Recensione Hungarian rhapsody - Queen Live in Budapest

Finalmente al cinema lo storico concerto del 1986

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Tutto cominciò nel lontano 1970, quando l'originario della Tanzania Freddie Mercury (nome d'arte di Farrokh Bulsara), cantante e pianista del gruppo Sour Milk Sea, si unì al chitarrista Brian May e al batterista Roger Taylor.
Un trio che soltanto l'anno successivo, con l'arrivo del bassista John Deacon, si trasformò in quella che, senza alcun dubbio, finì per diventare una delle più importanti band rock della scena musicale: i Queen.
Una band rock che, caratterizzata da uno stemma - disegnato dallo stesso Mercury - costituito dai segni zodiacali dei quattro componenti sovrastati da un'araba fenice e posti intorno alla corona della regina (da cui, appunto, il nome del complesso), pubblicò il suo primo album, intitolato semplicemente Queen, nel 1973.
Primo album in studio cui fecero seguito altri quattordici; l'ultimo dei quali, però, Made in heaven, datato 1995, realizzato soltanto dopo la morte per AIDS del cantante, avvenuta il 23 Novembre di quattro anni prima.
Una carriera costellata di successi, riconoscimenti ed esibizioni dal vivo, dal concerto gratuito ad Hyde Park, a Londra, nel 1976, al Magic Tour di dieci anni dopo, che vide per l'ultima volta Mercury prendere parte a un concerto queeniano.

Rapsodia ungherese

Lo stesso tour che, il 27 Luglio del 1986, all'interno del Nepstadium di Budapest, vide i Queen protagonisti di uno dei più grandi concerti mai tenuti in uno stadio, davanti a centottantamila fan.
Evento talmente straordinario da spingere le autorità ungheresi a mettere a disposizione un dispiegamento di cameraman e tecnici senza precedenti per quella che fu la prima esibizione live di una band occidentale oltre la cortina di ferro, tre anni prima della caduta del Muro di Berlino.
Evento il cui risultato, sullo schermo, si è trasformato in Hungarian rhapsody: Queen live in Budapest di János Zsombolyai, costituito da materiale filmato volto ad alternare le canzoni entrate nella storia, le immagini del backstage e quelle della visita in Ungheria effettuata dal quartetto.
Evento destinato solo ora ad approdare nelle sale cinematografiche, rimasterizzato in alta definizione, e del quale May e Taylor hanno giustamente osservato: "Siamo felici che i fan di tutto il mondo abbiano finalmente l'opportunità di rivivere questo momento incredibile per i Queen. Sapevamo che il concerto di Budapest sarebbe stato speciale, ma non immaginavamo che notte storica sarebbe stata".

Il grande Freddie

Quindi, mentre vediamo anche Mercury impegnato a farsi spiegare un po' di lingua ungherese, si parte con One vision, per poi proseguire tramite Tie your mother down e giungere soltanto qualche pezzo dopo alle storiche A kind of magic e Under pressure.
Ovvero l'accoppiata di classici volta a precedere Who wants to live forever e la bellissima I want to break free, che anticipano, tra le altre, Is this the world we created? e Now I'm here; prima dell'arrivo di Tutti frutti, cover dello scatenato evergreen lanciato negli anni Cinquanta dal mitico Little Richard e immediatamente rifatto da Elvis Presley.
Del resto, il grande Freddie altro non sembra che un grintoso concentrato delle invidiabili vocalità dell'artista di colore e dell'immagine da cattura-pubblico tipica di colui che ci regalò Love me tender e Are you lonesome tonight, di sicuro prima fondamentale figura del rock'n'roll.
Quello stesso rock'n'roll le cui sonorità, in maniera evidente, vengono omaggiate dai Queen anche tramite Crazy little things called love; posta in seguito ad Hammer fall e alla monumentale Bohemian rhapsody nel corso della cui delicata prima parte la camera di Zsombolyai tende a stringere su Mercury seduto al pianoforte, evidenziandone il consueto carisma.
Perché, parliamoci chiaro, l'essenza dei Queen, come verificato ulteriormente in seguito alla succitata scomparsa del cantante, non era incarnata altro che dalla sua presenza da rocker unita alle sue doti canore.

Hungarian Rhapsody - Queen Live in Budapest Da One vision alla trionfale We are the champions, il resoconto su schermo del concerto che la band inglese dei Queen tenne il 27 Luglio del 1986 all’interno del Nepstadium di Budapest, nel corso dello storico Magic Tour. Tra stralci di backstage - con tanto del batterista Roger Taylor impegnato in una gara sui go-kart - e riprese della esibizione live, un documento filmato che, ovviamente, farà soprattutto la gioia dei fan del gruppo, ai quali viene finalmente offerta l’occasione di visionarlo nelle sale cinematografiche. Per tutti gli altri, soltanto un agglomerato audiovisivo di pezzi più noti e meno noti atto involontariamente a riconfermare che, senza il carisma e la grandissima voce del cantante Freddie Mercury, i Queen sarebbero stati, semplicemente, uno dei tanti complessi finiti nel dimenticatoio in quella folta giungla rock che furono gli anni Settanta.

6

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