Recensione Il fascino dell'impossibile

Attraverso il fascino dell'impossibile il cineasta indipendente Silvano Agosti ci conduce alla scoperta di Luigi Orazio Ferlauto, il quale porta avanti da oltre sessant'anni una vera e propria Oasi per disabili.

recensione Il fascino dell'impossibile
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Uno, nato a Brescia nel 1938, è Silvano Agosti, cineasta che sogna un cinema indipendente d'autore e che, curatore anche del testo Come produrre e realizzare qualsiasi film indipendente dal denaro o, per capirci meglio, senza spendere neppure un solo euro, annovera nella propria filmografia - spaziante dal 1960 al 2001 - titoli quali N.P. Il segreto con Francisco Rabal e La ragion pura con Franco Nero ed Eleonora Brigliadori.
L'altro, novantaquattrenne sacerdote illuminato autore del libro Sono un prete che crede in Dio e convinto che i disabili devono convivere con gli abili, si chiama Luigi Orazio Ferlauto e sta elaborando da tempo il progetto di una vera e propria città per dare ai portatori di handicap maggiore fiducia nella vita.
Un progetto che provvederebbe ad allargare massicciamente L'Oasi, ovvero il già esistente Istituto di Ricovero e Cura a carattere scientifico per disabili di varie età messo in piedi a soli ventitré anni a Troina (in provincia di Enna) dall'uomo, secondo cui il potere mette paura perché opera imponendo e sul quale si focalizza la camera agostiana ne Il fascino dell'impossibile, frutto di circa sessanta minuti di montaggio ricavati da ventidue ore di girato.

L'Oasi dei volontari

Infatti, al di là delle immagini di repertorio riguardanti la Seconda Guerra Mondiale e gli americani insediatisi all'epoca in Italia , è attraverso le sue testimonianze che apprendiamo il lungo percorso che lo ha condotto verso un sogno che definisce "Non così utopico come tanti pensano".
Un sogno che è sicuro di poter realizzare perché profondamente credente in ciò che fa e, da sempre, capace di concretizzare molto con poco, spinto dal desiderio di sostenere la creazione di un mondo dove c'è amore anziché moltiplicazione d'ingordigia.
Un sogno che Agosti racconta tirando in ballo anche la volontaria Tonina, la quale racconta che andava casa per casa a raccogliere ciò che le veniva donato per sostenere l'iniziativa; mentre al di là delle musiche a firma di Ennio Morricone, l'Inno alla gioia di Ludwig Van Beethoven svolge in più di un'occasione il suo ruolo di significativo commento sonoro.
Del resto, sebbene la gente sia ancora turbata dall'idea di avere un disabile in famiglia, l'idea di Ferlauto è che i disabili debbano convivere con gli abili, in quanto gli esseri umani sono tutti uguali, ma è la loro diversità a renderli unici e grandi.

Il fascino dell'impossibile “Ennio Morricone lo conosco dal 1966, periodo in cui lavorai al montaggio de I pugni in tasca di Marco Bellocchio; ha curato le musiche di cinque o sei miei film, ma ha sempre coperto lui le spese per la colonna sonora e l’orchestra”. Così, il cineasta Silvano Agosti sintetizza la lunga amicizia che lo lega al musicista che rese mitici i film di Sergio Leone e che ha preso parte anche a Il fascino dell’impossibile, documentario tramite cui l’autore di Uova di garofano porta lo spettatore alla scoperta della sconosciuta realtà dell’Oasi messa in piedi in Sicilia da Luigi Orazio Ferlauto. Una struttura basata sui volontari, definiti il sorriso del mondo e che contribuiscono quotidianamente ad assistere i disabili, nell’attesa che essa si trasformi nella concretizzazione del progetto di un vera e propria città dinamica e tutt’altro che statica per portare avanti i medesimi scopi umanitari. Progetto cui il regista dedicherà una seconda parte del suo documentario, se dovesse andare in porto.

6

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