Recensione Ho Cercato il tuo Nome

L'amore raccontato (per l'ennesima volta) da Nicholas Sparks.

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I motivi per cui in questo momento vi trovate su questa pagina possono essere fondamentalmente due: o siete tra quelli che amano follemente Nicholas Sparks e il suo ormai noto modo di rappresentare l'amore, oppure siete tra quelli che subiscono una crisi epilettica involontaria al solo suono del suo scintillante cognome. Si, vero, esiste anche la possibilità che il vostro browser vi abbia portati qui per sbaglio, ma queste sono sfighe che ogni tanto accadono. Certo, l'autore in questione sarebbe riuscito a ricondurre tutto alla forza indissolubile e imbattibile del destino, ma a volte è molto più facile credere nelle falle della tecnologia che nel fato più magnanimo. Tutto questo giro di parole, in realtà, serve solo a darvi una idea sommaria dell'atmosfera in cui state per immergervi leggendo questa recensione di Ho cercato il tuo nome, ennesimo adattamento cinematografico dell'ennesimo romanzo tutto amore e incredibile casualità di Sparks. Si, non erano bastati Le pagine della nostra vita, I passi dell'amore, Dear John o The Last Song...

Uno scintillio nel deserto

Il sergente dei Marines Logan Thibault (Zac Efron), dopo un'operazione notturna in Iraq, vede un piccolo pezzo di carta scintillare sotto la luce del sole. Si allontana dalla sua posizione per capire di cosa si tratta e scopre la fotografia di una sorridente ragazza bionda: proprio in quel momento il campo alle sue spalle esplode, uccidendo gran parte dei suoi compagni.


Da quel momento quella foto diventa il suo portafortuna, che gli permette di sopravvivere alle operazioni successive e di tornare incolume a casa. Ma famiglia e città gli stanno ormai stretti e Logan si sente un estraneo impacciato e pensieroso con tutti, tranne che con Zeus, il suo pastore tedesco. L'ex militare decide quindi di chiudere tutta la sua vita in uno zaino e di partire alla ricerca della ragazza bionda della foto, con la speranza che il ringraziarla metta in ordine i pezzi della sua psicologia. Dopo svariati tentativi, il suo viaggio termina all'allevamento di cani di Beth (Taylor Schilling), dove la ragazza vive e lavora con la sua famiglia. Ma dirle la verità si riverla più difficile del previsto e Logan, malgrado l'iniziale diffidenza di lei, ottiene il lavoro come aiutante nella struttura.

Quello fortunato

Inutile aver paura di esporre troppi elementi della storia e incappare nel tanto temuto e odiato spoiler, perché, se avete anche una minima esperienza con le narrazioni di Nicholas Sparks, sapete già come andrà a finire. La diffidenza si trasforma prima in fiducia e poi in amore, un antagonista, in questo caso l'ex marito e sceriffo della città di Beth interpretato da Jay R. Ferguson, cerca di rovinare l'idillio romantico e, quando tutto sembrerà vicino alla fine, un evento tragico, quasi sempre la morte di uno dei personaggi, rimetterà al loro posto i pezzi del puzzle. Va sempre a finire così nei romanzi dell'autore e Ho cercato il tuo nome non si presenta certo come un'eccezione. Da un certo punto di vista questa può di certo essere vista come una sicurezza: difficilmente la trama o i personaggi deludono lo spettatore che, in quanto predisposto all'uso cosciente del libero arbitrio, sa già cosa lo aspetta quando le luci della sala cinematografica si spegneranno.
Il centro nevralgico di questa pellicola è la foto di Beth trovata dal sergente nel bel mezzo della guerra, ma quest'ultima, nonostante sia fondamentale per la costruzione psicologica di entrambi i protagonisti, rimane relegata a puro pretesto che rende le due anime in gioco perfettamente compatibili e ugualmente tormentate. Il dilemma che il film sembra porsi in continuazione, senza però esprimersi mai apertamente sulla possibile risposta, riguarda l'esistenza del destino: forse la foto che Logan ha trovato dall'altro capo del mondo, in un luogo di distruzione e morte, gli ha salvato davvero la vita per lasciarlo libero per un nuovo inizio, forse è stata solo una coincidenza. Sarà il pubblico, in base alle proprie inclinazioni cinico-romantiche, a decidere dov'è la verità.
Ma se è vero che noi non siamo nessuno per mettere in discussione l'esistenza del destino, una certezza, a fine visione, comunque ci è rimasta. L'approccio registico di Scott Hicks a questo Ho cercato il tuo nome, non si differenzia per nulla da quello di tutti gli altri che lo hanno preceduto nell'adattamento del lavoro di Sparks. La pellicola è conforme alle richieste dell'argomento, con panorami illuminati dalla luce del tramonto e sonorità gestite a puntino, una fotografia ben bilanciata e un'ambientazione quasi fuori dal tempo. Un prodotto ben confezionato, certo, ma che non presenta nessun tratto distintivo che cerchi di presentare la solita vecchia storia in modo originale e accattivante. A questa costruzione formale vanno ad aggiungersi le interpretazioni degli attori che, tolta una sempre fantastica Blythe Danner, sono monotone e piatte. Zac Efron e Taylor Schilling appaiono visibilmente vecchi dentro, ma questo, invece di aiutare l'immedesimazione in due personaggi affranti alle vicissitudini del loro passato, li mostra per lo più impacciati e anacronistici, soprattutto quando il gioco delle parti si sposta dal campo di addestramento canino alla camera da letto.

Ho Cercato il tuo Nome In questa pellicola Zac Efron interpreta “quello fortunato”, la cui vita è stata salvata da una fotografia. In realtà l’unica fortuna qui è quella di Sparks che continua boriosamente a presentare al pubblico la stessa identica storia, preoccupandosi solamente di cambiare nomi ed eventi catastrofici di contorno. Niente da ridire quindi sul risultato cinematografico di Ho cercato il tuo nome che, a conti fatti, è esattamente quello che ci si aspetta, anche se ciò non lo rende di certo un film sufficiente su tutti i livelli. Ma siamo sicuri che non sarà questo a fermare la macchina dei soldi rappresentata dal cervello “made in harmony” dell’autore.

5

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