Recensione Il destino di un cavaliere

Heath Ledger, Shannyn Somasson e Paul Bettany sono i protagonisti dell'improbabile ma divertente avventura "rock" in costume del regista e sceneggiatore Premio Oscar Brian Helgeland.

recensione Il destino di un cavaliere
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Il cinema ci ha sempre raccontato storie di cavalieri erranti a caccia di gloria e onore, ma nessuno ci aveva mai proposto un medioevo post-moderno come ha fatto nel 2001 lo sceneggiatore Premio Oscar Brian Helgeland (onorificenza vinta per la stesura di L.A. Confidential), alla sua seconda prova dietro la macchina da presa dopo il sottovalutato Payback - La rivincita di Porter. Il destino di un cavaliere infatti ci trasporta in un'epoca medievale nella quale ci si scatena sulle note di classici del rock come, tra gli altri, We will rock you dei Queen e The Boys Are Back in Town dei Thin Lizzy, in un piacevole anacronismo che si mostra anche in audaci scelte di costumi e ambientazioni. In questo mix improbabile ma piacevole spiccano le interpretazioni del numeroso cast, che vedono affiancati al protagonista Heath Ledger attori di richiamo e ottimi caratteristi come Paul Bettany, Rufus Sewell, Mark "Robert Baratheon" Addy, Laura Fraser, James Purefoy e la bella Shannyn Sossamon (Le regole dell'attrazione) nei panni del sogno romantico del cavaliere.

A knight's tale

Quando sir Ector muore improvvisamente nelle fasi finali di un torneo, il giovane scudero William Thatcher decide di cogliere l'occasione al volo e sostituirsi al suo deceduto signore. Il ragazzo vince il torneo e comincia insieme ai suoi compagni ad allenarsi a fondo per diventare un vero e proprio cavaliere. Ai tornei erano però ammessi solo i nobili e William coglie nel fortuito incontro con Geoffrey Chaucer l'occasione giusta: il famoso poeta infatti, pieno di debiti, accetta di falsificare per William una patente di nobiltà cambiandogli il nome in Sir Ulrich Von Lichtenstein. Con la nuova identità William vince tornei su tornei, conquistando il cuore della bella Lady Jocelyn e l'invidia dell'ambiguo Conte Adhemar.

As you like it

Il rischio di realizzare uno dei più grandi scult del nuovo millennio vi erano tutti. Helgeland però, anche autore della sceneggiatura, riesce nella non semplice impresa di far coesistere la già citata anacronistica ambientazione con una narrazione che, seppur non brilli per originalità, riesce a rivelarsi discretamente appassionante. La storia segue tutti i topoi del genere, con il giovane di povere origini destinato a grandi gesta e alla lotta per conquistare l'amore della sua vita, ma grazie alle ottime caratterizzazioni e al numeroso roster di figure secondarie il ritmo è sempre in grado di coinvolgere, annullando i tempi morti con il giusto mix di azione e romanticismo (sempre in bilico tra tendenze teen e atmosfere più auliche). Certo si riscontra un po' di ripetitività dato l'estenuante numero di tornei a cui partecipa il protagonista, ma le sequenze a cavallo mantengono una buona tensione fino allo scontato happy ending finale. La straniante componente musicale, che già dai primi minuti si scatena in una contagiosa euforia collettiva sulle note dei Queen, può risultare un po' forzata in alcuni passaggi ma in generale si rivela come piacevole ed insolito accompagnamento sonoro di questa avventura in costume non priva di simpatici istinti ironici ben adattati al contesto dall'ottimo cast.

Il destino di un cavaliere Il compianto Heath Ledger è il protagonista dell'inconsueto ma appagante secondo film di Brian Helgeland che evita derive kitsch in una storia che fa degli anacronismi storici e sonori il suo cavallo di battaglia. Il destino di un cavaliere è un'avventura post-moderna ambientata in un Medioevo di tornei e belle dame da conquistare che bilancia la leggera monotonia dei numerosi tornei con la contagiosa colonna sonora rock e la simpatia degli interpreti, fra battute sferzanti e un romanticismo pseudo-teen che non scade mai nella stucchevolezza.

7

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