Recensione Himizu

Dall'ominimo manga, una storia di disperazione e speranza firmata Sion Sono

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Non è un caso che alcuni dei maggiori anime/manga di successo vedano trasposizioni su grande schermo da parte di registi eccellenti. Uno dei casi più eclatanti, distribuito anche nelle nostre (seppur poche) sale lo scorso anno, è stato Yattaman, diretto dall'enfant terrible nipponico Miike Takashi. Un altro regista, affine per estremismi all'autore di Ichi the Killer, ma assai distante per la messa in scena, quale è Sion Sono ha deciso di realizzare il live action di un'altro classico dei fumetti giapponesi, quell'Himizu ad opera di Minoru Furuya. Sono, cineasta seminale della scena underground del Sol Levante, autore di veri e propri cult, osannati all'estero e paradossalmente (mi)sconosciuti in patria, come Suicide Club e il lunghissimo Love Exposure (quasi quattro ore), ha deciso però di contaminare in parte la sceneggiatura, visto che proprio verso l'inizio delle riprese il Giappone è stato vittima del terribile tsunami che ha inesorabilmente segnato il Paese. Scelta assai riuscita, visto che l'impatto drammatico, per nulla ostentato o sfruttato per scopi commerciali, ben si associa alle profonde tematiche di un'opera difficile ma in grado di suscitare fortissime emozioni.

"Io conosco ogni cosa. Ogni cosa eccetto me stesso"

Giappone, pressi di Fukushima. Il giovane Sumida (Shôta Sometani), appena quattordicenne, si trova costretto a mandare avanti l'azienda di famiglia, una piccola agenzia di noleggio barche. Il ragazzo vive con la madre, alcolizzata e prostituta a tempo perso, e viene picchiato spesso dal padre, ubriacone senza fissa dimora. Quando anche la donna lo abbandona per fuggire con un altro uomo, Sumida trova affetto e comprensione sia negli improbabili "vicini", barboni e campeggiatori, sia nello sguardo della bella Chazawa (Fumi Nikaidô), sua compagna di scuola da tempo innamorata di lui. Ma la sua vita rimane tutt'altro che facile, tra debiti del genitore con la yakuza e un rapporto familiare sempre più allo sbando. Riuscirà Sumida a trovare nell'amore una strada per ricominciare a vivere?

"Nessuno può toccare il suo futuro"

Sumida è il Giappone. Il protagonista diviene, passo dopo passo, l'emblema del popolo nipponico, sempre pronto a rialzarsi dopo anche la più rovinosa delle cadute. Himizu diviene in questo modo non soltanto l'eccelsa trasposizione di un manga già sopra la media, ma anche un tenace urlo di rivalsa, di speranza incrollabile nonostante le immani tragedie subite. Un professore che incita i suoi studenti a rialzarsi ancora una volta, come dopo le bombe di Hiroshima e Nagasaki, e la tenace Chazawa che sprona Sumida a non mollare mai sono la rappresentazione di una cultura e di un paese sempre pronto a rimboccarsi le maniche. La speranza, spesso dilaniata nella narrazione da eventi crudeli, da personaggi abbietti e meschini, riesce qui in qualche modo a sopravvivere, più nettamente che nella passata filmografia dell'autore, spesso tendente a una cupa disillusione. Siamo chiari, quest'ultimo (capo)lavoro di Sono non è certo un film per tutti: ancora una volta il regista colpisce duro, infonde il dramma nei suoi personaggi in maniera così acuta e dolente che più volte la commozione esplode prepotentemente. Un horror dell'anima, sempre in bilico tra follia e tenerezza, violenza e introspezione, che rapisce sia per la sua struttura narrariva, che per la realizzazione. Tra dolenti flashback onirici post-tsunami, in cui gli uomini divengono entità solitarie nella desolante solitudine del caos, e strazianti pagine di una realtà brutale che mette a dura prova le esistenze, Himizu rapisce e appassiona, riesce a creare un magnetico senso di immedesimazione in grado di sciogliere anche i cuori di pietra. Come nel suo ormai consolidato stile autoriale, Sono riesce a creare una perfetta coesione tra le immagini e i suoni, con un uso pressoché perfetto della colonna sonora, in grado di accompagnare le scene più potenti con un velo di piacevole malinconia, straripando in un finale ricolmo di significati. Ennesimo valore aggiunto, le performance della coppia protagonista: i giovanissimi Shôta Sometani e Fumi Nikaidô (premiati insieme allo scorso Festival di Venezia col Premio Marcello Mastroianni, dedicato agli attori emergenti) riescono a concedere una straordinaria umanità a Sumida e Chawaza, anime affini in un mondo di demoni.

Himizu Sion Sono firma il suo ennesimo capolavoro con questa toccante trasposizione del manga Himizu. Una storia drammatica raccontata con un tocco tenero e dolente, intrisa sia di lancinante disperazione che di flebile, ma mai doma, speranza. Un'opera intensa, capace di commuovere a più riprese, che diviene metaforicamente simbolo del Giappone stesso, ferito profondamente dal recente tsunami ma sempre in grado di ricominciare con più forza di prima.

9

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