Venezia 2012

Recensione Il gemello

Vincenzo Marra racconta le carceri napoletane

Articolo a cura di

Napoletano classe 1972, Vincenzo Marra, attivo nell’universo delle immagini in movimento fin dal 1998, anno in cui diresse il cortometraggio La vestizione, lo ricordiamo, in particolar modo, per aver realizzato nel 2007 L’ora di punta, che, con evidenti riferimenti alla tanto discussa vicenda economico-giudiziaria che vide coinvolto l’imprenditore immobiliare Stefano Ricucci, raccontava la scalata sociale di un giovane ed ambizioso finanziere ritrovatosi nel mondo dell’alta finanza tramite l’amore di una ricca donna più grande di lui.
Lungometraggio dopo cui ha concepito soltanto questo documentario, prodotto, tra gli altri, da Gianluca Arcopinto, e volto a insinuarsi tra le pareti di un carcere.
Infatti, con il nomignolo “Il Gemello”, ne è protagonista Raffaele, ventinovenne che ha due fratelli gemelli e che, colpevole a quindici anni di una rapina ai danni di una banca, vive in prigione da dodici.
Quindi, il carcere circondariale di Secondigliano, quartiere di Napoli, è la sua casa, luogo di dolore dove vive insieme al compagno di stanza Gennaro, coetaneo condannato all’ergastolo e insieme al quale lavora alla raccolta differenziata dei rifiuti, che gli permette di mantenere la sua famiglia di origine.

“Dentro” le vite degli altri

E’ mentre apprendiamo che Raffaele porta avanti anche un rapporto speciale con Niko, capo delle guardie carcerarie - intento a introdurre nelle sezioni che dirige regole più umane ed attente all’individuo - con cui parla e si confronta che prende forma quello che presenta le fattezze di un vero e proprio viaggio all’interno dei luoghi fisici e dell’anima di Secondigliano.
Un viaggio che, tra piccoli e grandi avvenimenti, va dagli spazi angusti delle celle al parlatoio in cui si incrociano le esistenze dei tre protagonisti, immortalati dall’onnipresente camera a mano di Marra e raccontati attraverso un dialogo continuo.

Perché, mentre veniamo a conoscenza delle incompatibilità di caratteri tra detenuti e apprendiamo che alcuni di essi si preoccupano anche di tenere pulita la cella, ciò che veramente risulta interessante, al di là delle immagini (che annoverano anche uno di loro impegnato a sfogliare una rivista erotica con Fratelli d’Italia di Mameli in sottofondo), sono i contenuti delle loro conversazioni.
Conversazioni che non solo permettono di capire la storia dei singoli personaggi e il modo in cui vivono tra le sbarre, ma anche gli elementi che distinguono il comportamento da loro assunto dentro da quello che sfoggiavano quando erano fuori.
Man mano che la serie di racconti personali, non privi d’ironia, lasciano anche emergere il senso di responsabilità di chi, portando avanti una tipologia di vita tutt’altro che “pulita” e tranquilla, decide di non mettere figli al mondo.
E c’è anche chi, giustamente, osserva come l’esistenza possa essere tutta una scaletta, capace di portare dalla sigaretta all’uso di hashish... fino ad arrivare alla cocaina.

Il gemello In pausa dal cinema di finzione, per il quale, l’ultima volta, diresse il non esaltante L’ora di punta (2007), interpretato da Fanny Ardant, il napoletano Vincenzo Marra s’infila con la camera di ripresa tra le mura del carcere circondariale di Secondigliano, dove si trovano Raffaele detto “Il Gemello” e il suo compagno di cella Gennaro, condannato all’ergastolo. Un vero e proprio viaggio tra le sbarre senza infamia e senza lode e che, più che nelle immagini, trova il suo vero motivo d’interesse in ciò che viene detto; tra colloqui con familiari, avvocati e il capo delle guardie carcerarie Niko, che sta cercando d’introdurre nelle sezioni che dirige regole più umane.

6

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