Recensione Gremlins

La horror-comedy di culto firmata da Joe Dante

recensione Gremlins
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Chissà se Gremlins sia un'opera in parte dovuta alla brutalità della guerra, visto che il racconto originario da cui è ispirato è stato scritto nel 1943 da un pilota della RAF (Royal Air Force), Richard Doahl, autore anche di altri classici per l'infanzia. Fatto sta che il film di Joe Dante realizzato nel 1984 è diventato un vero e proprio cult, un horror per tutta la famiglia in grado di spaventare allegramente i più piccini e divertire i grandi. Un successo stratosferico che, a dispetto dei soli 11 milioni di dollari di budget, ne fece incassare alla pellicola circa 150, exploit che convinse i produttori a realizzarne un sequel sei anni dopo. In attesa dell'annunciato terzo capitolo, che secondo le ultime voci potrebbe vedere la luce entro il 2015, riscopriamo insieme un titolo che è entrato di diritto tra i più significativi e ricordati degli anni '80, anche grazie alle numerose riproposizioni sul piccolo schermo.

Tre regole

Il giovane Billy riceve in regala per Natale un cucciolo di Mogwai, una strana creaturina comprata dal padre in un vecchio negozio di Chinatown. Il venditore, un anziano saggio di origini cinesi, ha imposto all'uomo tre regole tassative da seguire per aver cura dell'animale: non farlo mai bagnare con dell'acqua, tenerlo lontano dalla luce e non dargli mai da mangiare dopo la mezzanotte. In seguito ad un casuale contatto con l'acqua, il piccolo Mogwai dà alla luce altri esseri simili a lui, che continuano a vivere in casa con Billy combinando dispetti uno dietro l'altro. Proprio a causa di uno di questi, il ragazzo infrange l'ultima regola, dandogli da mangiare dopo la fatidica ora. Il mattino dopo i mogway, racchiusi all'interno di strani bozzoli, si risvegliano sotto una nuova forma, trasformati in Gremlins, raccapriccianti mostriciattoli verdi assai più crudeli e intelligenti che, dopo un'ennesima riproduzione, questa volta di massa, mettono ben presto a ferro e fuoco la città.

Gremlins

Prodotto da Steven Spielberg e sceneggiato da Chris Columbus (tra scrittura e regia sue opere di rilievo come I Goonies, Piramide di paura e Mamma ho perso l'aereo) Gremlins è un film divertente e intelligente che mette in mostra tutto l'amore di un maestro / artigiano come Joe Dante per il cinema classico. Tra humour nero e citazioni più o meno velate (esemplare quella ad un cult come L'invasione degli ultracorpi di Don Siegel) un vero e proprio concentrato di ritmo e genialità, con scene topiche che vedono impegnati i piccoli mostricciattoli. Il contraltare "bad-ass" di E.T. come è stato definito da parte della critica all'uscita, che sfotte il buonismo allora imperante con una dose di sana e irriverente cattiveria, che trascina anche il pubblico adulto grazie alla varietà di situazioni e ai mezzi non sempre convenzionali o "politically correct" con i quali vengono eliminate le grottesche creature. Creature animate magnificamente che sembrano vivere di vita propria e risultano infine i veri protagonisti del racconto, vista anche la scelta degli attori umani, presi proprio per la loro placida anonimità, di cui ben presto non frega niente a nessuno. La stessa cittadina luogo degli eventi, e il periodo in cui è ambientata la vicenda, quello delle festività natalizie, sono i mezzi con cui il regista mette alla berlina una certa "american way of life", dando libero sfogo alla sua idea di cinema libero. E il tenero sguardo del primo Mogwai, unico simbolo di eterna bontà nel mezzo del delirio causato dai suoi fratellastri malvagi, è un'immagine ormai entrata nell'immaginario comune di ogni bambino, piccolo o cresciuto che sia.

Gremlins Nel 1984 Joe Dante dirige un film spiazzante, una horror comedy capace di unire grandi e piccini in una visione gustosa e ricca di idee, impreziosita da un ritmo effervescente e dall'immediatezza degli ottimi effetti speciali, che vedono i Gremlins impegnati in sequenze citazioniste e mai banali. Lo stesso finale nel cinema, non del tutto slegato da una critica sottile verso il pubblico di massa, conferma il genio di un autore troppo presto dimenticato da Hollywood.

8

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