Recensione Horns

Daniel Radcliffe in un'inedita veste cornuta per Alexandre Aja

recensione Horns
Articolo a cura di
Serena Catalano Serena Catalano Figura mitologica metà umana e metà pellicola, ha sfidato e battuto record mondiali di film visti, anche se il successo non l'ha minimamente rallentata. Divora cortometraggi, mediometraggi, lungometraggi, film sperimentali, documentari, cartoni animati: è arrivata addirittura fino alla fine della proiezione di E La Chiamano Estate. Sogni nel cassetto? Una chiacchierata con Marion Cotillard ed un posto nei Tenenbaum.

“Il sonno della ragione genera mostri” diceva Francesco Goya, intitolando così un’acquaforte che ritrae uccelli notturni ed inquietanti volti ghignanti e diabolici: uno dei tanti esempi di rappresentazioni demoniache che hanno riempito l’arte e la letteratura senza mai stancare, ed arrivando fino ad oggi con La Vendetta del Diavolo, romanzo di Joe Hill (figlio d’arte del ben più celebre e talentuoso Stephen King) adattato al grande schermo dal francese Alexandre Aja. Un lavoro ambizioso con anni di lavorazione da parte del regista maestro del genere horror-splatter, che decide dopo i suoi ultimi lavori di strizzare l’occhio al teen drama, ambientando il suo film a pochi passi dai boschi di Twilight ed indirizzandolo più o meno allo stesso pubblico. A fare le veci dell’idolo delle teen il conosciutissimo Daniel Radcliffe, che lasciati a casa mantello e bacchetta prende in mano nuovi poteri dal carattere molto meno giocoso, calandosi nei panni di un ambiguo antieroe tormentato dalle sfumature molto più profonde di ciò che Radcliffe ci ha abituati a guardare.

Una storia... di corna

È proprio l’attore inglese la sorpresa più grande del film: deciso a tutti i costi a scrollarsi di dosso la celebrità data da Harry Potter, Daniel Radcliffe prosegue la sua carriera in ascesa dopo il già convincente Kill Your Darlings disegnando un perfetto Ig Parrish, adolescente perdutamente innamorato della sua ragazza del cui omicidio viene improvvisamente accusato. Radcliffe riesce a disegnare con sorprendente abilità un personaggio dalle molteplici sfaccettature, dilaniato da una realtà che lo vuole colpevole dell’omicidio e dall’improvvisa comparsa di un paio di corna, che lo rendono capace di ricevere assoluta sincerità dai suoi interlocutori. E così, nella sua città natale - poche anime, boschi incantati e l’aria muschiata delle location di parecchi teen drama - Ignatus “Ig” Parrish sfrutta la sua nuova abilità per avviare una ricerca che lo condurrà sempre più in fondo al baratro del superego, trasformandolo in un malevolo giustiziere e fin troppo velocemente alla perdita di controllo, recuperata soltanto grazie ad una speciale ‘protezione’.

Daniel Radcliffe a sorpresa

Purtroppo non basta un’unica interpretazione a rendere sufficiente un film che, al contrario, si dimostra debole su tutto il resto dei fronti: proprio come in ogni suo film, Alexandre Aja fa della mescolanza di generi la sua firma distintiva ma anche la sua più grande debolezza, traghettando la pellicola tra momenti di assoluta ilarità ai limiti del grottesco ed altri da puro film horror, fino ad arrivare verso la fine ad esplosioni di cervello firma del più classico degli splatter. Questa alternanza, nonostante sia fedele al libro, rende il film confuso e privo di una direzione univoca, accompagnandolo fino alla fine in uno svolgimento poco chiaro che mina completamente l’intera credibilità del progetto. Ne risentono anche le interazioni umane ed i rapporti tra i personaggi, che all’interno di questa discontinuità appaiono forzati ed eccessivamente prevedibili, tanto da dare allo spettatore fin troppi elementi per risolvere un mistero che, alla fine, non solo non è tale ma risulta perfino tragicomico e del tutto privo della giusta tensione.

Horns Horns si presenta come un film ben interpretato e nel complesso guardabile, aiutato in gran parte da una buona fotografia e da una colonna sonora decisamente sopra la media, che accompagna degnamente tutta la pellicola: nonostante ciò, a renderlo insufficiente è una mancanza di intenzioni decise, che rende il film nient’altro che una sfilata di attività peccaminose alternate a giochi di simpatia a buon mercato, poco lucido e forse troppo ambizioso.

5

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