Recensione Il Gatto con gli Stivali

Torna il Gatto con gli stivali in un'avventura tutta sua

Articolo a cura di
Marco Lucio Papaleo Marco Lucio Papaleo inizia a giocherellare sulle tastiere degli home computer nei primissimi anni '80. Da allora, la crossmedialità è la sua passione e sondarne tutti i suoi aspetti è la sua missione. Adora il dialogo costruttivo, vivisezionare le opere derivate e le buone storie. E' molto network e poco social, ma è immancabilmente su Google+.

Tra tutte le opere che la DreamWorks ha consegnato al suo pubblico da quando è nata, nel 1994 (sembra passata una vita!) Shrek è sicuramente la più fortunata, sotto tutti i punti di vista. Ben quattro capitoli cinematografici, special televisivi e per l'Home Video, e infine uno spin off/prequel. Il burbero (ma al contempo simpaticissimo) orco ideato da William Steig e rimodellato da Ted Elliott, Terry Rossio e i registi Andrew Adamson e Vicky Jenson ad uso e consumo di una dissacrante fiaba moderna è entrato nei cuori di tutti gli appassionati di animazione portandosi con sé un vasto carnet di personaggi, dei quali alcuni avevano in sé una forza particolare: erano già conosciuti a tutti...ma non in quella veste. Se escludiamo i personaggi originali come Fiona e Ciuchino, difatti, ci ritroviamo con tantissime figure prese di peso dalla narrativa per l'infanzia classica, dalle fiabe di Perrault e dei Grimm, ma riviste secondo un'ottica completamente nuova. Tutti conoscono Cenerentola, la Fata Madrina, il Principe Azzurro, o il Gatto con gli Stivali...eppure in Shrek questi personaggi sorgono a nuova vita, ironizzando su sé stessi e sulle versioni 'classiche' spesso proposte, tra l'altro, dalla 'rivale' Disney che, ai bei tempi di Zio Walt, li proponeva al pubblico in una suddivisione di ruoli tradizionale e manichea. Il grande successo di Shrek sta proprio nel suo saper essere dissacrante, contrapponendo, ad esempio, un orco rozzo, ma dal cuor d'oro ad un principe Azzurro troppo 'perfettino' e tronfio, ribaltando i ruoli e permettendo a Fiona (tutt'altro che la classica principessa da salvare) di operare una scelta fuori dagli schemi.
Nel secondo episodio della saga, a tutt'oggi il migliore per ritmo e trovate, facciamo la conoscenza del Gatto con gli stivali, qui proposto come una sorta di Zorro felino buffo e con diverse qualità da anti-eroe. I suoi caratteristici modi di fare, la sua parlata 'caliente', la sua grinta ma, soprattutto, i suoi occhioni ne hanno fatto subito il beniamino del pubblico, che lo ha amato in tutti i film a venire. Col quarto episodio di Shrek si chiude l'epopea della saga, eppure c'è ancora spazio per il Gatto sul grande schermo, con un film tutto dedicato a lui, titolo di punta di DreamWorks per questo Natale.

Tanto tempo fa...

Prima che Gatto incontri Shrek e Ciuchino, il nostro ispanico eroe vive una vita da avventuriero solitario, in cerca di un modo per riscattare il proprio onore, involontariamente macchiato in gioventù durante una scorribanda col fratellastro Humpty Alexander Dumpty. Da sempre in cerca dei leggendari fagioli magici che portano al castello fra le nuvole, Gatto scopre una nuova traccia, che lo porterà a riunirsi al fratellastro e all'impavida gattina Kitty zampe di velluto per sottrarre ai banditi Jack e Jill il loro tesoro e riportare la pace e il benessere nel loro villaggio. Ma non sarà certo una passeggiata...

Gatto forever

Non ci stancheremo mai del Gatto, questo è sicuro. Tra i personaggi delle fiabe più accattivanti di sempre, il personaggio creato cinque secoli fa da Gian Francesco Straparola e portato al successo da Perrault più di un secolo dopo meritava, senza dubbio, un film tutto suo. E sicuramente la DreamWorks ha dispiegato una considerevole quantità di forze per far sì che tutto andasse per il verso giusto. Dal punto di vista tecnico, Il Gatto con gli stivali non ha nulla da invidiare ai precedenti episodi di Shrek: anzi (com'è dopotutto logico che sia) texture, design degli ambienti e naturalmente il pelo animale hanno subito ulteriori miglioramenti da Shrek e vissero felici e contenti. Dopo cinque film, gli animatori DreamWorks sono letteralmente padroni del personaggio, e possono muoverlo e adoperarlo in ogni scena con una maestria notevole. La cura, naturalmente, non è riservata al solo personaggio del Gatto: Kitty, Humpty Dumpty e Jack & Jill sono animati con cura e resi nel miglior modo possibile, anche se non vantano, in verità, un design originale o particolarmente accattivante.

La storia di un gatto e di un uovo

Il fulcro del film, ad ogni modo, è il background dei personaggi. In questo senso Chris Miller, regista del film e tra i maggiori 'esperti' al mondo dell'universo shrekkiano, ha svolto la sua mansione con lucidità e cura, lavorando sull'ambientazione e distanziandosi parecchio dalle atmosfere da favola irriverente tipiche di Shrek. Da un lato, abbiamo bellissimi scorci di panorami che ricordano in parte l'Andalusia e in parte la frontiera sud americana, richiamando più volte alla mente i luoghi di Zorro e allontanando tantissimo dall'immaginario precostruito delle paludi tanto care all'orco verde, o dell'hollywoodiano regno di Molto, molto lontano. L'attenzione è tutta puntata sul difficile rapporto che intercorre fra Gatto e il suo amato/odiato fratellastro Humpty, spingendo tantissimo su questo aspetto nel tentativo di calare i personaggi nel loro dramma personale. Riuscendoci anche, in verità, ma precludendo agli altri protagonisti di emergere accuratamente. Il personaggio di Kitty, nonostante una buona resa su schermo, non è più originale come lo sarebbe stato una volta: le donne che tengon testa al protagonista maschile, per quanto benvolute anche da chi scrive, sono oramai uno 'standard' e di lei, in finale, veniamo a sapere ben poco, al di là dell'aneddoto riguardante i suoi artigli mancanti. Ancor peggio per quanto riguarda i furfanti Jack & Jill: rozzi, trasandati e pericolosissimi, restano in un limbo tipico del personaggio ben caratterizzato ma al contempo anonimo, poiché 'già visto'. E non sarà certo il bizzarro desiderio di metter su famiglia di Jack a cambiare le carte in tavola da questo punto di vista.

Il Gatto con gli Stivali Tolta la vivida bellezza e la sontuosità della computer grafica made in DreamWorks -sempre ai massimi livelli del settore- e le ottime interpretazioni degli attori/doppiatori, che forniscono interessanti sfumature ai loro personaggi -Banderas in primis- quel che resta, in finale, è un'avventura cappa e spada di stampo classico, con molta azione, tanta ironia e un protagonista memorabile. Peccato, però, che della dissacrante satira che ha fatto la fortuna della saga di Shrek qui non ve ne sia neanche l'ombra. Ciononostante, c'è ancora margine per nuove avventure del mitico Gatto, che in caso aspetteremo volentieri.

6.5

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