Recensione I due cugini

Jackie Chan, alla sua terza prova dietro la macchina da presa, realizza con I due cugini un film meno ispirato del solito che, pur non privo di momenti divertenti e spettacolari, non convince appieno.

recensione I due cugini
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Dragon e Cowboy sono due giovani cugini che un giorno si innamorano per caso della stessa ragazza, arrivando a litigare ferocemente pur di conquistarne le attenzioni. Poco tempo dopo però i due scoprono che una banda di loschi trafficanti è in procinto di vendere di contrabbando alcuni manufatti antichi: il loro spirito nazionalista e idealista li spingerà ad unire le forze per fermare il piano criminale.

Terza regia per Jackie Chan, susseguente alla sua prima, breve, trasferta hollywoodiana (La corsa più pazza d'America e Chi tocca il giallo muore), I due cugini inizialmente doveva essere il seguito di Il ventaglio bianco, ma la trama è stata poi modificata in corsa per dar modo all'attore-regista di esplorare nuove vie narrative, pur mantenendosi in un contesto abbastanza tipico delle produzioni hongkonghesi del periodo.

Dragon Lord

In questa sua nuova prova dietro la macchina da presa JC non aveva ancora smussato alcuni difetti già riscontrabili nelle due opere precedenti, e in particolare la pesantezza di alcune sequenze eccessivamente lunghe si fa sentire ancor più che in passato. Il gioco della piramide che strizza l'occhio al rugby e l'estenuante combattimento con il villain hanno infatti un minutaggio ingiustificato che porta ben presto ad un senso di fastidio e monotonia e spezza il ritmo di una visione altrimenti divertente e godibile, seppur coreograficamente meno ispirata del previsto, tale da far rimpiangere le esaltanti scorribande marziali de Il ventaglio bianco. Rimangono al solito grandi momenti di puro spettacolo atletico, con l'apoteosi raggiunta nell'appassionante partita di calcio-volano a mettere in mostra le incredibili doti della star, davvero un fenomeno in questo sport atipico conosciuto in Cina come Jianzi e sorta di antenato di quello da molti considerato il "gioco più bello del mondo". La varietà nei cento minuti di visione certamente non latita ma sono evidenti le forzature di un racconto che manca di spessore e il cui contesto comico non aggiunge in quest'occasione nulla di più che qualche sporadica risata.

I due cugini Un Jackie Chan sempre istrionico ma meno geniale del solito, sia in fase registica che puramente attoriale: l'iconico mix di comicità slapstick e coreografie marziali non convince come in altre occasioni e il ritmo risente di forzature narrative e sequenze di una lunghezza estenuante, con un'unica scena (quella del funambolico match di calcio-volano) a giustificare appieno il senso della visione. Senza troppe pretese il divertimento è garantito ma I due cugini rimane un titolo consigliato soltanto ai completisti dell'atletica star di Hong Kong.

5.5

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