Torino 2012

Recensione Holy Motors

Il Capolavoro di Corax gioca sul significato dell'essere attore in un mondo dove domina l'apparenza

Articolo a cura di

Un attore vive molte vite diverse. I personaggi interpretati sono nella maggior parte dei casi emanazioni che provengono dall'uomo dietro il loro volto, dall'anima che si nasconde dietro un nome e un'identità fasulla. Su questa legge invisibile ed eterna che da sempre circonda il destino di chi recita, che sia al cinema o a teatro, arrivando in alcuni e sfortunati casi addirittura a un sovrapporsi dei ruoli, il talentuoso regista Leos Carax (Boys meet girls, Rosso sangue) crea una storia dal sapore surreale, un film nel film, ritornando dietro la macchina da presa a tredici anni dall'apprezzato Pola X ed entusiasmando di nuovo la critica di tutto il mondo. Miglior film del 2012 per i Cahiers Du Cinéma (la maggior rivista cinematografica francese), nonché tra i maggiori candidati alla Palma d'Oro (vinta poi da Amour di Haneke) all'ultimo Festival di Cannes, Holy Motors è un'esperienza visiva ed emozionale capace di stupire con genio e originalità.

L'uomo dai mille volti

Monsieur Oscar (Denis Lavant) ha un lavoro insolito: a bordo di una accesoriatissima limousine, gira per tutta Parigi recandosi a diversi appuntamenti.  In ognuno di questi indossa un travestimento diverso, che lo rende ogni volta irriconoscibile, e assume la vita di altre persone. Prima una vecchietta che chiede l'elemosina, poi un acrobata che lavora per sessioni di motion capture, o un barbone folle che deve rapire una bellissima modella. O ancora un folle assassino, un suonatore di fisarmonica e così via. Finché durante uno dei suoi "incarichi" non ritrova la bella Eva Grace (Kylie Minogue), sua collega nonché amante di un tempo...

Holy Motors

Un'opera magnifica, che gioca col cinema e sul cinema, in un susseguirsi di situazioni al limite dell'assurdo, un viaggio infinito e destinato forse a non finire mai nel quale cercare di mantenere una propria identità e non perdere il controllo. L'azienda, misteriosa, per la quale lavora Oscar, attore camaleontico che diviene un tuttuno coi suoi personaggi, può esser vista a metafora di una società che vede l'uomo non per come è, ma per come appare. Carax nasconde dietro questo esperimento ai limiti del raziocinio una forte critica al mondo odierno, in cui l'apparenza divora sempre più ferocemente la sostanza, lacerando l'uomo nei suoi più insiti desideri. Un percorso di 24 ore rappresentato da influenze svariate, in un concentrato di Lynch e Truffaut, Bertolucci e Welles e ancora molti altri maestri che il regista, da critico di navigata esperienza, miscela a suo piacimento con risultati inaspettati. Nonostante le miriadi di riferimenti che possono balzare agli occhi soltanto di un pubblico più cinematograficamente colto, Holy Motors è paradossalmente un'opera aperta a più versanti di pubblico: vuoi per l'analisi attenta dell'attuale mondo circostante, vuoi per una regia priva di tempi morti che alterna situazioni divertenti ad altre più intensamente commoventi, il film trascina vorticosamente per quasi due ore, imprimendo emozioni forti nello spettatore. Il merito dell'incredibile riuscita di questo racconto dell'assurdo in un mondo ancora più assurdo è da dividere a metà con la strepitosa interpretazione di Denis Lavant, attore caro a Carax, che si cala con maestosa poliedricità e un trucco d'eccezione nei panni di una miriade di personaggi, tutti a loro modo indimenticabili nonostante i relativamente brevi minuti ad essi dedicati. Il cast di contorno è allo stesso modo perfetto, e se l'esperta Edith Scob (Il patto dei lupi, Vidocq) è la perfetta compagna di viaggio di Oscar (è la precisa autista della limousine), sono da segnalare anche i convincenti camei di Eva Mendes e, soprattutto, di Kylie Minogue, vera sorpresa, alla sua miglior prova su grande schermo. Holy Motors è nel suo trascendente surrealismo uno specchio deformante, ma non deformato, di quella realtà che siamo abituati a vedere tutti i giorni ma dietro alla quale nasconde ben altre verità.

Holy Motors Con Holy Motors Leo Carax firma il suo Capolavoro. Un'opera preziosa sul Cinema e sul ruolo dell'attore, che attraverso una storia dal sapore surreale gioca con gli incubi e le paure di un mondo dove ormai la sostanza è ciecamente vittima dell'apparire. Uno straordinario Denis Lavant, che meriterebbe non uno, ma dieci Oscar per ogni ruolo interpretato in questo film, è il perno dorato su cui si erige un cast e una regia di altissimo livello, per una visione assolutamente imperdibile per gli amanti della Settima Arte.

9

Che voto dai a: Holy Motors

Media Voto Utenti
Voti totali: 9
8.4
nd