Recensione I bambini sanno

Per la sua opera seconda Walter Veltroni ci porta in viaggio tra i pensieri, la creatività e la saggezza dell'esser bambini. Un documentario che tiene fede al suo titolo e ci racconta con naturalezza cosa davvero sanno i bambini più di noi adulti...

recensione I bambini sanno
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A circa un anno di distanza da quello che appariva come un documentario platealmente politico (Quando c'era Berlinguer), Walter Veltroni (ex segretario Pd ed ex sindaco di Roma) fa un'ulteriore e forse ancora più profonda analisi politica dell'Italia - di oggi - con I bambini sanno (documentario che sarà in sala dal prossimo 23 aprile distribuito da BIM). "I grandi non capiscono mai niente da soli e i bambini si stufano di spiegargli ogni volta tutto". È da questa frase dello scrittore francese Saint Exupery tratta dal primo capitolo de Il piccolo principe che Veltroni si muove per rielaborare il senso di questa sua opera seconda, che ritrae insieme il candore e la saggezza di uno sguardo infantile capace talvolta di essere più adulto degli adulti. Trentanove bambini tra gli otto e i tredici anni diventano così i piccoli protagonisti di un collage di riflessioni sull'amore, sulla famiglia, sulla sessualità, sulla religione, sulla crisi contemporanea, raggruppate per capitoli dalla proverbiale e caustica espressività delle vignette di Altan. Cosa sanno i bambini che gli adulti non sanno? è il quesito ricorrente che il Veltroni documentarista pone ai suoi piccoli interlocutori per ricavarne risposte inaspettatamente sagge, creative, mai banali. Qualcuno risponderà la fantasia, altri la capacità di soffrire, eppure tutti sembreranno avere idee incredibilmente chiare sul loro essere, e sul mondo che li circonda; un mondo osservato tramite il loro sguardo ancora puro e genuino, ma non per questo necessariamente disincantato.

Cosa sa il Veltroni regista...

Voce e presenza sempre fuori campo, Veltroni guida questo percorso di auto rivelazione e riflessione dei più piccoli fissandone il coraggio (di chi lotta per sentirsi sé stesso pur nel sacrificio di essere escluso), la determinazione (di chi già sa per quali passioni lottare o cosa farà da grande), o anche la paura (quella che cala repentina di fronte a un grande lutto, alle liti dei genitori, alla percezione dell'incertezza) racchiusa nelle loro parole e celata nei loro grandi occhi. Toccanti ed esilaranti, dal genio incompreso della matematica (che a soli dieci anni tenta di mettere a punto la teoria delle partizioni di fronte al comprensibile smarrimento genitoriale) al letterato da trauma (ritrovatosi a divorare le opere di Dante e Shakespeare dopo una grave contusione cerebrale) fino alla simpatia di Marius (il piccolo romeno che del campo nomade in cui vive apprezza la pulizia, salvo poi far presente il fastidio notturno creato dai topi), i protagonisti de I bambini sanno rappresentano una piacevole passeggiata nel ricordo dell'esser bambini, uno stato in cui istinto e creatività sembrano silenziare le paure originate della corsa alla razionalizzazione adulta. Una corsa a perdifiato che invece (di contro) scatena nei bambini dei momenti epifanici di rara tenerezza umana, e che Veltroni richiama alla mente nella bellissima carrellata iniziale di celebri corse bambine al cinema (da I quattrocento colpi di Truffaut a Baaria di Tornatore). Bello e in sincrono anche il commento sonoro a cura di Danilo Rea e la chiusura sulla voce della Mannoia (In viaggio). A qualcuno apparirà un prodotto per certi versi retorico, ma trattasi di una retorica sensibile, apprezzabile, che ci ricorda cosa voglia dire aver un sogno (pur piccolo) che si realizza ai nostri occhi come un grande miracolo (come per Marius nella scena finale). E allora ben venga la retorica in un film che (in ogni caso) conferisce al Veltroni regista il grande merito di aver trovato e selezionato dei piccoli davvero grandi, incredibili nel loro esser spontanei protagonisti di un sentire moderno declinato nello sguardo della loro giovane maturità.

I bambini sanno Per la sua opera seconda Walter Veltroni sceglie un soggetto politico che si traveste di sogni, paure e speranze tramite le parole dei trentanove bambini intervistati su diversi temi (l’amore, la crisi, la sessualità). Un filo documentaristico che ricostruisce i punti deboli della nostra società ma che (soprattutto) ci ricorda come in ogni bambino si nasconda un pensiero adulto, maturo, che ha il diritto di essere ascoltato.

7

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