Recensione I due soliti idioti

Secondo appuntamento cinematografico del duo comico più "idiota" d'Italia

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Ci sono film per tutti: film per famiglie, per cinefili, per appassionati, per romantici, per nostalgici; film che fanno ridere, che fanno piangere, che divertono, che annoiano, che emozionano; film per schizzati, per paranoici, per mitomani e pure per maniaci. E ci sono film, come I due soliti idioti, che vanno presi semplicemente per quello che sono.
Anzi, si potrebbe addirittura azzardare che questa seconda epopea cinematografica basata sulla serie cult di Mtv, giunta quest'anno alla quarta (ed ultima) stagione, sia da considerare - molto più del capostipite - una sorta di complessa e variegata mistura fra tutti i generi cinematografici di cui sopra.
In teoria e, in buona parte, anche nei fatti, I due soliti idioti non è altro che un semplice, lineare prosieguo delle rocambolesche (dis)avventure che, poco più di un anno fa, videro protagonisti i personaggi di Ruggero De Ceglie e di suo figlio Gianluca in quello che è stato uno dei maggiori incassi della stagione.
Ma la coppia Biggio/Mandelli, questa volta, ha osato davvero. Ci ha messo la faccia, insomma.
Difatti, se il primo film non andava (quasi mai) oltre la schematica e sintetica riproposizione del loro repertorio televisivo più gettonato, risultando quindi un divertissement rivolto unicamente ai più affezionati fans della serie, qui, i due comici hanno costruito una storia vera e propria, con tutte le caratteristiche necessarie per essere considerata tale.
Hanno costruito, dunque, un film che è davvero alla portata di tutti, dallo spasimante più accanito al neofita più spaesato. Lo è proprio perchè utilizza un linguaggio e una narrazione secondo i canoni del cinema e non (solo) della sit-com, buttandoci dentro di tutto e di più: dalla classica gag si arriva al citazionismo, dalla risata alla satira politica, addirittura c'è Cat Stevens nella colonna sonora.
Un progetto ambizioso, forse troppo, che riesce ad essere un film ma, purtroppo, non un buon film.

Ritroviamo Ruggero e Gianluca, padre e figlio, esattamente dove li avevamo lasciati - un anno prima, per noi, pochi istanti dopo, per loro - con i temibili mafiosi russi alle calcagna e un matrimonio, quello tra Gianluca e la fidanzata Fabiana, ancora in attesa di essere celebrato.
La crisi incombe in questo paese ormai sull'orlo del baratro, così sul grande schermo come, ahinoi, nella realtà; a risentirne è, più di tutti, proprio Ruggero, che si trova a dover fare i conti con la finanza per non aver pagato le tasse per tanti, tanti anni e con l'ormai imminente tracollo del suo "impero del salsicciotto". La sua unica speranza per poter pareggiare i conti con il fisco si chiama Luigi Pelosi, l'austero e odiato suocero, il quale, però, giustamente diffida del losco e sboccato imprenditore romano.
Ancora una volta, per gli inseparabili padre e figlio, salvare la pelle non sarà facile...

Vero, il primo film, come detto, era sconclusionato, senza trama, quasi al limite del ridicolo nel suo goffo tentativo di nascondere (?) l'"ansia da prestazione" del debutto cinematografico e l'inesperienza che, inevitabilmente, giocava a sfavore. Ma, nel suo piccolo, mostrava comunque dignità, consapevolezza d'intenti e, soprattutto, faceva ridere.
Sempre mantenendo fede a quanto espresso in precedenza, I due soliti idioti, al contrario, è un film autentico, un prodotto cinematografico vero e proprio, con un impianto narrativo approfondito e ben consolidato e con ambizioni che vanno ben al di là - o quantomeno ci provano - del semplice intrattenimento puerile e gigionesco. Ma ha un grosso difetto, che annulla purtroppo tutto quanto di buono e di propositivo i due autori/attori hanno provato a mettere in atto con questa loro seconda fatica: si ride poco, veramente troppo poco.
Il che è un paradosso di proporzioni quasi bibliche, se consideriamo che I Soliti Idioti è un prodotto che ha sempre funzionato, almeno fino ad oggi, solo grazie all'irresistibile e mai stanca verve comica dei due protagonisti, che qui non riescono a fare altro se non ripetere se stessi all'inverosimile e dare vita a situazioni e gag visibilmente fiacche, spompate e orfane di quel "quid" che ha sempre contraddistinto la loro cifra stilistica.
Il film finisce dunque per essere un pastone, fastidiosamente prolisso e non di rado noioso, in cui anche i vari personaggi di contorno - oltre alle varie metamorfosi dei due protagonisti, si segnalano un irriconoscibile (per piattezza interpretativa) Teo Tecoli che fa il verso all'On. Mario Monti e un modesto Gianmarco Tognazzi (già nel primo film) nei panni di un ex manager ora senzatetto - risultano essere solo banali ed inefficaci caricature.
Dunque, per I Soliti Idioti il problema non è (più) la volgarità, che, anche in questo caso, di certo non viene risparmiata (anzi!), ma proprio la mancanza di idee, la ricerca dell'osceno fine a se stessa, il gusto dell'esagerazione che non stupisce più nessuno.
Sarà forse questa la ragione per cui il duo, ancor prima dell'uscita del film, ha già annunciato il suo definitivo (?) scioglimento?
Di certo, se l'andazzo rimane questo, come si dice in questi casi, meglio prevenire che curare...

I due soliti idioti Con il loro secondo appuntamento cinematografico, I Soliti Idioti costruiscono un film approfondito e consolidato nella narrazione ma che ha la grande, incolmabile pecca di non riuscire a far ridere quanto dovrebbe. Fiacco ed opaco, il repertorio comico del duo inizia seriamente a dare segni di cedimento, e non sorprende sapere che questo in procinto di uscire nelle sale sarà, per ammissione degli stessi attori, il loro ultimo progetto collettivo.

5

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