Recensione Hunger Games: Il Canto della Rivolta - Parte 1

Pronti a unirvi alla battaglia di Katniss Everdenn? Il fuoco della rivolta si sta accendendo!

recensione Hunger Games: Il Canto della Rivolta - Parte 1
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C'è sempre grande movimento attorno alle saghe cinematografiche, soprattutto quando, già dal primo capitolo, riescono ad ottenere un grandissimo successo di pubblico e di critica, trasformandosi in dei veri e propri fenomeni sociali e di costume. Non erano tantissimi, soprattutto in Italia, quelli che credevano nella forza di Hunger Games, ma la storia creata da Suzanne Collins è riuscita a imporsi, con la stessa forza e determinazioni dei Tributi di cui racconta le battaglie, stravolgendo i pronostici, incantando ogni tipo di spettatore, rendendo orgogliosi i fan del libro. E le aspettative verso gli adattamenti per il grande schermo sono diventate ogni anno più alte: dopo un primo film dalle prospettive interessanti e un secondo capitolo dall'intensità travolgenti, cosa dobbiamo aspettarci da Hunger Games: Il Canto della Rivolta - Parte 1? Chi non è riuscito a resistere al richiamo della carta stampata, saprà già dove questo nuovo capitolo porterà Katniss Everdeen, cosa la costringerà ad affrontare e non vede l'ora di vedere la magia avvenire davanti ai propri occhi. Tutti gli altri, invece, si stanno ancora chiedendo come reagirà Panem all'attacco lanciato dai Tributi durante la chiusura de La Ragazza di Fuoco, alla distruzione del più grande simbolo della sua supremazia sui Distretti. Come si evolverà il mondo dopo gli Hunger Games?

Vivere nell’incubo

I Giochi della Memoria sono stati un'esperienza terribile per tutti gli ex vincitori degli Hunger Games che non solo si sono ritrovati di nuovo a dover affrontare le brutture dell'Arena, ma sono diventati anche burattini, più o meno consapevoli, di un piano di ribellione più grande di loro. "Ricorda chi è il vero nemico" dice Finnick (Sam Claflin) a Katniss (Jennifer Lawrence) all'interno di quell'Arena prima che tutto esplodesse, cancellando ogni certezza. Ora che è stata salvata e trascinata via da Capitol City, Katniss deve ancora tenere a mente quel messaggio, perché tutto attorno a lei è estraneo, distante, sconosciuto. Non può tornare a casa e deve abituarsi ai meccanismi di vita del Distretto 13, così diametralmente opposti ai suoi. Lei, che è sempre stata libera, che non ha mai avuto paura di infrangere qualsiasi regola le venisse imposta dall'alto, si ritrova rinchiusa all'interno di un circuito chiuso, sotterraneo, estremamente militarizzato, dove ogni gesto e decisione viene presa a tavolino e per uno scopo maggiore. E poi ci sono gli incubi, quelli che solo Peeta (Josh Hutcherson) riusciva a far passare, ma nessuno sa che fine abbia fatto il ragazzo rimasto bloccato nell'Arena. Loro che non lo hanno salvato, che lo hanno lasciato nelle mani del nemico, come possono pretendere che lei vada avanti? Come possono chiederle di diventare il simbolo della ribellione, la Ghiandaia Imitatrice nel nome della quale combattere?

Prepararsi

I film di Hunger Games ci hanno abituati, come spettatori, a una immersione nel mondo di Panem sempre più graduale. Siamo arrivati in questo regno senza conoscere nulla, se non la normalità della vita di Katniss, per essere poi lanciati nella frenesia cinica dei giochi. Dopo lo shock iniziale abbiamo iniziato a studiarne i meccanismi, valutarli, girarli a nostro beneficio. All'inizio de La Ragazza di Fuoco eravamo quasi convinti di essere quelli che avevano capito tutto, sapevamo cosa Capitol aveva da offrirci e come affrontarlo, come parlare con il presidente Snow... persino comunicare con Haymitch senza farci uccidere. Ovviamente, alla fine del film, ci hanno dimostrato che non avevamo capito nulla. Sapete già dove vogliamo arrivare, vero? Esattamente come Katniss, in Hunger Games: Il Canto della Rivolta - Parte 1 vi ritroverete a ricominciare da zero, costretti ad ambientarvi in una situazione che vi è completamente estranea ed estremamente poco confortevole, con in più tutti i ricordi delle esperienze traumatiche che vi hanno portato fino a qui. Tenere a mente il percorso fatto fino a questo momento è fondamentale per capire i meccanismi che muovono i personaggi in questo nuovo capitolo, più introspettivo e oscuro rispetto ai precedenti. Eliminata la mastodontica presenza dell'Arena che, inevitabilmente, diventava ogni volta il centro nevralgico dell'intera azione reale ed emotiva dei film, Francis Lawrence si ritrova a muoversi sul delicato territorio delle pure emozioni, scaturite da un pensiero, dalla paura persistente che qualcosa non vada, piuttosto che da un avvenimento fisico. E purtroppo inciampa in facili congetture stilistiche, narrazioni didascaliche e dialoghi da manuale, che riescono ad avere una reale valenza emotiva solo quando a metterli in scena è Jennifer Lawrence, con la sua straordinaria capacità comunicativa. I suoi occhi ti intrappolano e ti conducono in strazianti profondità fatte di dolore, ribellione e, a modo suo, speranza. Mai come in questo film viene da pensare che non ci sarebbe nessun fenomeno Hunger Games senza le capacità di Jennifer Lawrence: lei è la Ghiandaia Imitatrice della rivolta cinematografica!

Perdersi tra i meccanismi

A discolpa generale di Hunger Games: Il Canto della Rivolta - Parte 1 va detto che il materiale del libro sul quale si è trovato a lavorare Francis Lawrence non è certo dei migliori. Così come in tutti i libri della saga, la narrazione si divide nettamente in due parti, di cui la prima è palesemente il prologo emotivo che spinge i personaggi all'azione. Che cosa succede quando si divide il libro in due film? Che il primo si trasformerà in una seduta dallo psicologo, un dipanarsi dei danni che gli Hunger Games hanno avuto su tutti quelli che ne sono entrati in contatto. Katniss, Gale, Effie, Prim: nessuno è rimasto illeso, nessuno sarà mai più quello di una volta. E mentre loro rimuginano sulla loro situazione, spesso con una banalità che non si addice per niente al passato della saga, ogni tanto il film ci regala anche qualcuno di quei momenti struggenti, che li senti risuonare nel profondo dello stomaco, e che ti ricordano perché tanto hai apprezzato il progetto fino a questo momento. È un capitolo altalenante che soffre la divisione in due parti, presentandosi al grande pubblico con la pesantezza didascalica di un incipit che sembra quasi trascinarsi verso la sua stessa fine, consapevole di quella botta d'intensità che Francis Lawrence lascia sempre esplodere negli ultimi 2 minuti di pellicola. L'ennesimo applauso alle capacità interpretative di Jennifer Lawrence.

Hunger Games: Il Canto della Rivolta - Parte 1 "Ma quindi ci stai dicendo quindi che Hunger Games: Il Canto della Rivolta - Parte 1 è un brutto film?" Be' no, adesso questa ci sembra un’affermazione un po’ esagerata... ma onestamente non è all’altezza del percorso svolto dalla saga cinematografica fino a questo momento. L’esigenza di predisporre il setting emotivo e motivazionale che porterà alla Parte 2 è comprensibile ed innegabile, ma costringe anche il film a chiudersi in una gabbia che non gli giova particolarmente. La luce ogni tanto si vede: nella bravura della sua attrice protagonista, dilaniata ma consapevole della sua forza comunicativa; nell’originalità e maestria del reparto dei costumi e del make-up, che si sono dovuti reinventare completamente, nascondendo frammenti delle personalità dei loro personaggi tra le pieghe del guardaroba; nel sottotesto sociale nascosto dall’autrice della saga all’interno della storia, capace di frammentare la comprensione de Il Canto della Rivolta su molteplici livelli, tra cui quello metacinematografico rappresentato dai video di propaganda. Hunger Games: Il Canto della Rivolta - Parte 1 manca della potenza visiva e soprattutto emotiva che ha caratterizzato i due precedenti capitoli, ma si inserisce perfettamente nel contesto del film di passaggio, dell’incipit per un grande, devastante ed esplosivo finale.

6

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