni sentimenti e il carattere ‘tenero’ di questa parabola di solitudine vinta dall'amicizia dominano su quest'opera, che non mancherà senz'altro di coinvolgere e appassionare, soprattutto il pubblico dei più piccoli.

7

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