Recensione He Never Died

Henry Rollins è un essere immortale che cerca di riallacciare i rapporti con la figlia mai conosciuta in He never died, efficace mix tra commedia e horror diretto da Jason Krawczyk.

recensione He Never Died
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Jack è un essere immortale che vive in completa solitudine per cercare di tenere a freno i suoi istinti cannibalistici, nutrendosi di sacche di sangue comprate illegalmente. Le giornate dell'uomo, che trascorrono l'una identica all'altra tra il bar del quartiere e la sala da bingo, viene sconvolta dall'inaspettata visita della figlia diciannovenne Andrea, mai conosciuta, che cerca di ristabilire un rapporto col padre. Jack però proprio in quel periodo ha un conto in sospeso con una banda di criminali che, dopo aver provato inutilmente a minacciarlo pagandone care conseguenze, decidono di rapire la ragazza e tenerla in ostaggio per arrivare a lui. Che, venendo meno al suo istinto solitario e taciturno, deciderà di salvare la sua erede riportando in vita i suo naturale istinto bestiale.

Who wants to live forever

Ha fatto la storia del punk in qualità di leggendario cantante dei Black Flag, ma Henry Rollins è una personalità che si è espressa in diversi campi: scrittore, doppiatore, attivista, comico, conduttore televisivo e radiofonico e, non ultimo, attore. Ha partecipato anche, in ruoli secondari, a opere di grandi autori come Michael Mann (Heat - La sfida) e David Lynch (Strade perdute), sino alla più recente partecipazione alla serie Sons of anarchy. He never died, terzo film del regista Jason Krawczyk (The Briefcase), lo sdogana finalmente nel ruolo del protagonista, rendendolo assoluto alpha e omega della visione. Rollins infatti si mangia in più occasioni tutto il resto con un magnetismo possente e grintoso che traina con impeto devastante questo curioso ibrido tra commedia e horror, con inserti da drama di matrice indie. Una verve tragicomica accompagna la solita routine del protagonista, essere millenario che ha sposato la solitudine pur di non commettere violenze alla gente innocente: significative sono le sue quasi quotidiane visite al bingo (le persone anziane non istigano in lui alcun tipo di "fame") e la ricerca di teppisti e criminali da uccidere per poi nutrirsene. L'arrivo della figlia cambia però tutto, unito alla pressoché contemporanea apparizione di un misterioso vecchio signore con barba e cappello che sembra collegato alla sua vita precedente; la narrazione procede precisa e senza intoppi, ammantandosi di un costante senso di curiosità che viene parzialmente appagato nell'efficace colpo di scena pre-finale. Nell'ultima parte in particolare, in una sorta di risveglio dopo decenni di letargo, esplode la vera natura di Jack, con una messa in scena violenta (ma mai gratuita) che ben si confà alle atmosfere dell'intero racconto, sorretto da fili di malinconia e rimpianti / rimorsi di grande intensità. E se la conclusione è semi-aperta, non preoccupatevi: è già stata annunciata una serie tv, sempre con Krawczyk dietro la macchina da presa e Rollins davanti, che indagherà più a fondo la storia di un personaggio che è già culto.

He Never Died Il poliedrico Henry Rollins è la star assoluta di questo comedy/horror che, giocando su un piglio tragicomico e non privo di sortite drama thriller, si rivela uno dei più interessanti titoli di genere dell'anno appena trascorso. Violenza, risate e malinconia si amalgamano magnificamente in questo racconto che usa il fantastico per tracciare un percorso esistenziale di un uomo solitario e, "ahiluì", immortale e affamato di sangue umano, la cui vera identità viene svelata nella mezzora finale. I bei personaggi di contorno e l'atmosfera grigia che aleggiano nei cento minuti di He never died regalano emozioni e divertimento emoglobinico (rozzamente sobrio e privo di eccessi splatter) che speriamo di ritrovare nella già annunciata serie televisiva.

7.5

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