Recensione Il Cavaliere del Santo Graal

Una fanta-avventura di origine iberica

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"Narra la leggenda che tanto tempo fa, quando le mappe mostravano in modo preciso solo parte del mondo esistente, qualcosa di straordinario accadde, qualcosa che avrebbe cambiato la nostra storia e che venne tenuto segreto per secoli da una stirpe sconosciuta. Questa è la loro storia".
E' così che la voce narrante introduce uno dei pochi lungometraggi cinematografici diretti dallo specialista iberico del piccolo schermo Antonio Hernández, il quale, in questo caso, prende spunto da un fumetto di Victor Mora (come testimoniano, ulteriormente, anche i titoli di coda disegnati).
Ne è protagonista il Sergio Peris-Mencheta di Resident evil: Afterlife (2010) nel ruolo di Capitan Tuono, cavaliere errante che, nella Spagna del XII secolo, vaga per portare giustizia con la sua spada aiutato dalla coraggiosa fidanzata Ingrid e assistito dai suoi fidati compagni d'avventura: il gigantesco Goliath e il giovane e furbo scudiero Crispin, rispettivamente con le fattezze di Natasha Yarovenko, Manuel Martínez e Adrián"La spina del diavolo"Lamana. Fino al momento in cui si vede costretto a tornare in Terra Santa per portare a termine la più dura delle missioni, ovvero salvare a qualunque costo il Santo Graal, finito nelle mani di tutt'altro che raccomandabili individui, i quali rischiano di mettere in serio pericolo il destino dell'umanità.

El Capitán Trueno y el Santo Grial

Però, a partire già dai primi movimentati minuti di visione, è lecito chiedersi quale possa essere, nel sempre più smaliziato terzo millennio, il pubblico adatto ad assistere a uno spettacolo su celluloide piuttosto distante, nella resa generale, dai tanti prodotti fantasy e d'avventura a cui siamo stati abituati dalla spendacciona Hollywood.
Probabilmente, coloro che rimpiangono quelle produzioni di genere a basso costo che, in un periodo ancora lontano dalle massicce dosi di effetti digitali, approdavano nel nostro paese direttamente in videocassetta, tra gli anni Ottanta e Novanta.
Produzioni che El  Capitán Trueno y el Santo Grial (come s'intitola in patria il film) rispecchia tranquillamente, complici sia la non eccelsa fattura di costumi e scenografia, che, appunto, quella degli effetti visivi; tirati in ballo soprattutto nel corso della parte finale, che arriva a sfiorare l'horror.
Quando a tornare alla memoria non sono le fanta-storie iberiche di tanti anni fa o i vecchi lungometraggi live action targati Disney (non a caso, in Spagna il film è stato distribuito da Buena Vista International); tanto più che la morale positiva snocciolata tende in maniera evidente sia a ribadire che l'unione fa la forza, sia a manifestare un certo sottotesto socio-politico rappresentato da un improvvisato esercito di "buoni" costituito da semplici contadini armati di bastoni e attrezzi da lavoro.
Per un insieme non pessimo, ma tendente alla fiacchezza in alcuni momenti e che, come già spiegato, paga con ogni probabilità lo scotto di arrivare sullo schermo fuori tempo massimo, in un'epoca che ha ormai sorpassato da molti anni una certa "modesta" tipologia di cinema d'intrattenimento.

Il Cavaliere del Santo Graal Per uno dei suoi pochi lavori indirizzati al grande schermo, lo specialista televisivo iberico Antonio Hernández parte da un fumetto di Victor Mora e racconta una vicenda avventurosa dai toni fantasy ambientata nella Spagna del XII secolo. Vicenda che non manca di azione e scontri corpo a corpo, ma che, a cominciare proprio dalle modeste sequenze di combattimento, testimonia la natura di un'operazione decisamente lontana dagli stupefacenti risultati conseguiti dal cinema d’intrattenimento post-Il Signore degli anelli. Quindi, soltanto per completisti del filone o per coloro che si accontentano di poco...molto poco.

5.5

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