Recensione Malala

Il documentarista premio oscar Davis Guggenheim firma Malala, la straordinaria parabola di una giovanissima attivista per i diritti umani: un documentario semplice ma efficace che si allinea alla forza quasi inconsapevole della sua protagonista.

recensione Malala
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Malala Yousafzai è una diciassettenne pakistana ed è la più giovane Premio Nobel per la Pace della storia. Nata nella città di Mingora, nella valle dello Swat, la piccola sembra promettere già dalla culla quello che sarà il suo celebre destino. Il padre infatti le mette nome Malala, in onore di quella Malalai di Maiwand che al tempo della guerra tra afgani e inglesi perse la vita sul campo di battaglia pur di incitare il suo popolo a non mollare, diventando paladina di una voce stentorea di resistenza e coraggio. E a soli undici anni Malala, mettendo forse a frutto proprio l'ispirazione battagliera del suo nome, diventa a sua volta celebre per un blog da lei curato per la BBC, attraverso il quale documenta in ogni dettaglio il regime dei talebani pakistani, contrari ai diritti delle donne e alla loro occupazione militare del distretto dello Swat. Oneri e onori per una poco più che bambina che da lì in poi diventerà nota in particolare per la sua battaglia per i diritti di studio delle donne, ma d'altro canto anche uno dei bersagli più inseguiti dai talebani, che non tarderanno a lasciare il segno. E, infatti, il 9 ottobre 2012 il pullman sul quale viaggia Malala con le sue compagne viene assaltato e la giovanissima attivista resta gravemente colpita alla testa da un proiettile. Sopravvissuta per miracolo, Malala è stata poi curata in Inghilterra, dove si è trasferita e attualmente vive, non potendo rischiare di tornare in Pakistan e diventare oggetto di ulteriori attentati. Ma la gravità dell'incidente subito non ha indotto la diciassettenne a dimenticare il suo ruolo e la sua battaglia. Grazie al suo indomito coraggio, Malala è stata poi insignita il 10 ottobre 2013 del Premio Sakharov per la libertà di pensiero e il 10 ottobre 2014 (a soli diciassette anni) del premio Nobel per la pace assieme all'attivista indiano Kailash Satyarthi.

Dal Pakistan con amore e coraggio

Ispirato al libro best seller Io sono Malala (Garzanti), Malala del documentarista premio Oscar Davis Guggenheim (Una scomoda verità) è una storia di grande ispirazione che traccia il percorso a ostacoli di questa precocissima paladina dei diritti umani. Salva per miracolo e parzialmente sfigurata in volto per via dell'attentato ai suoi danni, Malala è la rappresentazione di una figura femminile mirabile, orientata sin da tenerissima età verso la difesa del valore del diritto. Attraverso un racconto che mischia le riprese documentaristiche fatte nell'arco di 18 mesi intensi trascorsi da Guggenheim assieme alla famiglia Yousafzai in Inghilterra, al collage di bellissimi disegni animati di Jason Carpenter a ripercorrere i momenti più incisivi ed epici di questa storia, Malala si fa portavoce semplice e umile di una parabola a dir poco straordinaria. Guggenheim sceglie di raccontarla attraverso il volto stesso di Malala, attraverso le sue parole e le parole del padre, senza dubbio grande fonte d'ispirazione per il viaggio della ragazza verso la sua idea di uguaglianza e giustizia. Malala esalta il valore di una bambina cresciuta molto in fretta e capace di dividersi tra le chiacchiere tra coetanee tra i banchi di scuola e i discorsi ufficiali davanti a platee di adulti colti e influenti. Un racconto informale e senza buonismi o moralismi che aderisce in tutto e per tutto al senso profondamente umano di questa Premio Nobel quasi inconsapevole della precocità, della forza e della portata del proprio pensiero avanguardista e democratico.

Malala Ispirandosi al best seller Io sono Malala, il documentarista Premio Oscar Davis Guggenheim ripercorre la parabola nella lotta per i diritti delle donne di Malala Yousafzai, una giovanissima paladina della giustizia divenuta Premio Nobel per la Pace a soli diciassette anni. Una storia mirabile di forza e valore umani raccontata con l’umiltà e la semplicità della sua straordinaria protagonista/eroina.

6.5

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