Recensione I tre marmittoni

I nuovi scemi e più scemi dei fratelli Farrelly!

Articolo a cura di

Testo a cura di Mirko Lomuscio.
Se nominiamo Moe, Larry e Curly, cosa viene in mente da subito? E dire che hanno fatto la storia della comicità, con una serie di film partiti dagli anni Trenta fino ad arrivare ai Settanta, nonostante qualche cambiamento nel corso del tempo (il defunto Curly lasciò spazio al sostituto Joe De Rita). Si tratta dei Three stooges, famoso gruppo comico che, tra gag e schiaffeggi vari, provvide a creare un modo di suscitare risate destinato a ispirare più di una generazione (a ben guardare, anche il cinema di Bud Spencer e Terence Hill attingeva in un certo senso da loro).
Tre volti inconfondibili quelli di Larry Fine, fornito di capigliatura da scienziato pazzo, e dei fratelli Moe e Curly Howard, il primo dal taglio di capelli a scodella, il secondo ricordabile come il grassone.
Tre volti inconfondibili che, ancora oggi, vengono spesso citati anche al di fuori della commedia (basti pensare alla fissa sfoggiata da Mel Gibson/Martin Riggs nella serie Arma letale).
E chi, se non il duo dei fratelli terribili Bobby e Peter Farrelly - autori di Tutti pazzi per Mary (1998) - poteva pensare nel 2012 di trarre un lungometraggio cinematografico dalle gesta di questi bizzarri eroi della risata da schermo? Se poi aggiungiamo che il loro esordio, Scemo & più scemo (1994), già poteva essere considerato come una sorta di omaggio ai Three stooges, il quadro affettivo su cui ruota questo I tre marmittoni risulta ancora più chiaro.

Dalle stelle alle starlet

La lavorazione del film rientra tra le più curiose della storia di Hollywood; infatti, per i ruoli dei tre protagonisti erano stati fatti i nomi di potenti stelle del calibro di Sean Penn, Benicio del Toro, Jim Carrey e Johnny Depp, una rosa di candidati che, interessati a entrare a far parte del cast, facevano già pensare alla vittoria di un ipotetico titolo di film dalle scelte tanto bizzarre quanto originali.
Con il passare del tempo, però, la inevitabile defezione dei citati super nomi ha portato il cerchio a restringersi e, in seguito al rifiuto della star di Jackass Johnny Knoxville, sono stati scelti come protagonisti i completi sconosciuti Chris Diamantopoulos, Sean Hayes e Will Sasso; i quali, rispettivamente nella parte di Moe, Larry e Curly, ce la mettono tutta per calarsi nei loro personaggi per non far rimpiangere i marmittoni originali, complice anche il pesante trucco.
E i Farrelly li rendono protagonisti di una vicenda incentrata sul salvataggio dell'orfanotrofio in cui essi sono cresciuti in modo che il tutto appaia come una farsa d'altri tempi, divisa in capitoli alla maniera dei prodotti di una volta e alzando il dosaggio di demenzialità (quest'ultimo mai così elevato nella filmografia degli autori di Io, me e Irene).
Quindi, se si ha ben chiaro a cosa si va incontro, soprattutto se si è a conoscenza dei prodotti circolati all'epoca delle avventure dei Three stooges, è possibile farsi una minima idea di ciò che offre il film: intrattenimento dalla comicità di vecchio stampo che, se a prima vista potrebbe sembrare stucchevole, riesce nell'impresa di tirare fuori un sottotesto a suo modo commovente quando si tratta di mettere a confronto il trio protagonista con tecnologie e mentalità dell'era moderna (Twitter, Smartphone, Real tv).
Certo, sappiamo che i due registi sono capaci di sfornare molto più dell'intelligente comicità infantile de I tre marmittoni, ma, in quanto a stile e tono generale, si avvicinano molto all'obiettivo che vogliono ottenere; ovvero miscelare la facile risata del passato con il complicato e cinico mondo del XXI secolo.
Impegnati in ruoli di contorno abbiamo Jane Lynch (40 anni vergine), la bellezza mozzafiato Sofia Vergara (Capodanno a New York), il premio Oscar Jennifer Hudson (Dreamgirls) e Larry David (Basta che funzioni). Quest'ultimo nei panni di una suora (!!!).

I tre marmittoni Nostalgici della comicità slapstick di una volta e amanti dell’odierna commedia intelligente e, soprattutto, dei fratelli Farrelly, gioite, perché I tre marmittoni è il vostro film. Credibile e divertente quanto basta, è un omaggio alla maniera di far ridere del noto trio, allo stesso modo in cui Dennis Dugan onorò la comicità dei fratelli Marx tramite il dimenticato Gli sgangheroni (recuperatelo, c’era un inedito John Turturro in Groucho style tra i protagonisti). Demenzialità, nostalgia, buoni sentimenti e qualche spruzzata di cinismo, Farrelly più Three stooges è una formula che, pur senza eccellere, funziona dignitosamente.

6.5

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