Recensione Headshot

Pen-Ek Ratanaruang dirige un originale crime-movie d'autore

recensione Headshot
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No, non è l'Headshot poi divenuto ufficialmente Bullet to the head per il mercato internazionale e un imbarazzante Jimmy Bobo per quello italico, ma un titolo omonimo a quello pensato originariamente per il ritorno in grande stile di Walter Hill con Sylvester Stallone. Questo Headshot proviene dall'esotica Thailandia ed è ad opera di uno dei cineasti più apprezzati dalla critica negli ultimi anni, Pen-Ek Ratanaruang, autore tra gli altri dell'acclamato Last life in the universe, datato 2003 e candidato anche al premio Oscar come miglior film straniero. Un maestro ancora poco conosciuto nel Belpaese e totalmente ignorato dai nostri canali di distribuzione, home video incluso. Sperando in un futuro recupero di queste opere di valore assoluto, è ora di addentrarci negli affascinanti segreti del suo ultimo lavoro.

Il mondo al contrario

Tul (Nopachai Chaiyanam) è un poliziotto incorruttibile e proprio per questo ha una lunga schiera di nemici. Quando riceve l'offerta dal fratello di un ministro di interrompere le indagini che avrebbero messo a rischio la carriera politica del consanguineo, Tul rifiuta. Una sera conosce la bella Joy (Chanokporn Sayoungkul), procace ragazza con la quale finisce a letto. Ma dopo poche ore, la giovane con la complicità di due uomini pagati dal ministro inscena il suo finto omicidio , trascinando Tul in un diabolico inganno nel quale, durante uno scatto d'ira, finisce per uccidere il fratello del politico. Incarcerato per tre anni, riceve l'offerta di un uomo misterioso che lo assolda all'interno della sua organizzazione. L'ex poliziotto diventa così un implacabile sicario di persone corrotte e malviventi, ma durante un incarico viene ferito alla testa e quando si risveglia dopo un lungo coma scopre che qualcosa in lui è cambiato: la sua vista è stata danneggiata dall'incidente, e ora vede il mondo letteralmente invertito, causandogli non pochi problemi e procurandogli nuovi, insospettabili, nemici...

Headshot

La sceneggiatura, con il geniale espediente della vista al contrario, è senza dubbio un elemento di novità in un genere troppo spesso vittima di monotonia.  Pen-Ek Ratanaruang abbandona i topoi classici delle produzioni del genere del suo Paese per regalarci uno sguardo autoriale con questo atipico crime-movie diviso tra azione e filosofia, con diversi riferimenti al credo buddhista e a una ricerca interiore del protagonista, un intenso e credibile Nopachai Chaiyanam. Da sempre sublime nel raccontare per immagini, anche questa volta il regista thailandese ci offre una prova registica assolutamente sontuosa, con sequenze sublimi e dirette magnificamente, su tutte l'angosciante sparatoria notturna all'interno del bosco. Non vi è spazio per un'ironia di fondo, e anche l'uso di trovate grafiche per mostrare l'handicap visivo di Tul è dosato col contagocce, riuscendo comunque a creare una forte empatia con questo antieroe tormentato dai demoni del suo passato. L'unicità apparentemente scomoda che lo affligge è in realtà un modo di vedere (nel senso di sentire) il mondo in maniera diversa, come viene esplicitato in uno dei dialoghi (altro punto di forza dell'operazione) nella parte finale. La componente ludica, nonostante non manchino come sottolineato avvincenti sparatorie, è quindi inevitabilmente sottomessa a quella più riflessiva, forse delineando con maggior nettezza il pubblico di riferimento del film. Lontano dall'azione gratuita e vicino ad un cinema autoriale, Headshot è comunque un'esperienza appagante in grado di stupire a più riprese, non lesinando in alcuni plot twist originali ed avvincenti.

Headshot Pen-Ek Ratanaruang reinventa il crime-movie con una storia atipica nella quale il protagonista, sicario di professione ed ex-poliziotto, si ritrova a osservare il mondo letteralmente sottosopra. Con una forte carica introspettiva che trattiene la componente d'azione al minimo indispensabile, il regista thailandese confeziona un'opera senza dubbio non immediata ma ricca di significati e pronta a più interpretazioni, il tutto diretto più che magnificamente.

7.5

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